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Omofobia: in Italia mancano legge e reato per proteggere le vittime

Ogni anno più di 100 persone subiscono abusi a causa del loro orientamento sessuale o identità di genere in Italia. Tra le vittime anche donne e bambini, a scuola come in casa come al lavoro. Eppure la legge che potrebbe aiutare a combattere l'omofobia e difendere le vittime è parcheggiata in Senato da oltre 4 anni

di Fabiana Fuschi

Il 17 maggio si celebra la Giornata Internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, istituita nel 2007 per volere dell’Unione europea. L’obiettivo principale di questa giornata è sensibilizzare l’opinione pubblica, attraverso dibattiti ed iniziative, sul problema persistente dell’omofobia e sulla necessità di tutelare le persone che ancora subiscono abusi e discriminazioni in base al loro orientamento sessuale o identità di genere.

La data scelta non è casuale: il 17 maggio 1990 è il giorno in cui l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) eliminò l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Nonostante siano passati quasi 30 anni da questa decisione, gli episodi di omotransfobia nel nostro paese rimangono numerosi.

Omofobia in Italia: le statistiche di Arcigay

Secondo i dati di Arcigay, ogni anno più di 100 persone subiscono abusi a causa del loro orientamento sessuale o identità di genere (nel 2016 gli episodi riscontrati furono ben 196), numeri che molto probabilmente non riflettono la realtà effettiva del problema, in quanto basati sulle denunce fatte e sugli avvenimenti segnalati che hanno raggiunto i mass media.

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Foto: Marco Monetti (via Flickr)

Gli atti di intolleranza non riguardano solo violenze fisiche, ma anche aggressioni verbali, derisioni, minacce, atti di bullismo e diffamazione.

Legge sull’omofobia in Italia

Sebbene sia chiara la necessità di porre fine agli episodi di omotransfobia, promuovendo una cultura del rispetto dell’altro, l’Italia sembra sempre arrancare dietro gli altri stati dell’Unione europea. Nel 2016 è stato approvato il ddl Cirinnà, Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze, un grande passo avanti per un paese in cui la prima legge sulla disciplina delle famiglie di fatto è stata presentata nel 1988 e mai discussa.

Tuttavia, l’approvazione è stata raggiunta dopo mesi di discussioni e polemiche e dopo una significativa modifica: lo stralcio dell’articolo 5, il quale avrebbe regolamentato la stepchild adoption, cioè l’adozione del figlio del/della partner da parte del genitore non biologico.

«Casi inediti di genitorialità»: prove di stepchild adoption

Lo stralcio della stepchild adoption ha di fatto lasciato un vuoto normativo che rischia di danneggiare la parte più debole e bisognosa di protezione della società: i bambini. Una decisione storica per ovviare a questo vuoto normativo è stata recentemente presa dalla sindaca di Torino, Chiara Appendino.

Il 23 aprile di quest’anno la sindaca ha infatti autorizzato la trascrizione all’ufficio Stato Civile dell’anagrafe degli atti di nascita di quattro bambini figli di tre coppie omogenitoriali.  Mai un primo cittadino aveva fatto questa scelta senza prima ottenere una disposizione da parte di un tribunale.

«Per la prima volta la Città di Torino si trova dinnanzi a casi inediti di nuove forme di genitorialità che richiedono del tutto legittimamente il riconoscimento di quella che per loro è una famiglia […]. Da mesi stiamo cercando una soluzione compatibile con la normativa vigente. Dopodiché la nostra volontà è chiara e procederemo anche forzando la mano, con l’auspicio di aprire un dibattito nel Paese in tema di diritti quanto mai urgente», ha affermato la sindaca.

Nessuna legge punisce il reato di omofobia in Italia

Purtroppo, il vuoto legislativo italiano non riguarda solo la stepchild adoption. In Italia, infatti, manca ancora una legge che contrasti chiaramente gli episodi di omotransfobia che ancora portano alla discriminazione di centinaia di persone, in particolare i giovani. Il disegno di legge che prevederebbe l’estensione della legge Mancino-Reale al movente d’odio basato sulla discriminazione in base all’identità di genere ed orientamento sessuale, è ferma al Senato da più di quattro anni.

La legge è stata infatti approvata alla Camera il 19 settembre 2013 e trasmessa al Senato quattro giorni dopo. Da quel momento in poi, non è stata mai inserita nel calendario dell’aula e nonostante gli emendamenti proposti, non è mai stata discussa.

Una norma per proteggere le vittime di omofobia

Scopo principale della norma sarebbe l’introduzione del reato di discriminazione e istigazione all’odio e alla violenza omofobica, introducendo pene e sanzioni per coloro che istigano «a commettere o commettano violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi fondati sull’omofobia o transfobia».

