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Carcere: ecco come vivono i detenuti nelle prigioni italiane

Sovraffollamento cronico, celle senza doccia, la condanna della Corte europea per i diritti dell'uomo. E i suicidi dietro le sbarre, ancora troppi. Ecco cosa emerge dall'ultimo Rapporto sulle condizioni di detenzione dell'associazione Antigone

«Delle celle lisce non vogliamo parlare? E delle celle di punizione dove avevate detenuti senza materassi e cuscini e dove non potevano avere penne e foglio per scrivere una lettera? E del reparto infermeria dove mettevate anche detenuti con problemi psichici nudi obbligandoli ad avere le finestre aperte? Fino al 2013 qui accadevano cose assurde». Era il 3 marzo del 2017, e questo scriveva, in una lettera indirizzata all’associazione Antigone, Antonio (il nome è di fantasia), un detenuto che ancora oggi si trova recluso all’interno della casa circondariale Carmelo Magli di Taranto.

Un anno in carcere: rapporto su condizioni detenzione

Storie di questo tipo sono contenute all’interno dell’ultimo rapporto sul sistema carcerario italiano presentato ieri a Roma nella sede del Centro servizi per il volontariato. «Negli scorsi mesi abbiamo visitato 86 carceri, dalla Valle d’Aosta alla Romagna», si legge in “Un anno in carcere: XIV Rapporto sulle condizioni di detenzione” di Antigone.

«In dieci istituti, tra quelli che abbiamo visitato, c’erano celle in cui i detenuti non avevano a disposizione neppure 3mq calpestabili. Nella metà dei penitenziari che abbiamo visto c’erano celle senza docce, o, peggio ancora, in quattro istituti abbiamo riscontrato la presenza del wc in un’ambiente non separato dal resto della cella».

E c’è dell’altro: «Abbiamo riscontrato in media la presenza di un educatore ogni 76 detenuti, il 43% degli istituti visitati non aveva corsi di formazione professionale attivi, oltre che spazi per le eventuali lavorazioni».

Ma è il sovraffollamento dei penitenziari una delle maggiori preoccupazioni dell’associazione che da 20 anni è autorizzata dal ministero della Giustizia a visitare i 190 istituti di pena italiani, a entrare nelle carceri con prerogative simili a quelle dei parlamentari.

Carceri Italiane: prigioni più sovraffollate in Lombardia

Il carcere di Larino, in Molise, presentava fino al 31 marzo scorso il maggior tasso di affollamento. Con una capienza massima pari a 107 posti letto, infatti, ospitava 217 detenuti, con una percentuale di affollamento del 202,8 per cento.

A livello regionale, le prigioni della Lombardia sono le più affollate. A Como, con un tasso del 200%, si trova il carcere più affollato della regione, il secondo d’Italia; un penitenziario in cui «abbiamo trovato detenuti che non avevano 3 metri quadri di spazio a disposizione, dove le condizioni igienico-sanitarie erano critiche, e molte docce erano inutilizzabili a causa degli scarichi intasati».

In media, per tutti gli istituti considerati, il tasso di sovraffollamento è pari al 115,2 per cento. Mentre il tasso di detenzione – numero di detenuti per numero di residenti in Italia – è pari a circa un detenuto ogni mille abitanti.

Corte dei diritti dell’uomo su sistema carcerario italiano

Negli ultimi due anni i detenuti sono cresciuti di circa 6.000 unità. E il sovraffollamento degli spazi è aumentato di conseguenza.

carcere
Casa circondariale di Latina. Immagine tratta dal video dell’associazione Antigone

Il tutto, va notato, nonostante una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, risalente ormai a 5 anni fa, avesse condannato il comportamento dello Stato italiano proprio per le condizioni dei suoi detenuti.

Carceri in Italia: meno reati, più detenuti

Non solo. Tutto ciò accade mentre diminuiscono i crimini, come già si registrava nel report dell’anno scorso di Antigone. Per esempio, il numero dei reati denunciati alle forze di polizia e all’autorità giudiziaria nello scorso anno è stato il più basso degli ultimi 10 anni. E c’è una correlazione inversamente proporzionale anche tra l’aumento del numero degli stranieri presenti oggi in Italia e il numero di detenuti stranieri. Questi ultimi, infatti, sono 2.000 in meno rispetto a dieci anni fa.

Questa stima conferma come non ci sia alcuna correlazione tra i flussi di migranti in arrivo in Italia e i flussi di migranti che fanno ingresso in carcere. Ogni allarmismo in questo senso, numeri alla mano, pare dunque ingiustificato.

Situazione carceri italiane: i suicidi in case circondariali

Secondo gli ultimi dati raccolti dall’Osservatorio sulle carceri, Ristretti Orizzonti, nei primi tre mesi del 2018 ci sono stati 11 suicidi nelle carceri italiane. E 52 persone si sono tolte la vita in cella lo scorso anno.

I tentativi di suicidio sono stati oltre un migliaio. E 123 è il numero dei reclusi deceduti nel 2017 in seguito a “morte naturale”. Le chiamano così, “morti naturali”, anche se spesso nascondono un disagio profondo legato alle condizioni di detenzione.

Quelle del carcere di Belluno, in Veneto, ad esempio, il detenuto Riccardo (nome di fantasia) le ha raccontate così: «Sono stato detenuto 7 mesi a Baldenich. Dal maggio 2016 fino a gennaio 2017. Le celle sono sovraffollate. Il bagno della cella è di un metro quadrato, e non c’è acqua calda, considerando che a Belluno il clima è molto freddo». E ancora:

«Episodi di autolesionismo ne vedi tutti i giorni. Persone che tentano di suicidarsi ingoiando oggetti diversi come batterie, taglia unghie, accendini».

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