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“Il fascismo eterno” nell’ultimo libro di Umberto Eco

Scritto nel 1995 e distribuito da La nave di Teseo nel gennaio 2018, "Il fascismo eterno" è l'ultimo libro di Umberto Eco pubblicato dopo la morte dell'autore. Quaranta pagine per capire che il fascismo è un pericolo costante per le nostre società. Un «esempio di sgangheratezza politica e ideologica»

Quando Umberto Eco scrive “Il fascismo eterno”, un discorso pronunciato alla Columbia University il 25 aprile 1995, Silvio Berlusconi non ha ancora proposto l’abolizione della Festa di Liberazione.

Quando l’editore La nave di Teseo manda in libreria il testo, l’11 gennaio del 2018, non c’è stata ancora la sparatoria di Macerata, il tentativo di una strage di civili fascista, da aggiungere alle tante realizzate da soggetti ideologicamente legati al Ventennio a partire dalla fine della seconda Guerra mondiale.

L’ultimo libro di Umberto Eco in 40 pagine

Sono 40 pagine (oltre a un’introduzione firmata di suo pugno dallo stesso autore, che è morto nel 2016), in un formato tascabile talmente economico (5 euro) che è difficile lasciare il libro sullo scaffale. Chi non vorrebbe capire, vivendo la violenza verbale e fisica di quest’anno elettorale, con il ruolo assunto da partiti e movimenti che si richiamano al fascismo come Casa Pound Italia (Cpi) e Forza Nuova (Fn) che cosa “aveva visto” oltre vent’anni fa il grande intellettuale nato ad Alessandria nei primi anni Trenta, che era stato giocoforza un giovane fascista, come ricorda nelle prime pagine.

Il fascismo nel pensiero di Umberto Eco

Il pensiero di Eco è illuminante, perché spiega come l’Ur-Fascismo, cioè il fascismo eterno, sia definibile a partire da 14 caratteristiche e, svelandole, ci mostra come alcune di esse non siano appannaggio esclusivo di forze come Cpi o Fn.

umberto eco
L’ultimo libro di Umberto Eco pubblicato da La nave di Teseo

Prima di arrivarci, però, l’autore ricorda come il fascismo fosse «un esempio di sgangheratezza politica e ideologica» e come non potesse in alcun modo essere considerato un esempio di tolleranza, ma di negazione dei diritti fondamentali:

«Gramsci venne messo in prigione fino alla morte, Matteotti e i fratelli Rosselli vennero assassinati, la libertà di stampa soppressa, i sindacati smantellati, i dissidenti politici confinati su isole remote, il potere legislativo divenne una mera finzione e quello esecutivo emanava direttamente le nuove leggi, tra le quali anche quelle per la difesa della razza».

Questa intolleranza, oggi, è rappresentare da alcune degli elementi che secondo Eco definiscono l’Ur-Fascismo: «il disaccordo è tradimento», scrive, e il corsivo è suo, perché nessuna critica può essere accettata; ogni differenza fa paura, e per questo «l’Ur-Fascismo è dunque razzista per definizione» e farà necessariamente appello alla xenofobia (corsivo di Eco). Ancora: alla radice della psicologia del fascismo eterno c’è «l’ossessione del complotto».

L’autore prevedeva il populismo già 23 anni fa

Più avanti – è bene ricordarlo, il testo è del 1995 – Eco vaticina: «Nel nostro futuro si profila un populismo qualitativo TV o Internet, in cui la risposta emotiva di un gruppo selezionato di cittadini può venire presentata e accettata come la “voce del popolo”». Forse, anche Eco oggi userebbe il termine “gente”, che si è affacciato sulla scena solo successivamente. Mentre è al solito puntuale quando scrive:

«Ogni qual volta un politico getta dubbi sulla legittimità del parlamento perché non rappresenta più la ‘voce del popolo’, possiamo sentire l’odore di Ur-Fascismo».

Una delle opere di Umberto Eco da «tenere a scuola»

Elisabetta Sgarbi, direttore generale ed editoriale de La nave di Teseo, ha presentato così il volume di Eco: «Questo pamphlet ci insegna che il fascismo non è stato soltanto un momento storico vissuto dall’Italia e dall’Europa nel secolo scorso, ma un rischio costante delle nostre società. L’attualità politica, in Italia e in Europa, ci dimostra quanto questa riflessione di Umberto Eco sia fondata e necessaria. È un libro che dovrebbe andare in tutte le scuole, perché insegna a ragionare sul senso della storia e sulla importanza della memoria».

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