L'informazione indipendente sui diritti umani

Cambiamenti climatici: bimbi denunciano Stati a Corte diritti dell’uomo

Nove ragazzini trascinano gli Stati del nostro continente alla Corte europea dei diritti dell'uomo per non stare facendo abbastanza contro le emissioni di gas serra. L'evento scatenante dell'azione è un incendio in Portogallo che ha devastato boschi e ucciso oltre 60 persone. Le accuse: dalla minaccia alla vita alla discriminazione

Nel giugno del 2017 il fuoco ha distrutto i boschi di Pedrógão Grande, a nord di Lisbona, colpendo più di 500 abitazioni e facendo oltre 60 vittime, tra le quali quattro bambini. L’associazione non profit britannica Glan, che si occupa di perseguire con metodi innovativi le violazioni dei diritti umani, è convinta che quell’incendio, alimentato dalla siccità e dalle alte temperature, sia una conseguenza del cambiamento climatico e, in particolare, delle attività umane che lo provocano. Per questo vuole portare davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo gli stati del Vecchio continente responsabili delle emissioni di gas serra.

cambiamenti climatici

«Le nostre intenzioni non sono quelle di considerare gli stati direttamente responsabili dell’incendio, ma quella di dimostrare come la loro mancata azione per ridurre le emissioni aumenti il rischio che in futuro simili eventi devastanti accadano più spesso», spiega Gerry Liston, avvocato di Glan che ha unito le forze con un pool di legali inglesi e sta istruendo la causa.

Vita a rischio e discriminazione tra le conseguenze dei cambiamenti climatici

«Questo rappresenta una grave minaccia al più fondamentale tra i diritti umani, quello alla vita, ma secondo noi prefigura anche un’altra violazione alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo: il divieto di discriminazione sancito dall’articolo 14».

cambiamenti climatici
Un bosco che va a fuoco

I ricorrenti alla corte di Strasburgo rappresentati da Glan sono 9 bambini e ragazzi tra i 5 e i 18 anni. Ed è proprio a loro che Liston si riferisce quando parla di discriminazioni. «I bambini hanno davanti una vita più lunga da vivere rispetto ai capi di governo adulti che con le loro decisioni influiscono sul clima. Hanno, quindi, maggiori probabilità che la loro vita sia messa in pericolo dalle conseguenze del cambiamento climatico».

Tra le cause delle emissioni di gas serra anche l’inerzia degli Stati: potrebbero fare più degli accordi di Parigi

Glan e il team di legali ed esperti stanno raccogliendo le prove scientifiche per dimostrare che i governi, firmatari della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, sarebbero già tecnicamente in grado di tagliare le emissioni di gas serra ben oltre gli obiettivi stabiliti dall’accordo di Parigi del 2015, che impegna gli stati a mantenere l’aumento della temperatura «ben al di sotto dei 2 gradi». Accordo che si basa, sottolinea Liston, su un compromesso di carattere politico modellato per raccogliere il numero più ampio di consensi e non per raggiungere target ambiziosi.

«Normalmente si arriva alla corte di Strasburgo attraverso la giustizia nazionale. Ciò che noi sosteniamo, in questo caso, è che si tratti di una strada non percorribile perché per dei bambini sarebbe impossibile intentare una causa in ciascuno degli stati europei che contribuiscono ad alterare  il clima».

L’accusa agli Usa e la difesa di Trump

La causa segue le orme dell’azione legale avviata negli Stati Uniti dall’organizzazione Our Children’s Trust contro l’amministrazione federale degli Usa davanti alla corte distrettuale dell’Oregon. I ricorrenti sono un gruppo di ragazzi tra i 10 e i 21 anni che sostengono come le attività del governo che causano il cambiamento del clima violino il loro diritto costituzionale alla vita, alla libertà e alla proprietà, mettendo nel contempo in pericolo risorse pubbliche.

cambiamenti climatici
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump

L’amministrazione Trump ha cercato di bloccare la causa invocando un provvedimento straordinario, motivato dal fatto che l’impegno richiesto per sostenere la difesa sarebbe stato eccessivo e avrebbe distolto il governo da altri doveri costituzionali. Secondo la stampa statunitense, nel corso del procedimento avviato da Our Children’s Trust potrebbero essere convocate figure di spicco come Rex Tillerson, che prima di diventare segretario di Stato ha ricoperto l’incarico di amministratore delegato della società petrolifera ExxonMobil.

Il 7 marzo la corte d’appello di San Francisco ha respinto la richiesta del governo. Il caso potrebbe andare in tribunale entro pochi mesi, anche se è possibile che la vicenda finisca all’esame della Corte Suprema.

I tempi della causa europea

Tempi più lunghi, invece, per l’azione legale cui sta lavorando Glan, che dovrebbe essere presentata alla Corte dei diritti dell’uomo tra luglio e settembre 2018. «Per il giudizio ci potrebbero volere da 2 a 5 anni», ammette Liston. «La  Corte potrebbe arrivare a ordinare agli stati di tagliare le emissioni per un certo ammontare entro un determinato limite di tempo. Più realisticamente, guardando alle prove i giudici potrebbero emettere una dichiarazione che evidenzi il fallimento nell’agire contro il cambiamento climatico considerandolo una violazione della convenzione dei diritti umani. Questo fornirebbe la base per procedere legalmente all’interno dei singoli stati che hanno firmato la convenzione».

Leggi anche:
Eni: processo per disastro ambientale Nigeria
Gas serra, Eni ed Exor tra le peggiori 30

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.