Honduras: ecco il piano criminale che assassinò Berta Cáceres

Un rapporto svela la struttura criminale dell'omicidio di Berta Cáceres. Sms e chat rivelano una stretta vicinanza tra funzionari della Desa, l'impresa incaricata di costruire la diga contro cui si batteva l'ambientalista, e le forze di sicurezza dell'Honduras. Informazioni che scuotono il paese a pochi giorni dalle elezioni presidenziali

La leader honduregna Berta Cáceres è stata uccisa per aver guidato la lotta degli indigeni lenca contro la costruzione della diga di Agua Zarca. Lo hanno sempre sostenuto la famiglia della leader indigena e l’organizzazione da lei coordinata, il Copinh. E sembrerebbero confermarlo ora anche gli Sms scambiati tra gli otto indagati per l’omicidio e alcuni soggetti non indagati, che fanno pensare a un ruolo diretto nell’assassinio da parte dei dirigenti della Desa S.A., l’impresa incaricata di costruire l’impianto idroelettrico.

A rivelarlo è il Comitato consultivo internazionale di persone esperte (Gaipe), che il 31 ottobre, nella capitale dell’Honduras, Tegucigalpa, ha presentato un nuovo rapporto in cui si trova appunto la trascrizione di questi messaggi e delle chat WhatsApp.

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Berta Cáceres durante un’azione di protesta contro la diga – Foto: Goldman Environmental Prize

Questo documento era atteso da tempo. Da ormai un anno, infatti, cinque giuristi ed esperti internazionali di diritti umani indagavano sul caso. Hanno potuto accedere anche a una parte degli atti giudiziari che sono a disposizione della magistratura honduregna dal 2 maggio 2016, cioè da quando furono arrestati alcuni dei sospetti autori dell’omicidio. I sicari hanno ucciso Berta Cáceres nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2016 entrando nella sua casa de La Esperanza sparandole fino ad ucciderla.

Indagine avviata per indisponibilità governo Honduras

A chiedere indagini indipendenti – rivolgendosi alle Nazioni Unite e alla Commissione interamericana per i diritti umani – erano stati la famiglia Cáceres e il Copinh. Di fronte alla indisponibilità del governo honduregno, è iniziato il lavoro del Gaipe, che a partire dal novembre del 2016 ha svolto quattro missioni in Honduras, ha intervistato decine di persone e studiato le carte del processo (gli imputati sono otto, i presunti esecutori dell’omicidio di Berta, accusati anche del tentato omicidio del messicano Gustavo Castro Soto, che si trovava nella casa di Cáceres).

Il Gaipe è composto da cinque giuristi e specialisti in materia di diritti umani: Dan Saxon (Università di Leiden, in Olanda), Roxanna Altholz (Università della California, Berkeley), il guatemalteco Miguel Ángel Urbina e i colombiani Jorge Molano e Liliana Uribe Tirado.

Omicidio progettato durante le proteste contro la diga

Tra i documenti citati nel rapporto, assumono grande rilevanza i tabulati che danno conto delle relazioni telefoniche tra gli 8 imputati e soggetti non indagati. Il fitto scambio di informazioni, e i movimenti degli imputati  – che è stato possibile ricostruire a partire dalla localizzazione delle “celle” cui si collegavano i telefoni – permettono infatti al Gaipe di scrivere: «Le prove che la pubblica accusa ha in mano dal 2 maggio 2016 rendono possibile stabilire che la pianificazione, l’esecuzione e i depistaggi legati all’omicidio di Berta Isabel Cáceres Flores sono iniziati nel mese di novembre del 2015 (quindi circa quattro mesi prima dell’evento, ndr), in coincidenza con la mobilitazione delle comunità indigene e del Copinh contro il progetto idroelettrico denominato Agua Zarca».

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Berta Cáceres alla cerimonia di premiazione del Goldman Environmental Prize 2015 – Foto: Goldman Environmental Prize

E pensare che proprio la campagna portata avanti dal Copinh contro la costruzione della diga di Agua Zarca sul fiume Gualcarque e affidata all’impresa Desarrollos Energéticos (Desa) era valsa a Berta nel 2015 il Goldman Environmental Prize, una sorta di premio Nobel per la protezione dell’ambiente.

Il primo attentato contro Berta Cáceres fu “abortito”

Si legge ancora nel documento reso pubblico il 31 ottobre: «Durante i mesi di gennaio e febbraio 2016, alcuni degli imputati e persone non identificate, hanno svolto un’azione di pianificazione nella città de La Esperanza, dove viveva Berta Isabel Cáceres Flores e dove ha sede il Copinh. Tra il 5 e il 6 febbraio del 2016, si realizzò un primo tentativo di commettere il crimine, al quale parteciparono numerosi tra gli imputati. Per ragioni logistiche quel piano fu “abortito”. Secondo l’informazione analizzata dal Gaipe, almeno quattro tra i presunti autori materiali dell’omicidio si riunirono il 2 marzo 2016 nella città de La Ceiba, per muoversi al mattino verso La Esperanza, nel Departimento di Intibucá. Arrivati, realizzarono attività ispettive prima di perpetrare il crimine».

