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Valsabbina: missionari attaccano la banca su policy finanziamento armi

La Campagna di pressione alle “banche armate” critica pesantemente la risposta di Banca Valsabbina alle richieste di trasparenza e responsabilità nei rapporti con aziende che producono armi: «È una policy inaccettabile». Domande anche su RWM Italia e bombe ai sauditi

«Policy insufficiente e inaccettabile». Così i direttori delle tre riviste che promuovono la  Campagna di pressione alle “banche armate hanno risposto alla direzione di Banca Valsabbina. L’istituto di credito bresciano, replicando ad una lettera aperta che i tre direttori avevano inviato alla banca lo scorso luglio, ha reso nota una “Policy etica” per le politiche di finanziamento e sui servizi che Banca Valsabbina intende concedere alle aziende produttrici ed esportatrici di armamenti.

Una “policy” che per i tre missionari (padre Mario Menin, direttore di Missione Oggi, padre Efrem Tresoldi, direttore di Nigrizia, e padre Alex Zanotelli, direttore responsabile di Mosaico di pace) «non solo è insufficiente ma, soprattutto, è inaccettabile perché non presenta alcuna assunzione di responsabilità etica e sociale oltre a quanto già definito dalla legislazione vigente in Italia».

Policy di Banca Valsabbina è fotocopia delle leggi

E qui sta il primo aspetto cruciale della questione. Una “policy etica” non può infatti limitarsi a essere la fotocopia della normativa nazionale e per di più senza nemmeno assumerne tutti i criteri e i limiti.

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Foto Google Street View

La policy etica resa nota da Banca Valsabbina, infatti, si limita a «non supportare operazioni, intese come qualsiasi transazione bancaria di pagamento, incasso e/o finanziamento con imprese che operano nella produzione, stoccaggio e commercializzazione» ad alcuni tipi di armamenti già vietati dalle leggi nazionali (armi di distruzione di massa nucleari, biologiche e chimiche; agenti tossici chimici, biologici o materiale radioattivo; a quelle che la Banca definisce – senza specificarne la tipologia – “armi controverse”, intendendo forse le mine antipersona e le bombe a grappolo la cui produzione e commercializzazione è già vietata in Italia).

Per quanto riguarda i servizi che offre alla produzione e all’esportazione di tutti gli altri sistemi e materiali militari e di armi comuni, invece, «Banca Valsabbina ripropone pedissequamente i criteri e i divieti previsti dalle normative nazionali che ogni istituto bancario è già tenuto, per legge, ad osservare», commentano i tre missionari.

Rapporti con produttori di armi: manca trasparenza

Nella lettera aperta a Banca Valsabbina, i direttori delle tre riviste promotrici della Campagna di pressione alle “banche armate”, avevano invece chiesto alla banca di definire al più presto un preciso Codice di responsabilità sociale, e non solo una mera policy, atta a esplicitare «i princìpi di responsabilità sociale» che la banca si impegna ad attuare, e di rendere noti «i servizi bancari che la Banca intende proseguire, limitare o porre a termine con le aziende produttrici di materiali d’armamento e di armi comuni, con particolare attenzione ai servizi che intende concedere alle aziende per l’esportazione di tali prodotti».

Banca Valsabbina, affermando che «sono ammesse le transazioni e i finanziamenti relativi alla produzione, alle compravendite domestiche, all’import, export e transito di materiale di armamento prodotto, scambiato e utilizzato in via definitiva da forze armate e relativi enti preposti, nonché da forze di polizia locali operanti nel rispetto delle limitazioni sopra definite», non pone alcun limite, se non quelli, appunto, già previsti dalle normative vigenti.

Export armi: Campagna banche armate chiede i dati

I direttori delle tre riviste avevano inoltre chiesto a Banca Valsabbina di rendere note tutte le operazioni che la banca ha svolto dal 2006 nel settore delle esportazioni di armamenti: Banca Valsabbina non solo non ha risposto nel merito, ma la sua policy etica non esplicita alcun impegno riguardo alla trasparenza e alla rendicontazione pubblica in questo settore.

Infine la Campagna aveva chiesto a Banca Valsabbina di «sospendere da subito, anche a fronte di eventuali penali, tutti i finanziamenti e i servizi disposti dalla Banca alla produzione e all’esportazione di materiali militari e di armi comuni verso paesi in conflitto armato ed i cui governi siano responsabili di gravi violazioni dei diritti umani accertate dalle associazioni internazionali accreditate alle Nazioni Unite». Anche a questo riguardo non vi è stata alcuna risposta da parte della Banca.

Guerra Yemen: Banca Valsabbina e RWM Italia

C’è un punto di estrema attualità e cruciale. Riguarda i servizi che Banca Valsabbina sta offrendo alla RWM Italia per le bombe aeree che l’azienda sta inviando da tre anni ai sauditi. E in particolare la recente commessa da oltre 411 milioni di euro. Lo spiegano i missionari.

«Banca Valsabbina deve soprattutto chiarire all’opinione pubblica e ai suoi stessi correntisti se intende continuare a offrire servizi bancari, compresa la domiciliazione di incassi e pagamenti, all’azienda RWM Italia anche per l’esportazione da parte di quest’ultima di materiali bellici alle forze armate dell’Arabia Saudita e di altre monarchie del Golfo».

Ventimila bombe all’Arabia Saudita

In particolare Banca Valsabbina deve chiarire il suo ruolo riguardo all’operazione, assunta dalla RWM Italia lo scorso anno e tuttora in corso, per l’esportazione all’Arabia Saudita di 19.675 bombe del tipo MK 82, MK 83 e MK 84 del valore di 411 milioni di euro: si tratta della maggiore operazione per esportazione di bombe aeree effettuata dal dopoguerra da un’azienda con sede legale in Italia e, dalle informazioni reperibili nella Relazione governativa, Banca Valsabbina risulta essere l’istituto di credito di riferimento di RWM Italia anche per questa operazione.

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© UNICEF / Mohamed Hamoud

Come noto, inoltre, il rapporto inviato lo scorso gennaio al Consiglio di Sicurezza dal Gruppo di esperti delle Nazioni Unite documenta l’impiego di bombe prodotte dalla RWM Italia da parte dell’aeronautica militare saudita per bombardare città e aree abitate da civili in Yemen: questi bombardamenti sono espressamente vietati dalle convenzioni internazionali e pertanto – come evidenzia il rapporto – «possono costituire crimini di guerra».

Invito a valutare la chiusura rapporti con la Valsabbina

I tre missionari rinnovano infine le richieste a Banca Valsabbina. E fanno un invito a tutti i correntisti, e in particolare le associazioni del volontariato e della cooperazione internazionale, a fronte di una mancata risposta, a valutare la possibilità di porre termine ai rapporti con la Banca. Vedremo presto se Banca Valsabbina sarà in grado di assumersi le proprie responsabilità con rigore e trasparenza.

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