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Spagna: legge antiterrorismo imbavaglia la libertà di espressione

La legge antiterrorismo spagnola trovolge tutti i limiti della libertà di espressione e si porta in carcere giornalisti, artisti, musicisti e cittadini qualunque. Dire la parola sbagliata, inviare un tweet troppo sopra le righe o scattare una foto scomoda possono finire in gravi incriminazioni a Madrid

Rappers, artisti e giocolieri. Giornalisti che indagano, fotografi che immortalano la polizia in azione. Gente che “cinguetta” forte. Tutti sanzionabili per istigazione al terrorismo, ex articolo 578 del codice penale.

Non siamo in Cina e neanche in Turchia, ma nella vicinissima Spagna. Dove un sarcastico tweet può essere interpretato come insulto alle vittime del terrorismo. E un brano rap può danneggiare l’immagine già molto opaca dei Borboni e del primo ministro Mariano Rajoy, e quindi “istigare al terrorismo”.

La legge antiterrorismo frena la libertà di espressione

L’hanno soprannominata “Gags Law”, la “Ley Mordaza”, ed è nata tre anni fa. Si tratta in realtà di un inasprimento dell’articolo 578 del codice penale spagnolo, che sancisce quali comportamenti debbano essere considerati reati di istigazione e apologia del terrorismo, piuttosto che ingiurie alle vittime dello stesso crimine.

La formulazione della norma si presta a essere declinata con ampia libertà e pochissimi confini. Per questo motivo intellettuali, esponenti della sinistra, movimenti di difesa dei diritti umani da tre anni protestano. Se nel 2011 c’erano state tre incriminazioni, negli ultimi due anni le condanne sono state una settantina.

Cella e sanzioni per chi “manca di rispetto” alle autorità

Dal 2014 quattro operazioni chiamate “Spider” hanno portato in carcere decine di persone per aver postato messaggi sgraditi al governo su Facebook e Twitter. Con un’interpretazione molto libera del concetto di “mancanza di rispetto verso le autorità”, la Spagna ha intascato sanzioni che superano tre milioni di euro.

Un giornalista è stato incriminato «per aver intervistato persone sotto processo per apologia del terrorismo». In alcuni casi gli indagati sono stati privati anche del diritto a ricevere assistenza pubblica. Non si parla più di presunzione di innocenza, ma di dovere di provare la non colpevolezza, ha fatto notare Adf International (Associazione di avvocati che si occupa di diritti umani).

Cassandra: prigione e limiti alla libertà di espressione

“Twitta… se hai il coraggio: come la legge antiterrorismo limita la libertà di espressione in Spagna”, titola un rapporto di Amnesty International.

È successo a Cassandra Vera, studentessa, 22 anni, condannata a un anno con sospensione della pena e sette anni di interdizione dal pubblico impiego, oltre ad aver perso la borsa di studio che le consentiva di frequentare l’università. La colpa? Aver osato twittare così nel marzo 2017:

«L’ETA non solo aveva una politica sulle auto di Stato, ne aveva una anche sul programma spaziale».

La ragazza si riferiva all’autobomba che 44 anni fa scagliò per venti metri in aria l’auto del primo ministro dell’era Franco, Carrero Blanco. La stessa nipote di Blanco ha preso le difese di Cassandra dichiarando di «aver paura di una società in cui la libertà d’espressione, per quanto sgradevole, potrebbe portare al carcere».

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Cassandra Vera. Foto: @Amnesty International

Poco importa perché i giudici hanno stabilito che la legge è applicabile a prescindere da cosa pensino le vittime del terrorismo. E poco importa anche che l’Eta nel 2011 abbia annunciato il cessate il fuoco permanente e sia stata definitivamente disarmata nel 2017.

Un mese fa la Corte Suprema ha annullato la condanna. Ma la libertà e la dignità della studentessa sono state calpestate per un anno.

Commenta Esteban Beltran, direttore di Amnesty International in Spagna: «La legge spagnola, di estesa applicazione e formulata in modo molto vago, sta portando al silenzio la libertà di parola e stroncando l’espressione artistica».

Libertà di espressione nella musica: vita dura per il rap

Tra i più colpiti ci sono i cantanti, i rappers in particolare. Rei di criticare i “Borbones Ladrones” (diventato il refrain della categoria a difesa dei colleghi in cella), piuttosto che l’Infanta, sorella del Re Felipe. Una sorta di «chi tocca muore», come sottolinea Beltran:

«Mandare in carcere chi fa musica rap per i testi delle canzoni e mettere fuorilegge la satira politica dimostra quanto in Spagna il diritto alla libertà di pensiero e parola sia in pericolo».

