L'informazione indipendente sui diritti umani

Armi alla portata di tutti: le lezioni di Macerata e Stati Uniti

La strage nella scuola in Florida ha riacceso il dibattito sulla diffusione delle armi in America. Ma anche in Italia armarsi è estremamente facile, come è emerso di recente con i fatti di Macerata. Eppure qualcuno rivendica un presunto "diritto alle armi"

La strage di Parkland, in Florida, in cui il giovane 19enne Nikolas Cruz ha fatto fuoco, con un fucile semiautomatico AR-15 legalmente acquistato, nel campus del liceo Marjory Stoneman Douglas uccidendo 17 persone e ferendone almeno 14, ha riportato all’attenzione l’annoso problema della facilità di accesso alle armi negli Stati Uniti e della loro diffusione.

Sebbene non sia al momento del tutto chiaro cosa abbia innescato nel giovane l’intento omicida, sono però certi tre elementi: innanzitutto il suo risentimento nei confronti delle autorità scolastiche, che lo avevano espulso, e più in generale il suo odio nei confronti del sistema; le sue simpatie per le istanze dei suprematisti bianchi con i quali avrebbe anche partecipato ad esercitazioni paramilitari; ed infine la sua passione per le armi e i suoi contatti sui social media con diversi gruppi legati alle armi (il giovane appare in vari post su Instagram con delle armi in mano e descrive l’atto dello sparare come «una terapia»).

Macerata: l’attentato del nazifascista

Elementi molto simili ricorrono anche nell’attentato di sabato 3 febbraio a Macerata, in cui Luca Traini ha sparato una trentina di colpi dalla sua auto in una decina di punti della città che sapeva essere frequentati da migranti ferendo almeno undici persone. L’attentatore, simpatizzante nazifascista, era stato candidato con la Lega Nord al consiglio comunale di Corridonia e aveva ripetutamente espresso posizioni e anche partecipato a manifestazioni di estrema destra.

Non solo. Traini ha usato per il suo attentato una pistola Glock, regolarmente detenuta con licenza di tiro sportivo. Lo avrebbe detto lui stesso durante l’interrogatorio: anche le munizioni che ha usato erano state acquistate con regolare licenza.

L’intento di Traini era di fare una strage: «Volevo ucciderli tutti», avrebbe detto durante l’interrogatorio riferendosi «agli spacciatori di colore». Per questo il gip di Macerata, Domenica Potetti, nel confermare l’arresto di Traini ne ha disposto la custodia cautelare in carcere «per strage aggravata da odio razziale».

L’Italia del rancore: immigrati come capro espiatorio

Il recente Rapporto sulla situazione sociale del Paese del Censis ha posto all’attenzione una caratteristica che sta pervadendo la scena nazionale: nonostante la ripresa economica crescel’Italia del rancore”. «L’immigrazione – evidenzia il rapporto – evoca sentimenti negativi nel 59% degli italiani, con valori più alti quando si scende nella scala sociale: il 72% tra le casalinghe, il 71% tra i disoccupati, il 63% tra gli operai».

È un rancore diffuso, che pur non limitandosi a sentimenti negativi nei confronti degli immigrati, trova però proprio in loro il motivo, ed il capro espiatorio, del proprio risentimento nei confronti delle istituzioni e del sistema in generale. Di fatto, come ha spiegato già due anni fa il Capo della polizia e Direttore generale della pubblica sicurezza, Franco Gabrielli,

«I numeri parlano chiaro: non c’è stato alcun incremento di reati rispetto all’aumento della presenza di immigrati».

Sempre più italiani si armano “per uso sportivo”

Quello che invece sta crescendo è il numero di italiani che si stanno armando. Come hanno messo in evidenza numerose inchieste giornalistiche e un’approfondita indagine di Mi manda Rai3, molti italiani per poter detenere un’arma in casa senza dover ottemperare alle restrizioni poste dalle norme sul “porto d’armi per difesa personale”, negli ultimi anni sempre più hanno fatto ricorso alle licenze per “uso sportivo”. Questa licenza sta infatti diventando una modalità per poter detenere un’arma in casa anche da parte di tutti coloro che non hanno alcuna intenzione di praticare le discipline sportive.

