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Violenza psicologica sulle donne: l’altalena emotiva in una mostra

Da oggi al 13 dicembre, a Milano, Roberta Stifano propone "Dal tunnel". Una mostra-evento a cui l'artista affida il suo racconto di vittima di violenza psicologica provocata da una narcisista patologico. Un'esperienza comune a tante donne e più subdola della violenza fisica

«Da quando sei con me ti sei raffinata, prima eri un’accozzaglia di cose». «Ti devi vestire sempre con la giacca che stai meglio». «Il tuo profumo è insopportabile».

Sono frasi che tante donne – forse non sempre negli stessi termini – si sentono dire ogni giorno. Apparentemente sono solo parole. Che però, ogni volta, provocano in loro delle ferite profonde e sono accompagnate da tentativi continui di sminuirle, seguiti da momenti bellissimi e poi da critiche, minacce, insulti e ancora bei regali e sorprese in quella che è un’altalena emotiva che di fatto tratteggia i contorni di una violenza psicologica.

Sono le stesse frasi che per anni si è sentita dire Roberta Stifano, che ha deciso di raccontare ciò che ha vissuto con la mostra “Dal tunnel”, che potrà essere visitata a partire da oggi, 5 dicembre, fino al 13 dicembre, a Milano, allo Spazio ex Fornace di Alzaia Naviglio Pavese 15.

Un percorso sulla violenza psicologica sulle donne

Questa mostra non è solo un’esposizione. In primis perché oltre a quadri, installazioni e statue realizzati da Roberta Stifano, per tutti i nove giorni ci saranno incontri con professionisti come Milo Segantin, esperto in dinamiche di manipolazione affettiva e relazionale, e Cinzia Mammoliti, criminologa. E anche dibattiti, spettacoli teatrali, danze per affrontare il tema della violenza da più punti di vista e in modo diverso dal solito. E poi perché tutto il progetto ha un obiettivo su tutti: puntare i riflettori sulla violenza psicologica, molto meno nota di quella sessuale o fisica, ma non per questo meno grave.

“Dal tunnel”, del resto, non è un titolo casuale. Spiega l’ideatrice:

«Si tratta di una sorta di percorso “a punti” che, attraverso delle rielaborazioni intime e psicologiche, ho voluto realizzare per raccontare le varie fasi di chi si trova vittima di violenza, dando voce, attraverso l’arte, al disagio emotivo che ho vissuto qualche anno fa a causa di una relazione. Mi piace pensare che, grazie a questa mostra, donne vittime di violenza si possano in qualche modo riconoscere e pensare “Ma questo è quello che sta capitando anche a me”».

violenza psicologicaIl fatto che si parli sempre più di violenza fisica, non considerando molto l’aspetto psicologico, infatti, fa sì che chi la subisce non sia in grado di riconoscere gli elementi di una relazione affettiva di questo tipo, né di prendere provvedimenti per liberarsene.

Dal tunnel: una mostra dall’innamoramento alle offese

La mostra va in crescendo. Inizia con i quadri che rappresentano la prima fase, quella dell’innamoramento, in cui la vittima crede nell’amore, nelle promesse che vengono fatte, nella dolcezza ed è passionalmente remissiva.

Si prosegue con il momento di coscienza in cui in qualche modo ci si rende conto di vivere un amore malato ed è, invece, con le due installazioni “Accozzaglia di cose” e “Torre N.5” che la Stifano tratta il tema delle offese ricevute.

Lei stessa veniva definita dal suo ex come qualcosa senza forma e senza senso. Una “accozzaglia”, per l’appunto. Che aveva trovato «una sua dimensione solo grazie a lui». Un uomo che lei rappresenta come una torre perché «come tutti i narcisisti patologici, era pieno di sé, gambe larghe, petto in fuori. Il corpo dimostrava il suo modo di essere: tronfio fuori, arido dentro», precisa l’artista.

Una gabbia di pensieri che sfocia nella rinascita

Si prosegue quindi con la gabbia di pensieri: una statua bianca dentro una ragnatela che simboleggia la rete creata dal narcisista verso la sua vittima per destabilizzarla. C’è poi un’altra statua, questa volta distesa su un letto di truccioli, che simboleggia la transizione.  Mentre l’ultima, la Rinascita, è in posizione eretta su un letto di ceneri a simboleggiare, appunto, la rinascita dalle proprie sofferenze.

Tutte le statue, tranne l’ultima, sono realizzate su modelle vere e sono senza volto, quasi a ricordare un fantasma, ciò che diventa la vittima del narcisismo. Il percorso è accompagnato da letture di brani e poesie, musiche, e luci. Nell’allestimento l’artista, che lavora come amministrativa in una scuola, è stata aiutata da un esperto.

La manipolazione affettiva del narcisista patologico

 

violenza psicologicaLa violenza psicologica subito da Roberta ha a che fare con un disturbo della personalità poco noto come il narcisismo patologico e con la conseguente manipolazione affettiva.