I legami con l’esercito dell’Honduras

Non è un caso se gli esperti internazionali usano termini tipici di un linguaggio militare nel rapporto “Represa de Violencia. El plan que asesinó a Berta Cáceres” (Una diga di violenza. Il piano che ha ucciso Berta Cáceres).

Tra gli otto a processo, infatti, almeno due vantano un passato nell’esercito honduregno (Douglas Geovanny Bustillo ed Henrry Javier Hernandez), mentre un terzo, Mariano Díaz Chávez, era ancora un membro delle Forze Armate, con il grado di maggiore, fino al momento del suo arresto, avvenuto il 2 maggio 2016.

Istituzioni Honduras – Desa: relazioni sospette

Douglas Geovanny Bustillo fino al 2015 ha lavorato per la Desa, occupandosi di sicurezza. Dall’utenza telefonica che aveva in uso è stato possibile ricostruire un’azione di controllo, pedinamento, corruzione e infiltrazione nel Copinh, a partire almeno dal 2013.

Nel rapporto si spiega anche che «l’analisi del traffico telefonico tra gli imputati permette al Gaipe di ritenere che all’esecuzione dell’omicidio parteciparono anche altre persone, che non sono state al momento identificate dalla pubblica accusa».

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Berta Cáceres – Foto: Goldman Environmental Prize

Mentre alcuni messaggi testualmente riportati nel documento evidenziano i contatti tra «soci e dirigenti di DESA e funzionari del ministero per la Sicurezza e del corpo di Polizia Preventiva per essere informati circa i dettagli dei primi accertamenti relativi all’omicidio, e di ricevere dette notizie prima ancora che queste fossero condivise con la famiglia di Berta Isabel Cáceres Flores e gli avvocati che la rappresentano».

Una campagna per discreditare l’attivista e il Copinh

Messaggi e contatti telefonici rendono evidente anche la capacità di questi attori di influenzare le indagini iniziali, per arrivare ad accusare dell’omicidio membri del Copinh (il primo a essere sospettato fu il dirigente dell’organizzazione, Aureliano Molina Villanueva) o a diffondere la notizia di un delitto passionale (“lío de faldas” in spagnolo).

Queste azioni di depistaggio fanno parte della campagna di discredito che la Desa ha portato avanti nei confronti di Berta Cáceres e del Copinh e di cui si trova traccia anche nei tabulati. Tra questi, per esempio, ce ne sono alcuni che rivelano un piano per comunicare all’opinione pubblica che la dirigente assassinata di sarebbe arricchita sulle spalle degli indigeni, tanto da mandare i due figli minori a studiare in Argentina. In realtà, però, questo avvenne solo dopo il colpo di Stato del 2009 per proteggere i due adolescenti, visto che la madre era in pericolo di vita.

A questo punto, dunque, tutto sembra indicare che la donna sia stata uccisa per il proprio impegno in difesa dell’ambiente e dei diritti degli indigeni, come aveva già raccontato qualche tempo fa un documentario della Thomson Reuters Foundation pubblicato da Osservatorio Diritti.

#JusticiaparaBerta: un appello per verità e diritti

Oggi il Copinh lancia un appello sostenuto da decine di organizzazioni in tutto il mondo per chiedere alla magistratura honduregna l’identificazione dei mandanti intellettuali dell’omicidio della coordinatrice dell’organizzazione. E al governo honduregno di revocare la concessione per realizzare il progetto idroelettrico Agua Zarca, atto che viola i diritti delle comunità lenca stabiliti nella Convenzione 169 sui diritti dei popoli indigeni e tribali dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo).

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Berta Zúñiga Cáceres, figlia di Berta Cáceres. Foto Daniel Cima (via Flickr)

«Le chat sono molto esplicite e importanti per “illuminare” la ricerca dei mandanti dell’omicidio, perché chiamano in causa la dirigenza di Desa», spiega a Osservatorio Diritti Berta Zuñiga, figlia di Berta Cáceres e attuale coordinatrice del Copinh.

«Temiamo però che la reazione del governo alla pubblicazione del rapporto Gaipe sarà aggressiva, perché mancano poche settimane alle elezioni presidenziali del 26 novembre e le informazioni evidenziano vincoli tra Desa e forze di sicurezza dello Stato, oltre alla corruzione di funzionari pubblici di alto livello, la struttura criminale che ha reso possibile l’omicidio. Abbiamo anche paura di una chiusura ulteriore da parte della magistratura, dopo che grazie agli esperti abbiamo dimostrato di poter usare e saper analizzare le prove documentali che sono in loro possesso da più di un anno, ma che evidentemente non vogliono utilizzare. Non si spiega altrimenti perché abbiano catturato solo coloro che considerano gli autori materiali dell’omicidio», conclude Zuniga.

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