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Filippine: Duterte contro Onu e difensori del diritto alla terra

Il ministero della Giustizia di Manila ha presentato in tribunale una lista con 600 persone, tutte accusate di essere terroristi. Tra loro ci sono attivisti, difensori dei diritti dei popoli indigeni e la relatrice Onu Victoria Tauli-Corpuz.

«Terroristi». Così il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte ha definito leader indigeni e difensori del diritto alla terra. Alla fine di febbraio, infatti, il dipartimento della Giustizia ha depositato in tribunale una petizione che dichiarerebbe “terroristi” circa 600 persone. L’accusa è quella di essere associati alla guerriglia comunista nel paese, al New Peoples’s Army e al Partito Comunista.

La relatrice Onu dei popoli indigeni nella lista di Duterte

Tra i nomi compaiono attivisti politici, difensori del diritto alla terra e dei popoli indigeni. Nella lista spicca Victoria Tauli-Corpuz, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Diritti dei popoli indigeni.

La donna è da tempo impegnata in prima persona nella difesa dell’accesso alla terra, all’acqua e alle risorse naturali delle popolazioni native, che vedono minacciato il loro diritto in tutto il mondo. Nelle Filippine si era espressa pubblicamente contro la militarizzazione e l’incremento di violenze nei confronti degli indigeni Lumad, nell’isola di Mindanao.

Una petizione per chiedere la fine delle minacce

«Un preoccupante atto di intimidazione», lo definisce la piattaforma “Land Right Now”, di cui fanno parte International Land Coalition, Oxfam e la coalizione Right and Resources. «Con questa mossa il governo punta al controllo delle loro vite e della loro libertà».

Victoria Tauli-Corpuz, che parteciperà settimana prossima al Festival dei Diritti Umani di Milano, punta a uscire dal paese il prima possibile ed è molto preoccupata per la mossa del governo, che mette la sua vita a rischio.

Mappa delle isole Filippine, tra Indonesia e Taiwan

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“Land Rights Now” ha lanciato anche una petizione diretta al presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, per fermare le minacce e le intimidazioni. La lettera chiede di rimuovere i nomi degli attivisti e dei rappresentati dei popoli indigeni dalla lista, di assicurare la loro incolumità fisica e di garantire il rispetto dei diritti umani fondamentali, incluso l’accesso alla giustizia, alla libertà di espressione e di associazione.

A Manila violenze contro indigeni e contadini

L’iniziativa del governo si inserisce in un clima crescente di ostilità nei confronti di coloro che si battono per il diritto d’accesso alla terra. Nel 2017, nel paese, secondo un rapporto pubblicato da Pesticide Action Network di Asia e Pacifico (Panap), sarebbero state uccise in media due persone alla settimana, tra gli indigeni e le comunità rurali.

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Rappresentanti del popolo indigeno Lumad (via Wikimedia).

L’organizzazione sul suo sito denuncia l’uccisione, il 23 febbraio, di un membro della federazione nazionale dei lavoratori dello zucchero. L’uomo sarebbe stato ucciso mentre lavorava nei campi.

Secondo quanto riporta Panap, aveva già ricevuto delle minacce per il suo coinvolgimento nell’organizzazione di proteste per il riconoscimento di diritti fondiari. Da luglio 2016 a dicembre 2017 le organizzazioni filippine che si occupano dei diritti dei popoli indigeni avrebbero registrato almeno 60 arresti illegittimi e una ventina di espropri forzati di intere comunità.

Legge marziale e militarizzazione su isola di Mindanao

Le violenze si concentrano soprattutto sull’isola di Mindanao, nel sud del paese, dove il governo ha imposto la legge marziale giustificandola con la lotta al fondamentalismo islamico. A dicembre dello scorso anno i relatori speciali delle Nazioni Unite, Victoria Tauli-Corpuz e Cecilia Jimenez-Damary avevano denunciato la forte militarizzazione dell’isola. Ad essere colpite sarebbero state, in particolare, le comunità indigene Lumad, costrette ad abbandonare le loro terre e le loro case.

Gli indigeni chiedono di poter vivere sulle loro terre ancestrali e si oppongono alla presenza di piantagioni e di installazioni minerarie. Secondo il governo molte uccisioni sarebbero state accidentali, frutto del fuoco incrociato tra militari e ribelli del New People’s Army.

Diversa l’opinione delle relatrici speciali dell’Onu. In una dichiarazione pubblica, infatti, sottolineano come molti attacchi nei confronti delle comunità rurali sarebbero frutto dell’errata convinzione che i Lumad appoggino i gruppi ribelli.

Filippine: un paese di senza terra

I conflitti terrieri nelle Filippine sono strettamente connessi all’iniqua distribuzione delle terre, che prosegue nonostante le diverse riforme fondiarie approvate nel paese. Secondo i dati diffusi dalla fondazione Land Portal, che si occupa di studiare la gestione delle terre, la maggioranza della popolazione rurale non ha accesso ai campi e alle risorse naturali.

A confermarlo è anche un rapporto del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite dell’ottobre 2016, che definisce preoccupante il numero di contadini senza terra a causa dell’accaparramento delle aree considerate più fertili e della mancata applicazione delle riforme agrarie.

Nello stesso documento si legge come tra le violazioni dei diritti umani ci sia anche il mancato riconoscimento del consenso preventivo, libero e informato delle comunità locali, in relazione alle attività minerarie. Proprio le attività estrattive hanno provocato in molti casi la perdita di foreste e gli sfratti forzati della popolazione locale.

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