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Inquinamento: viaggio tra le vite devastate da un ambiente malato

"Terre dei fuochi" è un progetto fotografico di Silvia Tenenti che documenta i danni alla salute dell'inquinamento: inquinamento atmosferico, industriale, ambientale, nell'acqua, nel suolo, nell'aria, ovunque. Le storie arrivano da tutta Italia. Al Festival dei diritti umani di Milano saranno presentati oggi i primi scatti

Non una, ma tante terre dei fuochi. Dopo aver ascoltato la storia di una madre nella Campania devastata da decenni di smaltimenti illeciti di rifiuti tossici, la fotografa milanese Silvia Tenenti ha cominciato a lavorare al suo progetto. Partendo dai racconti dell’area che nell’immaginario comune è identificata come più inquinata, ha deciso di documentare come si vive negli altri luoghi altamente contaminati d’Italia.

Inquinamento e salute: foto da Brescia ad Augusta

In sei mesi, ha toccato Casale Monferrato, Brescia, Vicenza, Taranto, Gela e Augusta. Di alcuni si parla e si è parlato molto, mentre su altri l’attenzione mediatica è da sempre meno forte. Ad accomunarli tutti, però, con le dovute differenze legate alle fonti di inquinamento, è la negazione dei diritti dei cittadini alla salute e a un ambiente salubre. Il progetto fotografico, intitolato “Terre dei fuochi“, è ancora in progress, ma una parte sarà presentata in anteprima a Milano durante il Festival dei Diritti umani. L’appuntamento è per il 21 marzo mattina alla Triennale di Milano.

«L’obiettivo è raccontare la situazione drammatica di questi luoghi attraverso le storie delle persone. Persone che per il solo fatto di essere nate e vivere lì si trovano a fare i conti quotidianamente con le conseguenze dell’inquinamento. Sono racconti di dolore, ma anche di riscossa: è infatti grazie all’impegno di comuni cittadini se in molti casi si sono avviati processi di cambiamento, monitoraggio, controllo o almeno di consapevolezza», spiega Silvia Tenenti.

Gela, inquinamento atmosferico da petrolio

A Gela, dal 1963 sede di un grosso polo petrolchimico Eni, l’area qualificata come Sito di interesse nazionale (Sin) è grande 795 ettari, ma le bonifiche, secondo i dati diffusi alla fine del 2017 dal ministero dell’Ambiente, sono ferme allo 0 per cento: al momento, appena 4 ettari di terreni risultano non più contaminati.

Un inquinamento pesantissimo che ha ripercussioni dirette sulla vita delle persone: qui, scrivono i ricercatori dell’Istituto superiore di Sanità nello studio Sentieri, «per le cause di morte per le quali vi è a priori un’evidenza Sufficiente o Limitata di associazione con le fonti di esposizioni ambientali del Sin, il segnale più evidente è quello di un eccesso di tumori polmonari sia tra gli uomini sia tra le donne; tra gli uomini sono in eccesso anche il tumore dello stomaco e l’asma; tra le donne il tumore del colon-retto e l’asma».

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Gela. Kimberly non ha sensbilità negli arti inferiori, senza tutore non può stare in piedi. È una campionessa italiana di tiro con l’arco. Foto: Silvia Tenenti

Ma a fare ancora più pensare ci sono le malformazioni infantili, con tassi di ipospadie (una malformazione agli organi genitali maschili) tra i più alti al mondo.

«A Gela non c’è famiglia che non abbia in casa una persona affetta da malformazione o un tumore. Non c’è chiesa che non celebri ogni giorno almeno due o tre funerali», racconta l’avvocato Luigi Fontanella, che da anni si batte a fianco degli abitanti per ottenere dei risarcimenti, ancora non arrivati. Fontanella, insieme ad alcuni ragazzi nati con gravi malformazioni, è tra i soggetti ritratti da Silvia Tenenti.

Le accuse di «disastro ambientale innominato»

Il processo civile prosegue: a dicembre 2017 il tribunale di Gela ha rigettato le richieste di fermare tutti gli impianti della raffineria, le attività di trivellazione e avviare immediatamente le procedure di bonifica. Il prossimo 5 giugno è stata fissata l’udienza sul reclamo presentato da Fontanella, in opposizione alla decisione del giudice.

