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Operazione Condor: nuove accuse a vertici Brasile per omicidio italo-argentino

Nuova tappa del processo romano sul Piano Condor contro ex agenti militari brasiliani accusati d'essere coinvolti nel sequestro e omicidio di un italo-argentino. Un testimone svela il funzionamento della repressione nella dittatura brasiliana. Ed emergono nuove storie, come quella d'una donna che sposò il suo torturatore

Il brasiliano Jair Krischke, presidente della ong Movimento de Justiça e Direitos Humanos (Movimento di giustizia e diritti umani), è volato da Porto Alegre (Brasile meridionale) verso Roma per deporre lo scorso mercoledì 29 novembre nel processo sull’Operazione Condor che si sta svolgendo in Italia.

Il caso giudica il coinvolgimento degli ex agenti militari brasiliani João Osvaldo Leivas Job, Calos Alberto Ponzi, Átila Rohrsetzer e Marco Aurélio da Silva nel sequestro e omicidio dell’italo-argentino Lorenzo Viñas Gigli, risalente al 1980, l’epoca di attuazione del Piano Condor.

Secondo il pubblico ministero italiano, nella data in cui Viñas fu sequestrato Leivas Job era segretario di Sicurezza dello stato brasiliano Rio Grande do Sul, Ponzi era a capo dell’agenzia di Servizio nazionale di informazioni (Sni) a Porto Alegre, Rohrsetzer era direttore della Divisione centrale di informazioni di Rio Grande do Sul, e Silva, delegato di polizia, ricopriva l’incarico di direttore del Dipartimento di ordine politica e sociale (Dops) a Rio Grande do Sul.

L’udienza, che si è tenuta nell’aula principale della prima Corte d’Assise del tribunale di Roma, era fissata per le 10 di mattina, ma è cominciata con un’ora e mezza di ritardo per la mancanza dell’interprete. La questione è stata risolta dal procuratore Tiziana Cugini, responsabile per il caso, che ha iniziato la sua relazione presentando come primo documento l’attestato di morte di Marco Aurélio da Silva, decesso avvenuto il 2 giugno 2016.

Repressione bilaterale Brasile-Argentina

Krischke ha mostrato come le relazioni bilaterali di repressione tra Brasile e Argentina esistessero già prima della dittatura di Jorge Rafael Videla (1976-1981).

«Documenti brasiliani comprovano che il primo caso Condor avviene nel dicembre del 1970 a Buenos Aires, quando Jefferson Cardim de Alencar Osório, ex colonnello dell’esercito brasiliano, è arrestato dalla polizia federale argentina e consegnato alla repressione brasiliana», dice Krischke. Che elenca anche il caso del brasiliano Edmur Péricles Camargo, che, nel giugno del 1971, ha preso un aereo da Santiago verso Montevideo e, in uno scalo a Buenos Aires, è stato portato via dalla polizia federale argentina e consegnato a quella brasiliana.

operazione condor
Jair Krischke – Foto: Janaina Cesar/Opera Mundi

Krischke ha parlato anche del sequestro di Lilian Celiberti, una cittadina italo-uruguaiana, e dei suoi figli minorenni, accaduto il 12 novembre 1978 a Porto Alegre. «Quello è stato il primo caso in cui l’Operazione Condor è stata scoperta in flagrante nel momento in cui accadeva. Erano coinvolti militari uruguaiani e poliziotti brasiliani appartenenti al Dops. Denunciammo i fatti e fu aperto un processo che condannò alcuni poliziotti brasiliani».

Un piano «segreto» e «illegale» in America Latina

«Devo chiarire che il Piano Condor fu un patto segreto, clandestino, assolutamente illegale che esisteva tra i Paesi del Cono Sud», argomenta con un tono di voce calmo e tranquillo. «È assolutamente necessario che si capisca come funzionava l’apparato repressivo dello Stato di Rio Grande do Sul, perché era differente. Lo Stato ha molte zone di frontiera e controllare tutto esigeva una certa abilità e autorità», dice.

«Si creò una struttura repressiva più ampia e qualificata. Chi comandava erano i militari, specialmente l’intelligence. L’Operazione era destinata agli ufficiali brasiliani, all’esercito non piaceva sporcarsi le mani, per cui nella struttura di sicurezza di Rio Grande do Sul c’era un settore che si chiamava Dipartimento di informazione», riferisce il brasiliano. Che ricorda che «Átila Rohrsetzer, uno degli accusati, era capo del dipartimento ed era coinvolto nel caso Celiberti. Fu condannato per abuso di potere e non per sequestro perché, all’epoca del processo, non era considerato un reato in Brasile».

Padre Adur, storia di un prete desaparecido

Prima di entrare effettivamente nel caso Viñas, Krischke ha ricordato alla corte che anche un prete fu sequestrato in Brasile da agenti dell’Operazione Condor.

