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Discariche abusive: Italia tra bonifiche, multe e danni alla salute

Quello delle discariche abusive in Italia è un problema che sta costando un sacco di soldi al nostro Paese. Che è alla ricerca di una soluzione, anche se continuano ad apparire nuovi siti illegali. Ecco che cosa sono le discariche abusive, quante multe stiamo pagando e a che punto siamo nella definizione di una via d'uscita

A questo articolo hanno collaborato Angela Calzoni, Laura Fazzini

Dal 2014 l’Italia ha pagato sanzioni per 235 milioni di euro di multe all’Unione europea per le discariche abusive, in media 160 mila euro al giorno negli ultimi 4 anni. La ragione? La presenza di 200 siti contrari alle norme europee, di cui 13 contenenti rifiuti pericolosi, disseminati su tutto il territorio nazionale.

Una multa salata, a cui si aggiungono altri 110 milioni di euro stanziati nel 2017 dal governo per le bonifiche, affidate da marzo dello scorso anno al commissario straordinario, Giuseppe Vadalà. Il compito del generale Vadalà e della sua task force è tutt’altro che facile: ripristinare aree abbandonate da anni, dove rifiuti pericolosi, detriti, elettrodomestici, mobili e semplice monnezza sono spesso mischiati e sprigionano miasmi e percolato, avvelenando il territorio.

Inquinamento da discariche abusive: i danni alla salute

L’origine di queste discariche improvvisate risale agli anni ’80. A farne le spese sono soprattutto i cittadini. Lo sa bene Ferdinando Laghi, primario di Medicina Interna all’ospedale di Castrovillari e vice presidente di Isde Italia, Associazione medici per l’ambiente.

«Pur non essendoci indagini epidemiologiche recenti, la bibliografia scientifica è ricca di dati sugli effetti sulla salute di discariche e inceneritori. È noto – spiega Laghi – come intorno a questo tipo di siti ci sia un aumento di patologie tumorali e non solo. Si riscontra anche un aumento delle malformazioni e della carenza di peso dei neonati, che provoca, nei decenni successivi, un maggiore rischio di ammalarsi».

Fenomeni che si manifestano anche in prossimità di discariche a norma, ma che si moltiplicano vicino ai siti illegali. Spesso a complicare la situazione ci pensano anche gli incendi, capaci di liberare nell’aria sostanze altamente tossiche che avvelenano aria e terreni, mettendo a rischio la catena alimentare.

discariche abusive

A mappare la situazione ci ha pensato lo studio Sentieri elaborato nel 2014 dall’Istituto superiore di sanità per monitorare 17 siti di interesse nazianle da Nord a Sud. E la fotografia che emerge è tutt’altro che tranquillizzante. «La sola Calabria – conclude Laghi – conta centinaia di siti abusivi pericolosi, ma non c’è nessuno studio sistematico sulle ricadute sanitarie collegate alle discariche, nè un registro tumori, nonostante sia stata commissariata per oltre 15 anni proprio per vicende legate allo smaltimento di rifiuti».

Perchè esistono: una definizione difficile

«Molti sindaci, davanti all’emergenza rifiuti, usavano aree rurali e montane, cave e zone isolate per abbandonare i materiali di scarto», spiega Vadalà. Violazioni per le quali già nel 2003 l’Europa ci aveva messo in guardia, fino all’intervento, quattro anni fa, della Corte di giustizia europea, che infine ha inflitto la sanzione.

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Dopo la condanna, l’Italia ha dovuto sborsare una cifra una tantum di 40 milioni di euro, alla quale si è aggiunta una sanzione semestrale di 42,8 milioni di euro. Somma che si è ridotta progressivamente in base alle bonifiche via via effettuate: di 200 mila euro per ogni discarica abusiva di rifiuti solidi urbani messa a norma e di 400 mila euro per quelle contenenti rifiuti pericolosi, fino a toccare quota 14,2 milioni pagati da giugno a dicembre 2017.