Nel frattempo, però, a Gela si è mossa anche la procura e, a febbraio 2018, 22 manager del gruppo sono stati rinviati a giudizio per disastro ambientale innominato. La difesa si è detta in disaccordo con la ricostruzione del pm Federica Scuderi, ritenendo che non ci siano dati certi su un legame tra attività industriale e danni all’ambiente.

Taranto: inquinamento ambientale e lotta per la salute

A Taranto, intanto, prosegue alla Corte d’assise il processo “Ambiente svenduto” per il presunto disastro ambientale causato secondo la procura dall’Ilva. Qui, l’area da bonificare è di più di 4 mila ettari, e le bonifiche sono a meno del 10 per cento. La città-fabbrica pugliese è forse l’emblema dell’incapacità dello stato di garantire il diritto alla salute a tutti i cittadini allo stesso modo.

A Taranto, secondo i ricercatori dell’Istituto superiore di sanità autori dello studio Sentieri, i bambini si ammalano di tumore e malattie respiratorie più che nel resto d’Italia. E muoiono più che nel resto d’Italia, il 13% in più.

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Taranto. Sara e Aurora, gemelle, 17 anni, autistiche: l’inquinamento influisce sul quoziente intellettivo. Foto: Silvia Tenenti

Per i ricercatori, la situazione è compromessa. Non solo, più in generale qui, si legge nello studio Sentieri, «la mortalità per tutte le cause, tutti i tumori, l’apparato circolatorio, respiratorio e digerente rivela, in entrambi i generi, eccessi rispetto al riferimento regionale. (…) L’incidenza di tutti i tumori maligni (esclusa la cute) è in eccesso per gli uomini e per le donne, analogamente a quanto osservato per il tumore del colon-retto, del fegato, del polmone, il melanoma cutaneo, del rene, della tiroide e del tessuto linfopoietico».

Tra i testimoni nel processo Ambiente svenduto c’è anche Vincenzo Fornaro, l’allevatore che anni fa vide abbattere le sue greggi perché risultate contaminate dalla diossina. Oggi fa l’agricoltore e il consigliere comunale. Silvia Tenenti lo ha incontrato e fotografato a Taranto, come simbolo di resistenza e attivismo in difesa del diritto alla salute e a un ambiente salubre.

“Terre dei fuochi”: Casale modello di impegno civile

L’obbiettivo della macchina fotografica si Silvia ha fatto tappa anche a Casale Monferrato, la città piemontese dell’Eternit teatro della “madre” di tutte le battaglie ambientali di cittadini contro grandi industrie. Nonostante le centinaia di morti per patologie legate all’amianto, il reato di disastro ambientale a carico del magnate svizzero Stephan Schmidheiny è stato giudicato prescritto dalla Cassazione nel 2014 ed è stato respinta la contestazione del reato di omicidio doloso. Al momento sono in corso processi per omicidio colposo.

Nel frattempo, i malati di mesotelioma pleurico continuano ad aumentare, il picco è previsto nei prossimi anni. Di fronte a questo quadro drammatico, però, Casale diventa allo stesso tempo nel progetto “Terre dei fuochi” un modello di impegno civile.

«Qui la Eternit è stata chiusa nei primi anni ’80 grazie all’impegno della società civile, a partire da un sindacalista. La bonifica dello stabilimento si è conclusa nel 2006 con opere di messa in sicurezza permanente all’interno del sito, dove sorgeva la fabbrica oggi c’è un parco pubblico. La sanità è all’avanguardia», dice Silvia Tenenti.

«Basta spostarsi a Broni, a poche decine di chilometri, per vedere la differenza: anche quest’area è un Sin, ma qui la popolazione non ha avuto altrettanta forza e coesione per ottenere un riscatto».

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3 Commenti
  1. Cialisonline dice

    Per completare quanto perfettamente illustrato. Anche se tragico. Livorno. Dichiarata area di crisi complessa” nello stesso periodo in cui venivano siglati i protocolli per Gela, ebbene, nel 2016 riceve 10 milioni di € di finanziamenti dallo Stato. e Contemporaneamente 5 milioni di € dalla Regione Toscana. Quando si parla di Sicilia in generale e di Gela in particolare, ogni iter è indefinito, indefinibile, irraggiungibile. Perché? Supposto vengano contro le istituzioni centrali, perché vengono contro anche quelle locali? Ce la faremo a risollevarci. Il popolo di Sicilia merita un riscatto. Di quello vero. Ma il riscatto deve essere per tutti.

  2. Lucia dice

    Tutta colpa della mafia

  3. Lucia dice

    Che schifo la mafia

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