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Elezioni politiche 2018: i diritti umani nei programmi dei partiti/2

Ecco la seconda puntata sui diritti umani nei programmi elettorali presentati da Pd, LeU, M5S, coalizione di centrodestra in vista delle elezioni politiche del 4 marzo 2018 in Italia. L'analisi è del Master in Human Rights e Conflict Management della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, che comincia oggi un nuovo blog su Osservatorio Diritti

di Francesca Calcavecchia e Alessandro Guadagnoli

Eccoci alla seconda puntata dell’approfondimento sui diritti umani nei programmi elettorali presentati dei maggiori partiti italiani – Pd, LeU, M5S, coalizione di centrodestra – in vista delle elezioni politiche del 4 marzo 2018. Qui sotto ci occupiamo di minori e ius soli, salute, immigrazione, questioni di genere e LGBT, ambiente.

Nella prima puntata su queste elezioni politiche 2018, invece, ci siamo occupati di giustizia, carceri, 41bis, tortura, difesa.

Minori e ius soli nei programmi delle elezioni politiche

Dall’abolizione della riforma della “buona scuola”, al rafforzamento dell’alternanza scuola-lavoro e l’aumento degli investimenti nell’edilizia scolastica, in tutti i programmi ritorna la centralità dell’istruzione ed educazione dei giovani.

Argomento caldo dei recenti dibattiti politici è stato il riconoscimento del cosiddetto ius soli. All’interno dei programmi di centrodestra e del M5S non troviamo alcuna menzione specifica.

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Il programma del Pd, invece, propone una legge sul diritto di cittadinanza per i minori nati e cresciuti in Italia, ma anche per i minorenni entrati nel nostro Paese entro il dodicesimo anno di età, purché abbiano frequentato regolarmente per almeno cinque anni uno o più cicli di studio o seguito percorsi di istruzione e formazione professionale.

Liberi e Uguali sostiene la stessa posizione del Partito Democratico affermando che: «riconoscere la cittadinanza italiana a chi nasce in Italia da genitori stranieri, o è arrivato in Italia da piccolo e ha completato almeno un ciclo di studi, non è un atto di solidarietà, ma un riconoscimento doveroso che si deve a chi nei fatti è già italiano».

Sia LeU che Pd, inoltre, sostengono la necessità di aggiornare l’istituto dell’adozione ordinaria in modo da renderlo maggiormente accessibile e focalizzato sull’interesse del minore. In particolare – leggiamo nel programma  del Pd – «tutti i bambini sono uguali, hanno pari diritti dinanzi alla legge a prescindere dalle famiglie nelle quali sono nati. Occorre modificare la legge sulle adozioni ferma al 1983, in quanto non tiene conto delle evoluzioni sociali e del diritto di famiglia».

Il centrodestra, invece, non contempla un’azione in direzione dello ius soli né delle adozioni da parte di coppie gay. All’interno del programma comune troviamo, invece, il riferimento ad un «piano straordinario per la natalità con asili nido gratuiti e consistenti assegni familiari più che proporzionali al numero dei figli».

Per quello che riguarda le previsioni riguardanti i minori il M5S si esprime su temi diversi rispetto alla questione dell’adozione ordinaria e dello ius soli, senza nemmeno prendere in considerazione queste due tematiche.

Il M5S propone il voto a 16 anni e la punibilità a 12

Nel programma del MoVimento possiamo apprezzare una generica volontà di responsabilizzare maggiormente i giovani proponendo l’abbassamento dell’età per esercitare il voto a 16 anni e l’abbassamento dell’età per essere eletti in Senato. Il riconoscimento della precoce maturazione dei minori nel mondo odierno prevede anche la proposta di «abbassamento della soglia di punibilità a 12 anni visto l’aumento della capacità e della maturità dei ragazzini che alle volte commettono consapevolmente reati molto gravi».

Per quanto riguarda l’età minima per stabilire la soglia di punibilità dei minori, si è espresso il Comitato sulla Convenzione dei Diritti del Fanciullo nel 2007. Secondo il Comitato gli Stati parte della Convenzione non dovrebbero prevedere un’età per la responsabilità criminale inferiore ai 12 anni, tuttavia quest’età è prevista dal Comitato come un limite minimo da raggiungere per quegli Stati che prevedono un limite inferiore, non come una possibilità per quegli Stati che prevedono un limite superiore di abbassarlo.