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Foto: Ted Eytan (via Flickr)

Per proteggere il pluralismo di idee, il testo specifica inoltre che la libera espressione di idee non costituirebbe reato, purché esse non incoraggino comportamenti di odio o violenza. Proprio durante la giornata di oggi, è importante ricordare quanto l’approvazione di una legge contro l’omofobia possa proteggere una fascia consistente della popolazione da episodi di odio e violenza.

Dal Gay Help Line la mappa della discriminazione

La Gay Help Line, il servizio di contact center gestito dal Gay Center che offre aiuto immediato e supporto psicologico alle vittime di episodi di omofobia e transfobia, ha stilato una mappa della discriminazione. Da quando il servizio è nato nel 2006, più di 220 mila persone vi si sono rivolte in cerca di aiuto e sostegno psicologico.

Il maggior numero di chiamate arriva dal Centro Italia, con il 44,5% di richieste, segue il Nord con il 34,5% e il Sud con solo il 21 per cento. Molte persone, soprattutto transessuali, vengono discriminate sul posto di lavoro o non vengono assunte a causa della loro identità di genere.

Episodi di omofobia contro i bambini anche in famiglia

Lo scorso anno, invece, è stato riscontrato un aumento nel numero di minori che subiscono violenze in famiglia a causa del loro orientamento sessuale o identità di genere. Le storie sono numerose: minori cacciati di casa, segregati senza contatti con l’esterno, o autorizzati ad uscire solo per andare a scuola.

«Un minore, parlando di nascosto con noi al telefono, ci ha inviato le foto in diretta del padre che sfonda la porta della sua stanza prima di picchiarlo», ha raccontato Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center.

Sono donne le prime vittime di omofobia in Italia

I problemi più grandi vengono riscontrati dalle donne, che, già vittime di maschilismo, hanno ancora più difficoltà ad essere accettate se lesbiche. La Gay Help Line ha raccolto la storia di una ragazza di 16 anni che ha subito uno stupro «correttivo» da parte del figlio di un amico dei suoi genitori, i quali sapevano delle violenze e comunque speravano di farla fidanzare con lui.

Un recente caso che ha fatto scalpore è quello del genitore che ha incolpato l’università di Udine dove la figlia studia per l’orientamento sessuale della figlia. Il genitore ha infatti scritto all’associazione cattolica “Notizie Pro-Vita” denunciando la perdita della figlia che secondo lui sarebbe stata «fagocitata dalla piaga del gender e dell’omosessualità dilagante» all’interno dell’Università di Udine, dove – accusa il padre – si terrebbero eventi di incitamento all’omosessualità.

Bullismo e omofobia a scuola

Oltre ai problemi di accettazione all’interno delle famiglie, numerosi atti di bullismo omofobico e transfobico sono riscontrati anche nelle scuole, dove spesso gli studenti si trovano di fronte ad insegnanti con una preparazione inadeguata per far fronte a questi atti.

Secondo quanto riportato dalla Gay Help Line, mentre alcuni insegnanti restano indifferenti di fronte alle sofferenze dei propri studenti, altri invece si schierano con gli aggressori.

Marrazzo ha raccontato di come una dirigente scolastica abbia proposto a uno studente vittima di bullismo di cambiare classe, invece di punire gli aggressori. In questo specifico caso, è stato aperto un procedimento nel tribunale della città. Tuttavia, spiega Marrazzo, «senza il reato di omofobia, né un reato specifico sul bullismo ai danni di persone omosessuali, la strada è tutta in salita».

Il cambiamento passa per legge e scuola

Come tutti gli altri anni, anche in questa Giornata Internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia è importante evidenziare quanto sia necessaria una legge che protegga le vittime di atti di bullismo e violenza e quanto sia necessario promuovere nelle scuole programmi educativi inclusivi volti al rispetto delle differenze.

Il 17 maggio 2017, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva affermato:

«Se alle giovani vittime va prestata un’attenzione particolare, nondimeno bisogna promuovere, soprattutto nei ragazzi, una positiva educazione all’incontro con l’altro. Senza una cultura dei diritti di ciascuno non si diventa pienamente cittadini. La considerazione del valore dell’altro, l’accettazione delle differenze, sono alla base di ogni convivenza. A un vigile e proficuo rispetto deve essere improntato ciò che dà forma alla vita comune: il linguaggio, la scuola, il discorso pubblico, le pratiche sociali, per una società pienamente solidale».

A distanza di un anno, queste parole sono più vere che mai.

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