Una patologia che non è facile da identificare, come racconta la stessa Roberta: «Qualche anno fa incontrai quest’uomo, con cui all’apparenza sembrava andare tutto bene. Venivo fuori da una storia molto difficile, durata 19 anni, con un uomo violento con cui mi ero sposata quando avevo 21 anni e da cui sono nati due splendidi figli. Una storia che mi aveva consumato fino a che non sono riuscita a staccarmi e a riprendere il controllo di me stessa, viaggiando, dedicandomi all’arte (cosa che il mio ex marito non mi aiutava a fare), conoscendo gente e tanto altro. Fino a che ho incontrato questo secondo uomo».

Una relazione fatta di alti e bassi, ma che nei momenti positivi regala a Roberta quello che molte donne sognano: «Lui era premuroso, mi giurava eterno amore e sapeva farmi sentire speciale, in Paradiso. Una volta mi portò al ristorante e fece mettere come sottofondo la canzone del film che avevamo visto al cinema per la prima volta. E, consapevole della mia passione per l’arte, realizzò a casa sua un laboratorio tutto per me. Mi faceva continue promesse, regali che avevano a che fare con l’arte e mi chiese di sposarlo per ben 3 volte. Insomma mi bombardava d’amore».

Un’altalena emotiva: i sintomi della violenza psicologica

Un comportamento tipico, specie agli inizi, del narcisista patologico, che ha un’idea grandiosa di sé, bisogno di ammirazione e conferme costanti, ma allo stesso tempo è incapace di amare, non prova empatia verso chi gli sta accanto e lo manipola. Segue un copione ben preciso: inizia con l’essere la persona ideale per guadagnare la fiducia della donna, ma il vero obiettivo è assoggettarla e annientarla.

«Persone così più ti portano in alto, più rischiano di farti male quando ti accorgi che la realtà è invece molto diversa. Io con lui», prosegue Roberta «mi sentivo sempre alle stelle, ma allo stesso tempo avvertivo come di sottofondo qualcosa di stonato. Ogni volta che uscivamo, lui decideva per me, mi consigliava come vestirmi preferendo il look da ufficio e suggeriva il modo di parlare».

Tutti atteggiamenti che non è difficile scambiare in un primo momento per premure, anche se eccessive.

Assoggettamento e annullamento della vittima

«Inizialmente mi faceva tanti complimenti per come cucinavo, ma in seguito ha cominciato a dire che era tutto troppo pesante. Mi elogiava come artista, voleva che gli insegnassi quello che sapevo fare, ma poi non perdeva occasione per screditarmi e per farmi sentire che non valevo nulla», continua Roberta.

«Così per l’arte, ma anche per il corso di yoga, mi accompagnava, apparentemente per starmi vicino, ma poi sminuiva quel che facevo, pronto a demolire ogni mia iniziativa, dimostrando di sapere fare meglio. Non so come spiegarlo: se sceglievo di fare qualcosa indipendentemente da lui, me la doveva far pagare». E non era diverso davanti agli altri: «Sparlava di me con gli amici, fingendo di scherzare».

Violenza psicologica più subdola della violenza fisica

Un modus operandi tipico dei narcisisti patologici che, dopo il bombardamento d’amore tendono a schiacciare chi sta loro accanto con critiche, squalifiche, umiliazioni.

violenza psicologica

Tutti atteggiamenti che magari in un primo momento si prendono sotto gamba, ma che lasciano i segni. «Io che ho vissuto anche una violenza fisica, posso dire che questa è peggio perché più subdola e difficile da riconoscere. Con lui mi sentivo insicura, ho cominciato a patire l’insonnia, a sentirmi confusa. Finché un giorno, dopo un litigio in stazione centrale a Milano, ho aperto gli occhi: mi ha trovata una mia conoscente in uno stato di confusione: non ricordavo cosa avessi fatto nelle 3 ore precedenti. E ancora su quel lasso di tempo ho il buio».

Altre conseguenze delle violenza psicologica

Per non parlare dei sensi di colpa che attanagliano chi è vittima di una violenza psicologica: «Inizialmente pensavo che dipendesse tutto dal mio atteggiamento, finché non ho avuto modo di parlarne con un esperto, che mi ha aiutato a capire chi era la persona con cui stavo che, per altro, ho scoperto che mi tradiva. Ma la cosa che non gli perdono è l’avere tradito la mia fiducia».

La violenza psicologica, per altro, resta difficile da dimostrare, perché si basa sulle parole e su atteggiamenti che non sono visibili, come capita per una violenza fisica. «E anche quando ti confidi con qualcuno, non è detta abbia gli strumenti per riconoscere quello che stai passando. Magari si pensa che chi racconta situazioni simili abbia travisato le parole o sia perfida e maldicente».

Ecco perché, conclude Roberta «spero che l’arte, così come ha dato a me un’occasione di riscatto, possa raggiungere più persone possibili e comunicare in modo più immediato».

Tutte le immagini sono pubblicate su gentile concessione di Roberta Stifano

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