«Jorge Oscar Adur era um sacerdote argentino che già viveva esiliato in Francia e, così come Viñas, era un Montonero (apparteneva al gruppo rivoluzionario Montonero, ndr). In quell’anno (1980), il papa Giovanni Paolo II andava a Porto Alegre e le Madri di Piazza di Maggio vennero a chiedermi d’intervenire in loro favore per ottenere un’udienza col pontefice. Loro avevano già cercato d’incontrarlo a Roma, ma non erano state ricevute. Riuscii ad ottenere 10 minuti. In questo periodo, Oscar, che era in esilio, tornò in Argentina illegalmente. Lui avrebbe consegnato una lettera dei Montonero ad alcuni preti argentini critici verso la dittatura. Il 26 di giugno, prese un autobus in Argentina in direzione Porto Alegre per incontrare le Madri di Piazza di Maggio, che lo stavano aspettando, e scomparve alla frontiera tra Paso de los Libres (Argentina) e Uruguaiana (Brasile)».

Viñas e la repressione in Argentina

Lo stesso giorno, Viñas prese un autobus in direzione Rio de Janeiro. Così come Adur, anche lui viaggiava nella poltrona numero 11. «Destini differenti, compagnie di autobus differenti, ma lo stesso numero di posto», osserva. Viñas viaggiava con un nome falso: Néstor Manuel Ayala, nato nel 1953 e residente a Buenos Aires.

Dopo aver passato anni a investigare sull’accaduto con Claudia Allegrini, compagna di Viñas e madre di sua figlia, Krischke scoprì che Viñas e Adur rimasero tre giorni in prigione, arrestati dalla polizia federale a Uruguaiana. Dopo essere stati consegnati alla repressione argentina, Viñas fu portato a Paso de los Libres e, poi, per una prigione clandestina, dove Silvia Tolchinsky, militante di Montonero anche lei arrestata, conferma di averlo visto e di aver conversato con lui.

Tolchinsky, la donna che sposò il suo torturatore

Il procuratore Cugini chiede a Krischke se conosce Tolchinsky. «Non personalmente, ma venni a sapere di quel che le era successo», risponde con un tono di voce ora un po’ più rauco. «Fu arrestata tentando di uscire dall’Argentina verso il Cile, fu torturata e costretta a denunciare i compagni. Fu portata verso il confine di Paso de los Libres per riconoscere i componenti di Montonero», dichiara Krischke.

Secondo il brasiliano, Tolchinsky lavorava con Mario Firmenich, uno dei principali leader del Movimento Montonero, e conosceva tutti i trucchi che i militanti usavano per mascherarsi e depistare la polizia. Lei è giudea e, in quanto tale, il governo d’Israele negoziò con Videla per portarla nel paese. Dopo aver vissuto mesi in Israele, si imbattè con niente più e niente meno che Claudio Gustavo Scagliuzzi, il suo torturatore, un generale che prestò servizio nel battaglione 601. I due si sposarono e andarono a vivere a Barcellona, dove vivono ancora oggi.

Responsabilità brasiliana nel Piano Condor

Luca Ventrella, avvocato di Stato, chiede che Krischke spieghi da dove venivano gli ordini per le operazioni di repressione in Brasile. «In questi casi dell’Operazione Condor, c’era complicità tra i paesi. Chi autorizzava queste azioni era principalmente il ministro a capo del Servizio nazionale di Informazioni (Sni), il Comando dell’Esercito, i capi dell’agenzia Sni negli stati e il Dops».

Krischke ricorda che «la legge dell’amnistia è del 1979 e che il sequestro e la scomparsa di Viñas è del 1980 e che, nonostante questo, la giustizia brasiliana archivia qualunque tentativo di processo». Il Brasile ha riconosciuto, per lo meno a livello amministrativo, la propria responsabilità per la scomparsa di Viñas, tanto che la Commissione speciale su morti e desaparecidos politici indennizzò la famiglia.

Alla fine dell’udienza, la Corte si è riunita per decidere su Marco Aurélio e lo ha cancellato dal processo dopo aver letto la dichiarazione di morte.

«Sono tutti molto vecchi e questa è l’ultima chance che abbiao per avere giustizia», dice Krischke.

Operazione Condor: come è iniziato tutto

Il Piano Condor brasiliano è un risvolto del grande processo Condor che a gennaio dell’anno scorso ha condannato 8 ex presidenti e militari sudamericani (e assolti 19) all’ergastolo per omicidi di cittadini di origine italiana commessi tra il 1973 e il 1980. Il pubblico ministero italiano ha fatto ricorso, ma ancora non c’è alcuna previsione dei tempi di giudizio.

Tutto è cominciato nel 1998, quando il procuratore Giancarlo Capaldo ricevette la denuncia dei parenti di vittime italo-latinoamericane. Alla fine delle indagini preliminari furono denunciate 146 persone, ma a causa della mancata collaborazione di alcuni paesi o per il gran numero di persone già morte, solo 33 furono accusati, oltre ai quattro brasiliani.

Oltre a Krischke, avrebbero dovuto deporre nella stessa udienza in video-conferenza anche Claudia Allegrini, la vedova di Viñas, e Silvia Tolchinsky, ma il deponimento di entrambe è stato rinviato al 2018. La Corte ha fissato tre date per le prossime udienze: 5 e 19 di marzo e 9 di aprile. In tutto, devono essere ancora ascoltati 6 testimoni.

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opera mundiQuesto articolo è stato pubblicato per la prima volta il 30 novembre 2017 da Opera Mundi, un importante sito di informazione brasiliano con cui Osservatorio Diritti ha in corso una collaborazione.

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