armi

Non è un caso, pertanto, che proprio le licenze per uso sportivo siano quelle che hanno visto la crescita maggiore: sono passate da poco più di 127 mila nel 2002 a oltre 456 mila nel 2016, praticamente quasi quadruplicate. E questo anche grazie alla facilità con cui si può ottenere questa licenza (ma anche quella per “uso caccia” e il semplice “nulla osta”)

Armi da sparo, sportive, fucili: troppo facili da comprare

Come ha evidenziato nei mesi scorsi un comunicato stampa dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa (Opal) di Brescia – col quale mi pregio di collaborare – «contrariamente al diffuso luogo comune, la legislazione italiana è di fatto sostanzialmente permissiva in materia di detenzione di armi: oggi, a qualunque cittadino incensurato, esente da malattie nervose e psichiche, non alcolista o tossicomane, è generalmente consentito di possedere una o più armi, finanche un numero illimitato di fucili da caccia».

In Italia la legge consente, con un mero “nulla osta” o con una semplice licenza di tiro sportivo, di detenere tre armi comuni da sparo, sei armi sportive, otto armi antiche, un numero illimitato di fucili e carabine da caccia e in aggiunta 200 cartucce per armi comuni, 1.500 cartucce per fucili da caccia e 5 chili di polveri da caricamento: praticamente un arsenale. Il tutto va denunciato alle autorità, ma è consentito. E tra le armi considerate “comuni” e “sportive” vi è anche l’AR-15, il più usato nelle stragi in Usa.

Lobby delle armi in Italia come quella negli Stati Uniti?

L’attentato di Macerata, con il suo mix di odio razzista, fanatismo nazifascista e facilità di accesso alle armi, stan ponendo all’attenzione degli osservatori più attenti il problema del sorgere, anche in Italia, di una lobby delle armi. Il pensiero corre alla National Rifle Association (Nra) degli Stati Uniti.

Dietro la facciata, già preoccupante, della «difesa dei diritti dei detentori legali di armi», l’obiettivo a cui questi gruppi e comitati puntano è proprio quello di creare un’associazione simile a quella americana. Si tratta di uno stravolgimento del nostro ordinamento che, come noto, non riconosce alcun particolare diritto ai legali detentori di armi: la detenzione e il porto d’armi sono infatti delle licenze e non dei diritti e i legali detentori di armi sono titolari dei medesimi diritti e doveri di ogni altro cittadino.

La fiera della propaganda per “il diritto alle armi”

L’edizione che si è conclusa lunedì della fiera delle armi Hit Show ha mostrato il vero volto della manifestazione fieristica che da quattro anni si tiene a Vicenza. «Un’operazione ideologico-culturale a favore delle politiche che intendono incentivare la diffusione delle armi in Italia». Lo ha evidenziato in un comunicato l’Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa.

Non solo Hit Show ha offerto la passerella a diversi esponenti del centrodestra in vista delle prossime elezioni politiche, ma ha promosso esplicitamente iniziative a favore dei “diritti” dei detentori legali di armi. Ma c’è di più: sono proprio i comitati che propagandano queste idee ad avere il sostegno dei produttori di armi.

Anpam, Assoarmieri e Conarmi, cioè l’intero comparto produttivo (Beretta, Fiocchi, Tanfoglio ecc.) e distributivo armiero italiano, sostengono infatti pubblicamente la campagna di tesseramento a questi comitati: tesseramento che si è tenuto anche in fiera.

In tempi di rancore dilagante, di manifestazioni xenofobe e razziste e di pulsioni nazifasciste, la nascita in Italia di una lobby delle armi non fa presagire niente di buono. E la saldatura tra comitati per il “diritto alle armi” e produttori di armi fa già intravvedere le nubi pesanti della situazione americana sul nostro orizzonte.

Iscriviti alla newsletter di Osservatorio Diritti

newsletter osservatorio diritti

Leggi anche:
Marcia della pace: da Perugia ad Assisi contro la cultura della violenza
Italia “campione” in spese militari
La lotta italiana alle mine antiuomo
Affari di guerra tra Banca Valsabbina e Rwm
Export armi: Italia non dice a chi le vende

1 Commento
  1. Mauro dice

    Osservatorio-diritti?? Pensavo che fosse un articolo de “L’unità”. Inizialmente vi siete accordati di dire che l’attentatore statunitense è “Comunista”, di contro avete ribadito più volte che quello italiano sia di destra e fascista. Poi lasciamo perdere le diverse inesattezze scritte a parer mio volutamente (visto la chiara matrice politica dell’autore).

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.