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Traffico di esseri umani: Onu propone sei sanzioni in Libia

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, per la prima volta, propone di sanzionare sei trafficanti di uomini in Libia, noti per la loro attività con i migranti in Africa, Italia e Nord Europa. Rischiano il divieto di viaggiare e il congelamento dei beni all'estero. La proposta è avanzata dai Paesi Bassi, ma la Russia frena

Per la prima volta, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite propone di sanzionare sei famosi trafficanti di uomini in Libia, riportano le agenzie Reuters e Afp. I nomi sono importanti: compare un eritreo, sotto processo in Italia in quanto tra i sospettati come responsabile della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013. E ci sono due importanti capi delle milizie libiche con le quali l’Italia ha stretto accordi attraverso il governo di Tripoli firmatario del Memorandum of Understanding Italia-Libia.

I personaggi che dovrebbero essere inseriti nella lista nera sono stati, almeno dal 2014 al 2017, i signori del traffico di esseri umani in Tripolitania, la regione occidentale della Libia. Controllavano i flussi dei migranti dal Corno d’Africa fino alla striscia costiera che da Tripoli arriva fino al confine con la Tunisia. La maggior parte dei migranti sbarcati sulle coste italiane in questi ultimi anni ha probabilmente pagato l’organizzazione di almeno uno di questi trafficanti.

Traffico di esseri umani in Africa, Italia, Nord Europa

Tra i sei che rischiano sanzioni da parte dell’Onu c’è Ermias Ghermay, etiope, secondo i magistrati di Palermo al vertice, insieme a Medhanie Yehdego Mered, del gruppo di trafficanti responsabili della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013. È latitante dal 2015, quando il Tribunale di Palermo aveva emesso nei suoi confronti un’ordinanza di custodia cautelare. L’operazione che ha portato alla sua identificazione si chiama Glauco, sviluppata poi in tre complessi filoni: è il primo maxiprocesso sui trafficanti di uomini in Italia.

Nell’ambito della stessa indagine è stato arrestato un uomo, Medhanie Tesfamariam Behre, che gli inquirenti ritengono essere un altro nome del trafficante Medhanie Yehdego Mered. È forte il sospetto che ci sia stato, però, uno scambio di persona, almeno dai dati che riportano testate internazionali come il Guardian.

traffico di esseri umani

Operazioni di salvataggio dopo il naufragio del 3 ottobre 2013 a Lampedusa. Foto: Guardia Costiera (via Flickr)

Gli investigatori italiani hanno scoperto che Ghermay stava, almeno fino al momento in cui ne è stato ordinato l’arresto, a Zuwara, in Libia. Aveva una fitta rete di collaboratori sia “a terra”, sia in Sicilia. Infatti, a ogni migrante che trafficava dava il numero del fratello Ashgedom, classe 1975, arrestato a Catania nel 2015. Da qui, Ashgedom organizzava la seconda parte del viaggio, fino ai Paesi del Nord Europa. Era in contatto sia con il fratello, sia con Mered, sia con altri trafficanti.

Caduto lui, l’intero gruppo di trafficanti è apparso in difficoltà, per quanto sembra resti ancora attivo. Ogni singolo trasferimento nell’odissea dei migranti aveva un prezzo che variava dai 250 ai mille euro. Da quando è finito nel mirino dei magistrati, Ermias comunque ricopre un ruolo minore nel panorama dei trafficanti libici.

Traffico di migranti: l’identikit di altri due accusati

La lista presentata alle Nazioni Unite continua con Fitwi Abdulrazek, eritreo, personaggio non di primissimo piano nell’inchiesta Glauco. Era perennemente in contatto con i Ghermay, con cui organizzava i viaggi, soprattutto all’interno della Libia.

La blacklist continua con Ahmed al Dabbashi, soprannominato Alamu (o Al-Ammu), almeno fino alla scorsa estate uno dei padroni di Sabratha, tra le principali città di partenza dei migranti. Riportano i report delle Nazioni Unite sulla Libia che Alamu è il leader delle brigate Anas al Dabbashi, intitolata a un jihadista appartenente alla sua famiglia, fino al 2016 alleate dell’Isis (poi hanno cambiato fronte).

Almeno fino all’anno scorso, la milizia era titolare della sicurezza esterna al compound della Mellitah Oil&Gas, società italo-libica di cui Eni è partner al 50 per cento. Il cugino Ibrahim ha avuto una carriera da diplomatico all’Onu tra il 2013 e il 2016, mentre Mostafa è stato ministro in Libia nel 2015. Una famiglia potente. 

Traffici da Sudan e Niger e prigione per migranti in Libia

Mussab Abu Ghrein, alias Musab Abu-Qarin, anche noto come Doctor Mussab, è il quarto nome ad essere finito nella blacklist delle Nazioni Unite. Libico che traffica i migranti provenienti dal Sudan e dal Niger e li “passa” ai Dabbashi. È considerato anche lui attivo a Sabratha. Non si hanno più sue notizie da qualche anno.

Nel mirino dell’Onu è finito anche Mohammed Koshlaf, personaggio di enorme importanza in particolare nella città di Zawiya, come risulta da informazioni raccolte da Osservatorio Diritti. La sua milizia, la Brigata al-Nasr, è stata assoldata dalla raffineria locale per curare la sicurezza dell’impianto. Nello stessa area dell’impianto industriale, Koshlaf ha anche aperto una prigione per migranti, ormai riconosciuta dal ministero dell’Interno di Tripoli.

Tra i sei indicati dalle Nazioni Unite, infine, c’è Abd al Rahman al-Milad, noto con il soprannome di al-Bija, è (per altre fonti era) a capo della Guardia costiera di Zawiya, addestrata e munita di motovedette a seguito degli accordi di cooperazione con l’Unione europea. Rapporti Onu lo indicano come un luogotenente di Mohammed Koshlaf, da cui è legato anche da una stessa appartenenza tribale.

Sanzioni Onu ai trafficanti: le posizioni di Usa e Russia

A proporre al Consiglio di sicurezza Onu la blacklist sono stati i Paesi Bassi. L’effetto immediato per chi compare nella lista sarebbe il divieto assoluto di viaggiare e il congelamento dei beni all’estero. Molti di questi trafficanti, infatti, hanno conti corrente nei Paesi del Golfo, Dubai soprattutto. A quanto trapela dai primi commenti del Consiglio di sicurezza, qualcuno avrebbe beni anche negli Usa.

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Francia, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti hanno votato a favore della proposta olandese. Non la Russia:

«Abbiamo bisogno di maggiori informazioni per capire meglio il valore della proposta e quanto sarebbe efficiente in caso fosse approvata», si legge in una lettera riportata da Afp e Reuters.

In più, la Russia ha richiesto anche ulteriori prove da «fonti affidabili» circa il coinvolgimento nel traffico di esseri umani.

 

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