Il Comitato raccomanda agli Stati di innalzare il limite minimo progressivamente, all’interno di quell’ottica che prevede un progresso nella quantità e qualità di diritti previsti evitando qualunque regresso. Il Comitato, inoltre, ricorda che, nel rispetto della Convenzione, debbano sempre essere preferite misure che non prevedano il ricorso a procedimenti giudiziari e/o detenzione, scoraggiando il ricorso a misure esclusivamente punitive e incoraggiando il recupero dei minori che hanno violato la legge.

Con le dovute cautele, una formulazione più precisa e una maggiore attenzione alle raccomandazioni degli organismi internazionali, questa proposta potrebbe raggiungere lo scopo di responsabilizzare maggiormente i minori, evitando la stigmatizzazione e gli effetti negativi collegati a un processo penale.

All’interno del programma del M5S si prevede sia una proposta di razionalizzazione dell’uso dell’art. 403 del Codice Civile in modo che tenga maggiormente in considerazione l’interesse del minore, sia l’eliminazione del trattamento minorile per gli infraventicinquenni riportando l’età per il trattamento minorile a 18 anni.

Nessun vero impegno per garantire il diritto alla salute

Altra questione è quella del diritto alla salute, sancito nell’art. 32 della Costituzione italiana e riconosciuto come diritto fondamentale nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948. I risultati del fact checking della Fondazione Gimbe su sanità e ricerca biomedica all’interno dei programmi elettorali per le prossime elezioni mettono in luce dei punti interessanti. Si legge nello studio:

«Nessuna forza politica ha elaborato un “piano di salvataggio” per la sanità pubblica finalizzato a garantire a tutti i cittadini il diritto costituzionale alla tutela del bene più prezioso: la nostra salute».

Numerose sono le proposte potenzialmente positive, quali l’aumento dei fondi al Ssn e alla ricerca, ritenute però dalla Fondazione Gimbe delle semplici dichiarazioni d’intenti perché non rappresentano nessuna proposta operativa.

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D’altra parte desta preoccupazione il rafforzamento delle autonomie locali e regionali proposto da Forza Italia, che aumenterebbe le disuguaglianze locali e tra regioni minando così i principi di universalismo del diritto alla salute.

Immigrazione e voto 2018: partiti e diritto internazionale

E’ innegabile che parte del dibattito politico giri attorno alla questione migranti, complice anche la rilevanza mediatica dell’argomento.

Il programma del Centrodestra, 10 punti sintetici divisi per tematiche, si esprime sulla questione con un secco e conciso “Rimpatrio di tutti i clandestini” e invocando un “Piano Marshall per l’Africa”.

Dall’altra parte, al di là di un generale consenso sul superamento degli accordi di Dublino e l’adozione di politiche europee comuni, i principali partiti italiani sembrano aver colto solo parzialmente l’appello delle Nazioni Unite di dicembre 2017 affinché la legislazione nazionale si adatti agli standard internazionali di tutela dei diritti umani, in accordo con la Convenzione contro la tortura e quella relativa ai diritti dei rifugiati.

Senza una modifica della legislazione nazionale adeguata agli standard internazionali, sembrano poco efficaci sia le proposte dei M5S di assumere 10.000 persone in più nelle commissioni territoriali per accelerare le pratiche di riconoscimento dello status dei rifugiati, sia gli appelli di Pd e Liberi e Uguali ad un sistema di accoglienza comune.

A detta del Comitato Onu contro la tortura, gli strumenti giuridici di cui l’Italia si è dotata fino ad ora, compresa la legge 46 di aprile 2017 – più noto come decreto Minniti-Orlando – hanno accelerato le procedure di asilo, riducendo il numero di appelli disponibili, limitando dunque il livello di protezione per i richiedenti asilo.

Senza una legislazione più attenta in questa direzione il rischio attuale è quello di continuare ad incappare nella violazione del principio di non-refoulement enunciato nell’art. 33 della Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati, secondo il quale a un rifugiato non può essere impedito l’ingresso sul territorio né può esso essere deportato, espulso o trasferito verso territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate.

