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Messico: giornalisti uccisi da una «democrazia simulata»

Oggi in Messico, durante la presidenza Nieto, ogni 26,7 ore un giornalista viene aggredito. Durante la presidenza Calderón, questo avveniva ogni 48,1 ore. I nuovi dati su violenze e omicidi degli operatori dell'informazione nel Paese dell'America Latina sono i più preoccupanti degli ultimi 20 anni

da Città del Messico

Non la criminalità organizzata, non i narcos, non le infiltrazioni mafiose di italica memoria. Ma lo Stato. Lo Stato messicano oggi è il principale responsabile degli omicidi e delle agressioni contro i giornalisti e il Messico, non a caso, è il secondo paese al mondo dove si registra il più alto numero di uccisioni di giornalisti. Solo che il paese latinoamericano ufficialmente non è un paese in guerra. In Messico la frontiera tra Stato e criminalità organizzata è saltata. E si assiste a una vera e propia metamorfosi delle strutture statali.

È quanto emerge dal report Democracia simulada, nada que aplaudir (Democrazia simulata, nulla da applaudire), presentato settimana scorsa dall’organizzazione internazionale per la libertà di espressione Articulo 19. Dal 2014 il report è un punto di riferimento non solo in Messico, ma in tutto il continente americano, per capire quante vite sono state ammazzate e quante ne possiamo ancora salvare. Vite di giornalisti e operatori del mondo della comunicazione che, attraverso il loro lavoro, danno visibilità a dati e relazioni tra politica, istituzioni, criminalità organizzata e sfruttamento delle risorse ambientali, sparizioni forzate, violenze femminicide.

Giornalisti in Messico: i dati di aggressioni e omicidi

Negli ultimi sei anni, con la presidenza di Enrique Peña Nieto, in Messico si duplica la percentuale dei giornalisti uccisi. Oggi, ogni 26,7 ore in Messico viene aggredito un giornalista. Durante la presidenza dell’ex presidente Calderón, veniva aggredito un giornalista ogni 48,1 ore. Articolo 19 registra 986 mila aggressioni, 41 uccisioni e 507 aggressioni. I numeri piú alti degli ultimi 20 anni.

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Nell’analisi dei dati qui riportati, va considerato che le cifre relative alla presidenza Nieto riguardano il periodo 2013 – 5 febbraio 2018, ossia un tempo inferiore a quello degli altri due presidenti. Questo spiega perché il dato complessivo risulta ancora minore per Nieto rispetto a Caldéron – Elaborazione grafica e dati Articulo19

Solo nei primi sei mesi del 2017 sono state documentate 276 agressioni a giornalisti, di cui sei omicidi e una scomparsa. Questi dati mostrano un aumento del 23% della violenza rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Caratteristiche dei crimini

Impunità

La quasi la totalità dei crimini contro i giornalisti, il 95%, rimane impunito.

Cambia la violenza: giornalisti uccisi in pieno giorno

Tutti gli omicidi sono portati a termine con arma da fuoco e in pieno giorno. Rispetto al passato le vittime sono anche giornalisti che godono di appoggio e leggittimità internazionale, come Javier Valdez, famoso per aver scritto “I bambini del narcos”, e possono essere anche giornalisti che scrivono per testate importanti, come Miroslava Breach, corrispondente di uno dei principali giornali in lingua spagnola, La Jornada. Javier e Miroslava furono uccisi con una vera e propia esecuzione, in pieno giorno. Miroslava trivellata di colpi dopo aver accompagnato suo figlio a scuola, Javier mentre stava uscendo dalla sua redazione.

Messico: Stato colpevole di minacce e aggressioni

La metà dei crimini è commesso da funzionari pubblici. Sono gli stessi funzionari e autorità dello Stato che minacciano e aggrediscono i giornalisti. Inoltre, ancor prima che i casi possano essere discussi in un tribunale, i politici costruiscono un meccanismo di delegittimazione.

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Miroslava Breach – Foto tratta dal profilo pubblicato su Twitter de La Jornada

Esemplare è il caso di Miroslava Breach. Sabato 24 marzo c’é stata la ceremonia per commemorare un anno dalla sua uccisione. Sua sorella ha letto una lettera: «Per le autoritá dello Stato, Miroslava è colpevole che l’abbiano uccisa. A noi familiari che siamo andati a chiedere giustizia ha detto: “Se l´è cercata, ha messo la testa nella testa del diavolo”. Miroslava è colpevole di non pensare solo alle bellezze paesaggistiche dela selva tarahumara dove viveva, ma di scrivere della loro deforestazione, dello sfruttamento dei popoli originari che lì vivono, di dare visibilità a un problema di sfruttamento delle risorse minerarie e di corruzione politica che gira intorno alle grandi opere. Ed è colpevole di non aver chiuso gli occhi davanti alla corruzione politica e ai narcos».

Simulazione di uno Stato democratico

Ana Cristina Ruelas, direttrice di Artículo 19 per il Messico e il Centroamerica, durante la presentazione del report afferma:

«Lo Stato ha creato molte forme di limitare diritti: restrizioni legislative, controlli per  l’acesso all’informazione, censura di dati personali, persecuzione a giornalisti, impunitá che si trasforma in sistema. Viviamo in una democrazia simulata. Era importante fare un resoconto degli ultimi cinque anni di governo del presidente Enrique Peña Nieto e capire come le libertá democratiche di informazione e di associazione sono state ristrette». E conclude: «Il Messico non è un paese libero».

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