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La Dichiarazione universale dei diritti dell’umanità sbarca in Italia

Il Comune di Modena è la prima istituzione italiana a sottoscrivere il testo elaborato a margine della Cop21 di Parigi. E presto altri enti potrebbero seguire il suo esempio. Il documento lega il diritto dell'uomo alla tutela dell'ambiente

Anche l’Italia aderisce alla Dichiarazione universale dei diritti dell’umanità. Per la prima volta, infatti, il 22 novembre scorso un Comune italiano, quello di Modena, ha sottoscritto attraverso la firma del suo sindaco, Gian Carlo Muzzarelli, il documento nato in Francia due anni fa. Il testo, elaborato a margine della Cop21, la conferenza Onu sul clima e i cambiamenti climatici di fine 2015, prevede nel primo dei suoi 16 articoli questi valori: responsabilità intergenerazionale, solidarietà solidale, tutela dell’umanità e della terra.

Cos’è la Dichiarazione universale dei diritti dell’umanità

La Cop21 si è svolta a Parigi tra il 30 novembre e il 12 dicembre 2015. In vista dell’evento, l’allora presidente francese, François Hollande, aveva commissionato alla sua ministra per l’Ambiente, Corinne Lepage, la stesura di una dichiarazione che legasse il diritto dell’uomo a quello della tutela dell’ambiente e che impegnasse le comunità alla protezione del pianeta anche per le generazioni future.

dichiarazione universale dei diritti dell'umanità

Foto Corinne Lepage (via Flickr)

I diritti e doveri dell’umanità verso se stessa e gli ecosistemi che consentono la sua vita o sopravvivenza sono definiti così in quella dichiarazione:

«Il diritto per tutti gli abitanti della Terra di vivere in un mondo il cui futuro non è compromesso dall’irresponsabilità del presente».

I principi della “famiglia umana”

La Dichiarazione si fonda sul concetto di “umanità”, riprendendo quello di “famiglia umana“, già adottato dalla Dichiarazione dei diritti umani dell’Onu del 10 dicembre 1948.

Presentata quindi per la prima volta nel dicembre 2015, si basa su quattro principi: la solidarietà tra le generazioni, la dignità dell’uomo, la sopravvivenza dell’umanità, la non-discriminazione in base all’appartenenza a una generazione. Oltre a questo, prevede sei diritti e sei doveri dell’umanità.

Il testo non ha una diretta valenza giuridica, ma ha un forte significato politico, nel senso più alto del termine. La sua sottoscrizione, infatti, rappresenta il primo passo di enti locali e istituzioni per impegnarsi concretamente nel rispetto e nella tutela dei diritti umani.

Dalla Cop21 il tema centrale dell’ambiente

Anche se uno degli articoli riguarda la protezione dell’atmosfera e gli equilibri climatici, questo testo non dipende completamente dai lavori e dai temi della Cop21.

L’anima ambientalista della conferenza sul clima vive, ben sintetizzata, in passaggi come questo:

«Le generazioni presenti hanno il dovere di compiere ogni sforzo per salvaguardare l’atmosfera e gli equilibri climatici e per evitare, nella misura del possibile, gli spostamenti di persone legati a fattori ambientali».

A fianco di questi principi, la Dichiarazione sottolinea anche come gli Stati e gli altri soggetti pubblici e privati abbiano il dovere di promuovere uno sviluppo umano e sostenibile attraverso l’istruzione, l’educazione e azioni concrete.

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Il sindaco di Modena, Gian Carlo Muzzarelli (foto tratta dal sito del Comune)

Adesso l’obiettivo dei promotori è quello di diffonderla e di farla firmare a istituzioni, enti locali, associazioni, ma anche singoli individui. Quando avrà raggiunto un numero considerato adeguato di sottoscrizioni, sarà presentata alle Nazioni Unite per chiederne il riconoscimento ufficiale.

Diritti in cammino da Marsiglia a Modena

Se in fondo alla Dichiarazione dei diritti dell’umanità oggi c’è anche la firma di un sindaco italiano, questo lo si deve soprattutto a Daniela Dondi, presidente dell’Ordine degli avvocati di Modena, che ha incontrato a Marsiglia la promotrice del testo, Corinne Lepage. In quell’occasione, la legale ha stretto un gemellaggio con l’Ordine degli avvocati della città francese.

«Tornata a casa ho cercato di sensibilizzare il mio territorio e lo scorso 22 novembre la Dichiarazione è stata firmato dal Comune di Modena e dall’Università degli Studi della città», spiega l’avvocato Dondi.

Diritti umanità e tutela ambiente: un testo per il futuro

«Questo è un documento per il futuro, perché quando parliamo di diritti dell’umanità, di tutela dell’ambiente e di rispetto delle nostre attuali condizioni, mettiamo automaticamente le basi per migliorare le condizioni delle prossime generazioni».

La dichiarazione non richiede un immediato impegno concreto, ma, continua Daniela Dondi, «sicuramente ora il Comune, come gli altri sottoscriventi, si impegnerà e prenderà scelte in linea con i principi della Dichiarazione. Chiaramente questi sono principi che richiedono anni di tempo perché si realizzino».

Per un Comune o un altro ente locale, la decisione di sottoscrivere la Dichiarazione è soprattutto un atto politico. «Quando, per esempio, nell’articolo 3 si parla del principio di sopravvivenza dell’umanità, è chiaro che si intende un obiettivo sovranazionale che riguarda tutti. Vuol dire garantire una tutela a 360 gradi del nostro territorio».

Dichiarazione dei diritti dell’umanità: le prossime firme

Ad oggi i firmatari del documento sono molto eterogenei. Si va dai sindaci a personalità di spicco della cultura e della musica francese, dal presidente dell’Unione delle Comore (per ora l’unica nazione a essersi impegnata con la sottoscrizione) a ordini di avvocati in Europa, fino a ministri, eurodeputati, alti funzionari di agenzie delle Nazioni Unite.

In Francia questo percorso è iniziato ormai da diversi mesi, i contenuti della Dichiarazione sono noti e le sottoscrizioni numerose. In Italia, invece, il cammino è ancora tutto da tracciare.

«Abbiamo interessato altri Comuni della provincia, stiamo dialogando anche con la Regione Emilia Romagna. Modena è stato il primo Comune italiano a sottoscrivere il testo. Con me, a Marsiglia, c’erano i rappresentanti di altri Ordini di avvocati: Napoli, Imperia, Genova. Anche loro hanno firmato il documento e hanno avviato il dialogo con le realtà del loro territorio», conclude Dondi.

Da queste città potrebbero quindi arrivare presto altre firme italiane alla Dichiarazione universale dei diritti dell’umanità.

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