Valtonyc, nome d’arte di Josè Miguel Arenas, 24 anni, dovrà scontare tre anni e mezzo con l’accusa di terrorismo, lesa maestà, minacce di morte e insulti al Re. È vero, il ragazzo ci è andato pesante con testi tipo «a morte questi maiali» e «ti strozzeremo bastardo». Ma i rappers non sono Julio Iglesias, e neanche i Cugini di Campagna. È così in tutto il mondo.

Recita la sentenza: «I testi del rapper incitano all’odio per la Corona e inneggiano all’ETA e potrebbero dare luogo ad atteggiamenti violenti e atti di terrorismo».

A firmare la condanna tre giudici molto vicini al partito popolare di Rajoy, primo ministro.

Libertà di espressione negata per Pablo Hasel

Sommando varie pene, a Pablo Rivadula, in arte Pablo Hasel, toccano 5 anni di cella. Tra i testi incriminati la messa in rima di «pena di morte alla patetica infanta», seguito da un video che critica la Monarchia e «Juan Carlos il Bobo». Commenta l’artista:

«Trascorrerò cinque anni in carcere per un delitto d’opinione, ma non mi piegherò mai, fascisti di m…».

Decine di scandali di corruzione hanno colpito la Corona e la classe politica con sanzioni ben inferiori a quelle riservate ai rappers.

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Il rapper Pablo Hasél – © Private

Il colmo è stato raggiunto nel gennaio 2017, quando la Corte Suprema, nel giudicare l’artista Cesar Strawberry, cantante dei Def con Dos, ha scritto nero su bianco che l’articolo 578 poteva essere violato senza necessariamente «glorificare un gruppo terroristico o umiliare le sue vittime».

«Limitano l’espressione con la scusa della sicurezza»

«La Spagna è l’emblema della tendenza che vediamo in diversi stati europei di limitare l’espressione col pretesto della sicurezza e togliere diritti con la scusa di difenderli», ha dichiarato Eda Seyhan, responsabile delle campagne antiterrorismo di Amnesty.

Il malessere di gran parte degli spagnoli, che da anni soffrono una pesante crisi economica, non viene ascoltato ma represso.

Anche l’arte visiva non è esente dalla censura. Santiago Serra, fotografo, ha dovuto ritirare dalla Fiera d’arte contemporanea di Madrid 24 ritratti di “Detenuti politici della Spagna contemporanea”.

Frankie Hi-nrg MC: «Reprimere idea artista è immorale»

Osservatorio Diritti ne ha parlato anche con uno dei capostipiti dell’hip-hop e del rap italiano, Francesco di Gesù, classe 1969, in arte Frankie Hi-nrg MC, un mito per molti ragazzi. Autore di decine di album, l’ultimo dei quali, “Essere umani”, nella canzone omonima, parla proprio del diritto di protestare e di essere tutelati nel farlo.

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Frankie Hi-nrg MC

Frankie Hi-nrg MC sostiene che «l’espressione di un punto di vista scomodo deve essere tutelata, può far arrabbiare ma non si può imporre il silenzio. Reprimere un’idea là dove c’è un artista è immorale. Così come la satira deve avere il sacrosanto diritto di potersi esprimere. I giullari di corte venivano per caso uccisi?».

Secondo il rapper italiano «questi metodi spingono le idee nella clandestinità, quando bisognerebbe invece aver ben presente cosa succede nella società. Trovo vergognoso quello che sta succedendo. Anche se siamo davanti a espressioni forti, al limite del buon gusto, censurare una canzone è follia».

Ma qual è il limite tra ingiuria e arte? «L’arte è definita dall’intenzione. Questi ragazzi in galera per le loro canzoni sono arte. Il problema è che il sistema potrebbe spingere a dimenticarsi di loro. Per chi fa musica rap la parola è azione, e il potere sarà sempre contro. Ho la sensazione che in Spagna ci siano dei movimenti molto forti e un’altrettanto forte coscienza collettiva. Da qui la necessità di mettere bavagli».

Libertà di espressione in Italia: «Qui censura volontaria»

Ma potrebbe succedere anche in Italia? «No! Qui opposizione non ne abbiamo. Vedo mancanza di cultura, assenza di curiosità, un abbruttimento generale anche nella musica che parla solo di soldi. Anche Fedez, tanto famoso, è indifferente al potere, non ha un gesto politico, fa canzonette. I ragazzi pensano a fare i soldi, sognano i soldi, cantano i soldi. Non si rendono conto che senza cultura non arrivano da nessuna parte. La musica italiana è in una censura naturale e volontaria».

La pensa come lui Pietro Favaro, 22 anni, tra i fondatori dell’etichetta Circostanza, specializzata in hip-hop, attualmente alle prese con Books, rapper che in senegalese si rivolge al suo popolo parlando di ribellione e cambiamento: «Purtroppo è vero. L’Italia produce poco. Il rap più che denuncia sta diventando intrattenimento, quindi non credo che arriveremo per il momento a vedere da noi quello che succede in Spagna».

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