Un altro elemento a destare preoccupazione è il fatto che benché tutti i principali partiti siano d’accordo sulla promozione di accordi bilaterali sulla gestione dei migranti con i Paesi di origine, è praticamente assente, eccezione fatta per Liberi e Uguali e pochi altri, l’intenzione di non ripetere l’esperienza degli accordi con la Libia di febbraio 2017.

Sarebbe infatti dovere dello Stato Italiano di rispettare gli impegni internazionali prendendo tutte le misure necessarie di tipo legale, politico e diplomatico per far sì che gli accordi stretti nell’ambito della gestione dei fenomeni migratori siano consistenti con i principi del diritto umano internazionale e della Convenzione sui diritti dei rifugiati.

Elezioni 4 marzo: questioni di genere e LGBT

La questione dei diritti LGBT e parità di genere si fa molto variegata all’interno del panorama delle proposte elettorali. Il MoVimento richiama i principi della Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne e la Cedaw (Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna) e propone l’obbligo di codici di regolazione nella comunicazione pubblicitaria e l’uso differenziato del genere maschile e femminile nella lingua italiana.

Il Pd propone un meccanismo di valutazione e certificazione della parità di salario tra uomini e donne e di estendere a 10 giorni il congedo obbligatorio per i padri. Promette poi di rifinanziare il fondo per i centri antiviolenza e per i centri per le vittime della tratta delle donne, una dichiarazione di intenti estremamente positiva, salvo poi non specificare la quantità di fondi che si intende stanziare.

Il centrodestra parla invece di pensioni mamme e, più che concentrarsi sulle questioni di genere, ha deciso di dedicare un’intera sezione al sostegno alle famiglie.

La riforma sulle adozioni e il diritto di famiglia rimangono un caposaldo del centrosinistra, accompagnati da programmi scolastici formativi contro il cyberbullismo e la discriminazione di genere. Un punto in comune, quello dell’educazione alla parità di genere e la lotta alle discriminazioni, anche al M5S, che però non propone azioni concrete nel campo dei diritti civili LGBT.

L’ambiente nel programma di (quasi) tutti i partiti

La sezione di tutela dell’ambiente è la più corposa e dettagliata nel programma del M5S, alla quale sono dedicate più di 50 delle 300 pagine totali. Un forte accento è posto su diritti ambientali, sostenibilità, innalzamento degli standard di tutela, l’importanza del riciclo dei rifiuti e la previsione di una specifica tutela delle risorse naturali, individuando non solo i mezzi per ottenere le risorse economiche, ma anche molte proposte concrete di azione nelle zone più critiche della penisola.

Il programma del Pd, pur non prevedendo proposte concrete sulle tematiche ambientali con la stessa energia del M5S, non perde di vista la necessità di politiche sostenibili nel rispetto degli obiettivi sostenibili del 2030 e degli accordi di Parigi. Inoltre viene proposto il 2025 come anno di «cessazione di produzione di energia elettrica da carbone».

La coalizione del centrodestra dedica alla tutela dell’ambiente numerosi punti dell’ultima sezione del programma. Trattandosi di affermazioni generiche, quali “tutela dell’ambiente”, “sostegno alle energie rinnovabili”, non possiamo affermare che esista un piano operativo in questa direzione.

Liberi e Uguali propone l’ambizioso “Gran Piano Verde” che mira alla totale decarbonizzazione, la strategia “rifiuti zero” e consumi più ridotti. Viene proposta anche una “carbon tax” al fine di disincentivare l’uso di energie fossili.

Alcuni partiti, come CasaPound Italia, Popolo della Famiglia, Destre unite, Italia agli Italiani, non fanno menzione a proposte riguardanti l’ambiente. Su questa mancanza è interessante riportare la dichiarazione del 22 febbraio 2018 del presidente di Italian Climate Network, Serena Giacomin:

«Riscontriamo con profonda amarezza che non si sta parlando di politiche climatiche durante questa campagna elettorale, eppure fronteggiare i cambiamenti climatici significa affrontare temi cruciali per rilanciare il nostro Paese: la tutela dal rischio naturale e climatico, la transizione energetica e l’innovazione tecnologica necessaria per realizzarla, la tutela della salute dei cittadini, la responsabilità nei confronti dei giovani. Il momento per agire è oggi e tutti i partiti e i movimenti in campo dovrebbero esserne consapevoli».

Per quanto riguarda la tutela dei diritti degli animali tutti i partiti genericamente prevedono l’introduzione di reati di danno agli animali.

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