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Polonia: il grande movimento delle donne in difesa della legge sull’aborto

Il governo di Varsavia rimette in agenda la forte stretta alla legge sull'aborto già ventilata a fine 2016. La stessa che era stata condannata dal commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa. E il movimento delle donne polacche risponde portando in piazza un fiume di persone

In Polonia la questione della legge sull’aborto si sta rivelando sempre di più una patata bollente per il governo. Un tira e molla tra il partito conservatore Diritto e giustizia (Pis) al potere (spalleggiato dalla Chiesa cattolica) e il movimento delle donne, quello Strajk Kobiet che già un anno e mezzo fa, in un lunedì di pioggia, aveva portato in piazza un fiume di ombrelli neri, diventati simbolo della protesta, per fermare la proposta di ostacolare ulteriormente l’accesso all’interruzione di gravidanza.

Il rischio del “total ban”, del bando totale, quel 3 ottobre 2016 aveva fatto scattare la reazione in un paese già caratterizzato da una delle leggi più intransigenti d’Europa: le donne polacche hanno diritto di interrompere la gestazione soltanto in caso di stupro, pericolo di vita per la madre e gravi malformazioni del feto.

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Varsavia, Polonia

La bozza di legge presentata alla Camera Bassa del Parlamento il 23 settembre 2016 e votata da 267 deputati su 460 proponeva di eliminare la possibilità abortire legalmente nel caso di gravi malformazioni del feto, che riguarda il 95% dei casi in Polonia.

Donne protagoniste di un grande movimento in Polonia

«La protesta ha avuto successo e il disegno di legge è stato momentaneamente ritirato dal Parlamento – ricorda Marta Lempart, una delle leader del movimento Strajk Kobiet – e da allora lo sciopero delle donne polacche è diventato uno dei più potenti movimenti civici in Polonia: ha guidato proteste per l’indipendenza giudiziaria in Polonia nel luglio 2017 e si è opposto attivamente alle marce dei rinati movimenti neonazisti e neofascisti nelle città polacche. Il movimento è anche uno dei fondatori della coalizione internazionale di donne per lo sciopero femminile, che ha organizzato manifestazioni in occasione della giornata internazionale della donna in oltre 50 paesi l’8 marzo 2017 e 2018».

Legge sull’aborto: torna la vecchia proposta di legge

Un movimento sempre in allerta, pronto a reagire quando, a gennaio 2018, il progetto di legge è stato ritirato fuori dal cassetto su pressione della Conferenza dei vescovi polacchi e approvato in prima lettura alla Camera bassa e poi in commissione Giustizia il 19 marzo.

Per contro, una proposta del tutto diversa, che chiedeva la liberalizzazione dell’aborto fino alla 12esima settimana e un accesso sicuro alla contraccezione e alla salute sessuale, è stata invece respinta.

A niente è valso il parere contrario dell’Unione europea che, con le parole di Nils Miuznieks, commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, ha condannato la Polonia su un testo «in contraddizione con gli obblighi che il paese ha assunto in tema di rispetto dei diritti umani».

Interruzioni di gravidanza: i dati di Varsavia

Il numero delle interruzioni di gravidanza legali nel paese, in base alla legge del ’93, oscilla fra i 600 e i 1.000 all’anno, ma in realtà sono quasi 150 mila se si considerano anche gli aborti clandestini o i viaggi all’estero, soprattutto in Slovacchia, Repubblica Ceca, Germania o Ucraina.

«C’è moltissima ipocrisia – commenta Agnieszka Wierzbicka, avvocata e attivista per i diritti delle donne – Molti medici che si dichiarano obiettori di coscienza in realtà praticano privatamente aborti per 2 mila zloty (circa 475 euro, ndr). Sui giornali trovi di continuo annunci del tipo “aiuto donna con problemi”: tutti sanno, ma fanno finta di niente. Dal 2016, inoltre, i medici possono rifiutarsi di dare notizie sulle condizioni del feto se questo può portare la madre a scegliere l’interruzione di gravidanza».

Donne in piazza in 30 città; 90 mila solo nella capitale

Il “Black friday”, il venerdì nero del 23 marzo scorso, ha dunque riportato in piazza le donne in 30 città della Polonia, a cominciare dalla capitale, dove hanno manifestato 90 mila persone.

La mappa: dove si trova la Polonia

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Fonte: Google Maps

«Un grande movimento civico nato totalmente dal basso, che ha ricevuto l’appoggio di molte ong che lottano per i diritti umani, come Akcja Demokracja e Student’s Antifascist Committee», dice Marta Lempart.

Religione in Polonia: i rapporti con la Chiesa cattolica

Rispetto al passato, la manifestazione del “venerdì nero” è stata improntata a una forte opposizione al coinvolgimento della Chiesa cattolica nel processo legislativo. «La manifestazione del 23 marzo è stata preceduta dalla protesta “Sunday Sermon – Hanger for a Bishop” di domenica 18, organizzata dallo Strjke Kobiet davanti agli uffici dell’arcidiocesi a Varsavia e davanti alle diocesi di molte città della Polonia – ha aggiunto Lempart – segno della rottura del tabù dell’influenza della Chiesa in politica. La voce contro questa ingerenza non è mai stata così potente come adesso».

Scontri e denunce contro il movimento delle donne

Una marcia che ha registrato anche momenti di tensione, quando la polizia a Varsavia ha isolato due manifestanti, di cui una incinta all’ottavo mese.

«C’è voluto un deputato al Parlamento europeo con lo status di immunità per farle uscire dal cordone di polizia, mentre quasi 100 mila persone gridavano che non si sarebbero mosse senza di loro», ha detto Lempart.

«La denuncia del movimento delle donne è stata espressamente politica, indirizzata contro il partito populista Pis, strumento in mano all’eminenza grigia Jarosław Kaczyński, che non è primo ministro né presidente, ma in realtà governa il paese alla faccia di ogni garanzia democratica», ha aggiunto Marta Lempart.

Nessun dubbio che se il divieto di aborto venisse ulteriormente riproposto le donne polacche tornerebbero a protestare, tingendo di nuovo di nero la cartina della Polonia.

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