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Brasile: Lula verso carcere, ma su condanna c’è l’ombra dell’esercito

Alla vigilia della sentenza della Corte Suprema che ha condannato l'ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva a 12 anni di carcere per corruzione passiva e riciclaggio si sono viste le ombre dei militari. Il comandante dell'esercito, il generale Eduardo Villas Boas, ha twittato due volte parlando di "rifiuto dell'impunità"

Alla vigilia della sentenza della Corte Suprema (Stf) che ha deciso che l’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva finirà in carcere per scontare una pena di 12 anni per corruzione passiva e riciclaggio si sono viste le ombre dei militari. Il comandante dell’esercito, il generale Eduardo Villas Boas, ha twittato due messaggi in cui parlava del loro «rifiuto dell’impunità». Nella sera dello stesso giorno, il 3 aprile, il principale telegiornale del paese, quello serale, trasmesso dalla Tv Globo, ha chiuso con il conduttore che leggeva i messaggi del generale.

«Assicuro alla nazione che l’esercito brasiliano condivide il desiderio di tutti i cittadini rispettosi della legge di rifiuto dell’impunità e il rispetto alla Costituzione, la pace sociale e la democrazia, così come mantiene un occhio alle loro missioni istituzionali», ha scritto Villas Boas, che aveva precedentemente iniziato il tweet con una domanda.

«In questa situazione in cui vive il Brasile, dobbiamo domandare alle istituzioni e alle persone chi veramente pensa al bene del Paese e delle generazioni future e chi è interessato soltanto ai propri interessi?».

I messaggi di Villas Boas hanno suscitato un allarme immediato nella popolazione e risvegliato gli antichi fantasmi della dittatura militare, che ancora tormentano la giovane democrazia brasiliana. Il paese sudamericano, infatti, ha vissuto in mano ai generali dal 1964 al 1985. Alcuni critici hanno definito i messaggi del generale come una minaccia velata di un possibile intervento militare nel caso l’alta corte avesse deciso a favore di Lula.

Lula: operaio, politico, presidente e, infine, condannato

Ieri, 5 aprile, il giudice di prima istanza, Sergio Moro, ha ordinato il suo arresto e ha dichiarato che l’ex presidente deve consegnarsi spontaneamente entro le ore 17 (22 in Italia) di venerdi 6 aprile. Lula entrerà nella storia come l’ex operaio barbuto di sinistra che diventò presidente della Repubblica, prima, per diventare poi il primo ex presidente arrestato in Brasile.

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Luiz Inácio Lula da Silva – Foto: Ricardo Stuckert/PR-Agência Brasil (via Wikimedia Commons)

Lula, che di anni ne ha 72, è il politico più popolare del Brasile. Amato e odiato allo stesso tempo, rispecchia un paese che non ha ancora superato l’impeachment di Dilma Rousseff, sua successora alla presidenza, e che oggi è più diviso che mai. Per una parte dei brasiliani è il padre dei poveri. Per l’altra, il maestro della corruzione.

La decisione dell’alta corte contro l’ex presidente rischia di lasciarlo fuori dalla corsa alle elezioni presidenziali di ottobre 2018. Secondo i sondaggi, lui potrebbe tornare a governare il paese visto che ha un netto vantaggio nelle intenzioni di voto.

I social media entrano nel caso Lula

Se un tempo i militari avevano bisogno dei carri armati, oggi basta un semplice messaggio nei social per scatenare la ribellione nei brasiliani. Le dichiarazioni di Villas Boas sono state riprese da molte persone. Fino alla chiusura di questo articolo, i suoi messaggi sono stati condivisi 21.000 volte e sono piaciuti a 61.000 persone.

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Il generale brasiliano Villas Boas con il presidente Michel Temer. Foto: Romero Cunha (via Flickr)

Anche se alcuni hanno protestato contro le dichiarazioni fatte. Come Cleusa Maria, che ha scritto: «Potrei risponderti, ma cercare di raggiungere il tuo livello d’imbecillità sarebbe impossibile, mi dichiaro incapace di un tale effetto. Sei ovviamente in un focolaio, povero diavolo».

Ma la maggioranza ha sostenuto le parole del generale.

«Comandante! Siamo nella stessa trincea insieme! Pensiamo allo stesso modo! Il Brasile soprattutto!», ha scritto il generale Antonio Miotto. Paulo Chagas, anche lui generale, ha addirittura fatto capire essere pronto ad agire.

«Caro Comandante, amico e leader, ricevi il mio rispettoso ed emotivo saluto. Ho la spada accanto, la sella attrezzata, il cavallo funzionante e attendo i vostri ordini!».

Secondo l’articolo 166 del codice penale militare brasiliano, ai militari è vietato pronunciarsi pubblicamente sulle scelte politiche e chi lo fa può essere punito con la detenzione.

Sulle dichiarazioni di Villas Boas neanche una parola dal governo del presidente Michel Temer, nemmeno dal ministero della giustizia. Rodrigo Janot, l’ex procuratore generale, ha ribadito: «Questo sicuramente non va bene. Se è quello che sembra, un altro 1964 sarebbe inaccettabile», riferendosi al colpo di Stato che ha inaugurato la dittatura militare del Brasile.

La situazione in Brasile preoccupa Parlamento europeo

Secondo il giornale O Estado de S. Paulo, i rumors di un intervento militare in Brasile preoccupano anche il Parlamento europeo. Deputati del gruppo Alleanza socialista e democratica (S&D), la seconda forza più grande del Parlamento, hanno pubblicato una nota in cui si dicono «preoccupati» per le «voci di un intervento militare» in Brasile e chiedono che la giustizia non sia politicizzata.

«Siamo preoccupati per la possibile politicizzazione del sistema giudiziario in Brasile e per le voci sulle interferenze da parte dell’esercito», ha affermato Udo Bullmann, membro del Partito socialista tedesco. Secondo la nota, «è fondamentale garantire che l’attuazione dello stato di diritto in Brasile sia chiara, trasparente e in grado di consentire al popolo brasiliano di avere il diritto di fare le sue scelte democratiche senza limiti incostituzionali».

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2 Commenti
  1. jacueline lima dice

    Lembro da da epoca do figueiredo e nao tenho ,o q dizer pra mim era bom pq as ruas nao tinha ladroes como hoje,nao tinha tanto pedofilia e muitos mais coisas q agora e vergonhoso,m o pais tinha dinheiro as pessoas podiam comprar casas e mantener a famiia melhor!!!Hoje nao e possivel!!! quem dera voltasse ao passado seria melhor q hoje com os politicos corruptor e tanta violencia!!!

  2. Leandro Lopes dice

    Non sono di sinistra, sono brasiliano, Lula è corrotto, certo, ma non il più corrotto… i più corrotti sono dappertutto! È un apartheid, vero, e dico come avvocato. Aiuto! Ma a chi chiedere?

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