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Diritti umani: istituzioni internazionali «umiliate» da superpotenze

«Gli Stati devono cedere sovranità in nome di obiettivi che vanno oltre la propria agenda politica». A parlare così è Marco Mascia, professore dell'Università di Padova convinto dell'importanza di istituzioni internazionali forti. Mascia è stato intervistato in vista del 10 dicembre, la giornata mondiale dedicata dall'Onu al ricordo della firma della Dichiarazione dei diritti dell'uomo

«Le organizzazioni internazionali sono umiliate, messe ai margini. Le superpotenze scaricano addosso a loro le proprie responsabilità». Lo sostiene Marco Mascia, direttore del Centro interdipartimentale di ricerca e servizi sui diritti della persona e dei popoli all’università di Padova. Senza organismi internazionali forti e credibili, il rischio è quello di trovarsi in un mondo dove conflitti e violenze crescono sempre di più.

Il 2017 è un anno che ha fatto paura: Human Rights Watch, nel suo rapporto di inizio anno, lanciava l’allarme sulla crescita dei populismi in Occidente e sulla repressione del dissenso in Paesi come Russia, Turchia, Egitto, Siria. Amnesty International ha pubblicato un report sulle uccisioni dei difensori dei diritti umani in Honduras, Bangladesh, Burundi e Siria.

La Giornata mondiale dei diritti umani del 10 dicembre

Il 10 dicembre le Nazioni Unite convocano dal 1948 la Giornata mondiale dei diritti umani. Nell’occasione si celebra l’approvazione da parte dell’Assemblea generale della Dichiarazione universale dei diritti umani, il documento fondamentale che sancisce i diritti comuni di ogni individuo che abita nel mondo. Quarantanove anni fa si era da poco usciti dal secondo conflitto mondiale e l’Onu, appena nata, era stata concepita per portare davvero pace e stabilità del mondo.

diritti umani

Riproduzioni della dichiarazione dei diritti dell’uomo curata da United Nations Photos (via Flickr)

Oggi quell’obiettivo sembra irraggiungibile, a causa soprattutto di agende nazionali che non coincidono più con la stabilità internazionale. Di conseguenza, i diritti di tutti sono considerati come un orpello, come l’ultimo dei problemi di cui occuparsi.

Violazione diritti umani: Onu contro accordo Ue-Libia

L’ultima istituzione a finire sotto accusa da parte dell’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani Zeid Raad al Hussein è stata l’Unione europea e il suo accordo con la Libia per il rimpatrio dei migranti intercettati in mare dalla Guardia costiera.

«La sofferenza dei migranti detenuti in Libia è un oltraggio alla coscienza dell’umanità», ha dichiarato il commissario.

Il segretario generale dell’Onu António Guterres ha aggiunto che chi se ne è reso responsabile potrebbe essere incriminato per crimini contro l’umanità. E a comandare le trattative con Tripoli è stata soprattutto l’Italia: «Sono accordi che bloccano la libertà di movimento. Il punto è che dove vengono bloccati i migranti ci sono sono violazioni estese e reiterate dei diritti umani», evidenzia il professor Mascia.

Difesa dei diritti umani: servono organismi più forti

Com’è stata la reazione a questa accusa? Si è cercato di fare finta di niente, di minimizzare, di ridurre l’importanza delle denunce dell’Onu. «Io credo che il ministro abbia dato una svolta. L’Onu è in Libia grazie a noi, ora deve far rispettare i diritti umani», diceva il giorno dopo, Alessia Morani, Pd, vicina al ministro dell’Interno Marco Minniti.

«Si chiede sempre che ci sia un intervento delle Nazioni Unite, quando invece sono Italia e Unione europea che si muovono secondo i loro interessi. Bisogna rafforzare gli organismi internazionali, potenziare il ruolo delle Nazioni Unite, rinunciando a parte della sovranità nazionale. Qui sta il nodo», prosegue il professore.

In Libia serve costruire un tavolo a cui partecipino tutti, ong comprese, per far correre in parallelo intervento militare in mare e umanitario a terra. Ma c’è timore ad aprire la discussione ad attori diversi, come se implicasse abbandonare parte della propria sovranità.

«Le organizzazioni internazionali sono ridotte ai margini: prevale il principio di non ingerenza negli affari interni. Il punto invece sarebbe quello di togliere il concetto del “prima l’interesse nazionale“. Questo sarebbe per il rispetto della dignità umana. Ma i governi sono più attenti a fermare il flusso migratorio che al resto», continua Mascia.

Le sanzioni per le violazioni dei diritti umani

In alcuni casi, le violazioni dei diritti umani possono essere pagate con una sanzione. Ma può succedere solo in Paesi, come ad esempio quelli europei, che si dotano di una Corte di giustizia unica per questioni che hanno rilevanza comunitaria. All’Italia è capitato quindi di essere condannata dalla Corte di Strasburgo per i respingimenti illeciti dei migranti, per aver costretto a vivere i carcerati in strutture sovraffollate o per i pestaggi ai manifestanti del G8 di Genova. Pene che in questi casi diventano anche pecuniarie.

diritti umaniFoto: Solidarités International (via Flickr)

Imporre però una sanzione alla Libia o all’Unione europea non è possibile: non c’è un tribunale dove si possa celebrare un processo del genere. «La più grande condanna è quella che può arrivare dall’opinione pubblica, ma sono pochi gli ambienti dove è unanime la critica a questi comportamenti», ragiona Mascia. I diritti umani, a parte in alcune eccezioni, faticano a stare sui titoli dei giornali a lungo.

Organismi internazionali sempre più deboli

Se le grandi potenze mondiali hanno indebolito le istituzioni internazionali e le hanno rese sempre più povere e incapaci di intervenire, la soluzione sta nel renderle più democratiche e nel rafforzarle sul piano economico. Questo potrebbe anche ridurre il problema del “doppio pesismo” con il quale le organizzazioni internazionali valutano il rispetto dei diritti umani.

Marco Mascia cita come iniziativa che va in questa direzione la proposta per la creazione di un’Assemblea parlamentare delle Nazioni Unite, che darebbe finalmente anche ai cittadini dei referenti al Palazzo di vetro. «Sarebbero delegati dai parlamenti dei Paesi che aderiscono all’Onu», aggiunge. Ma la campagna è stata lanciata ormai da dieci anni e nonostante importanti endorsment ancora non ha raggiunto il suo scopo.

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