Bonifiche in Veneto, Campania, Calabria, Abruzzo, Puglia, Sicilia. Ma restano 60 siti in Italia

Lo scorso 2 giugno, il commissario ha annunciato alla commissione Ambiente di Bruxelles di aver ultimato i lavori in altri 13 siti in Veneto, Campania, Calabria, Abruzzo, Puglia e Sicilia. Bonifiche che comporteranno un risparmio semestrale di 2,6 milioni di euro. Restano però ancora una sessantina di siti e le operazioni non finiranno prima del 2022.

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Discariche abusive: cosa sono e come si fa la bonifica

«In 8 casi i materiali ammassati saranno rimossi – spiega Vadalà – mentre negli altri la situazione viene messa in sicurezza: spesso negli anni i rifiuti si sono mineralizzati, quindi non producono più inquinamento, e vengono stabilizzati in loco grazie a una cappa di plastica, il cosiddetto capping». Gli interventi, però, variano caso per caso.

«Mi sono state affidate situazioni molto diverse: si va da Chioggia, dove abbiamo stanziato 35 milioni di euro, a un sito in Calabria dove sono bastati interventi da 50 milioni di euro». In mezzo c’è un mondo, fatto di incuria, grandi o piccoli reati.

E la criminalità organizzata non resta a guardare. Il commissario, in poco più di un anno di lavoro, ha segnalato a 11 procure 15 situazioni in cui sono emersi reati contro la pubblica amministrazione, reati ambientali e omessa bonifica.

Problema discariche abusive: alla ricerca di soluzioni

Non proprio. Lo stesso commissario europeo per l’Ambiente, Karmenu Vella, ha ricordato che «non avendo il potere di effettuare ispezioni nel territorio degli Stati membri nel settore dell’ambiente, la Commissione deve ricorrere a informazioni tratte da fonti diverse», come le relazioni presentate dalle autorità nazionali, denunce, interrogazioni scritte e notizie di stampa.

«Tuttavia, spetta in primo luogo alle autorità nazionali garantire la conformità alla normativa dell’Ue. Per quanto concerne le discariche, le autorità italiane devono assicurare che siano costruite e gestite conformemente alla normativa dell’Unione sui rifiuti. E questo vale anche per le discariche non conformi, che non rientrano nella procedura di infrazione che ha portato alla condanna di quattro anni fa».

Terra dei Fuochi, Sicilia, Lombardia: situazione aperta

Per Marco Affronte, parlamentare europeo indipendente del gruppo Greens/Efa, «è assolutamente ovvio che, anche quando saranno ufficialmente sanate le discariche ancora in lista, la situazione non sarà affatto risolta». Dal 2014 ad oggi, infatti, «sono state decine e decine i casi – su territorio nazionale – di nuove discariche abusive scoperte. E stiamo solo parlando di quelle di grandi dimensioni, che finiscono sui giornali. E, ricordiamolo, nemmeno di rifiuti pericolosi, perché se aprissimo quel capitolo ci sarebbe da piangere, solo pensando alla Terra dei Fuochi, alla Lombardia o al Catanese».

Il caso della discarica abusiva in provincia di Bologna

Una vicenda complessa, nella quale non mancano i paradossi. Come nel caso della discarica Razzaboni a San Giovanni in Persiceto (Bologna). Nel 2009 il sito risultava ufficialmente risanato, ma il ministero dell’Ambiente ha “dimenticato” di comunicarlo a Bruxelles. Con il risultato che i contribuenti italiani hanno pagato quasi 800 mila euro di multa non dovuti.

«Senza contare – sottolinea Affronte – che 8 anni dopo il comune e la Regione Emilia Romagna hanno trovato altri 3,5 milioni, che non sono pochi per la bonifica. Ma non era già stata fatta?».

C’è anche un altro capitolo da non trascurare. A San Giovanni in Persiceto, ad esempio, «ci sono teloni di plastica che coprono rifiuti ritenuti non pericolosi. Ma per quanto può resistere un telone picchettato?. Secondo noi questo non è un intervento sufficiente. Il vero problema non sono le multe, ma la salute dei cittadini. Il conto può arrivare a 250-300 milioni di euro».

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