Violenza sui minori: vittima 92% migranti

Quasi tutti i giovani migranti subiscono violenze di vario genere da parte della polizia di frontiera degli stati membri dell'Unione europea ai confini della Serbia con Ungheria, Bulgaria e Croazia. Lo denuncia un nuovo report di Medici senza frontiere

«Viaggiavo con i miei fratelli, ma ci siamo persi di vista. Il più grande, che ha 18 anni, si trova in Germania, l’altro in Austria. Non so come raggiungerli e non voglio che loro passino dei guai per colpa mia. Dicono che non posso viaggiare legalmente, così non mi resta che “il gioco”». Il racconto è quello di un ragazzino afghano di 12 anni assistito da un’equipe di Medici Senza Frontiere in Serbia. L’ong ha pubblicato di recente il report “Giochi di violenza” (Games of violence), che denuncia le violenze e gli abusi subiti dai giovani migranti alle frontiere orientali d’Europa.

La violenza sui minori migranti in cifre

Nei primi sei mesi del 2017 il 92% dei bambini e dei ragazzi che si sono recati nelle cliniche per la salute mentale dell’organizzazione raccontano di aver subìto violenza fisica, come  bastonature, ferite da taglio, deprivazione di acqua e cibo. E indicano come responsabili le autorità e la polizia di frontiera dell’Ue, precisamente di Bulgaria, Ungheria e Croazia.

«Oggi, per i bambini e i ragazzi che provano a lasciare la Serbia, la violenza è una costante e nella maggior parte dei casi è perpetrata dalla polizia di frontiera degli Stati membri dell’Ue», spiega Andrea Contenta, responsabile Affari umanitari di Medici senza frontiere in Serbia.

Le violenze della polizia di frontiera subite dai bambini

«Da più di un anno i nostri medici e infermieri continuano ad ascoltare la stessa identica storia di giovani picchiati, umiliati e attaccati con i cani nel tentativo disperato di proseguire il loro viaggio».

violenze sui minori
“Mi hanno tolto le scarpe e mi hanno costretto a stare sulla neve per un’ora scalzo” – Foto Medici senza frontiere

I racconti ricostruiscono scenari molto simili tra loro: percosse, morsi di cani e uso di spray urticanti, ma anche privazione di cibo e acqua o l’obbligo a spogliarsi di tutti i vestiti nel cuore dell’inverno. In un quadro apparente di violenza sistematica contro le persone che tentano di raggiungere l’Unione Europea.

«Sono stato fermato dalla polizia croata, ero vicino al confine con la Slovenia. Mi hanno picchiato a lungo. Poi mi hanno costretto a togliermi tutti i vestiti, faceva molto freddo. Poi mi hanno caricato in macchina e mi hanno riportato in Serbia», racconta un giovane afghano di 15 anni.

Nel primo semestre 78 minori sono morti di violenza

«È vergognoso che alcuni stati membri dell’Ue stiano intenzionalmente usando la violenza per impedire a bambini e ragazzi di cercare asilo nell’Unione europa. In questo modo, l’unico effetto è quello di causare seri danni sia fisici sia psicologici, rendendo questi ragazzi ancora più vulnerabili e spingendoli nelle mani dei trafficanti che l’Ue e gli stati membri dichiarano di voler combattere», conclude Andrea Contenta.

«Non sappiamo quante persone abbiano perso la vita durante l’attraversamento dei Balcani, ma è evidente che i più vulnerabili sono coloro che si assumono i rischi maggiori», si legge nel report. Come nel caso di due afghani di 12 e 15 anni, morti nei pressi del confine serbo-croato mentre cercavano di scendere da un tir in corsa.

Livelli di violenza così elevati possono anche causare la morte di vittime innocenti. Il report della ong ne censisce 78 tra gennaio e giugno 2017 sulle spiagge turche e ai confini dell’Europa (Ungheria, Serbia, Croazia).

Migliaia di migranti bloccati lungo la rotta dei Balcani

È difficile avere un dato preciso sul numero di migranti e richiedenti asilo bloccati lungo la rotta balcanica. Secondo le stime dell’organizzazione, sarebbero tra gli 8 e i 10 mila le persone che hanno vissuto in accampamenti informali lungo i Balcani (Grecia esclusa).

In Serbia più della metà delle 2.500 persone registrate nei campi ufficiali sono minori. E di questi, circa 700 sono minori non accompagnati o che hanno perso i contatti con i familiari lungo il viaggio. «E non sappiamo quanti siano i minori che vivono negli accampamenti informali», aggiunge Contenta.

Ai profughi resta solo un “gioco” di violenze e pericoli

Di fronte alle frontiere e alla mancanza di canali d’ingresso legali non resta che tentare con “the game”, il gioco, come recita il titolo del report: provare la sorte «con viaggi pericolosi durante i quali sono vittime di violenza ripetuta», si legge nel documento. E come in un tragico gioco dell’oca, i migranti sono costretti a sfidare la sorte, devono sopravvivere a una serie di abusi e violenze, rischiano di finire in galera.

Come nel celebre gioco da tavolo, anche quando riescono ad attraversare il confine se vengono fermati vengono rispediti indietro, alla casella di partenza. Questo avviene sia nei casi dei trasferimenti che vengono effettuati in base al “Regolamento Dublino”, sia nel caso dei respingimenti della polizia di frontiera ungherese, fatti in totale mancanza di coordinamento con le autorità serbe e pure in condizioni climatiche estremamente difficili. Solo nei primi sei mesi del 2017, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ha osservato 1.800 respingimenti dall’Ungheria alla Serbia.

Con l’inverno crescono i pericoli per i richiedenti asilo

L’arrivo imminente dell’inverno non fa che aumentare le preoccupazioni degli operatori che lavorano in Serbia dal 2014 fornendo cure mediche e di salute mentale, ripari, acqua e servizi igienici nei punti di ingresso e uscita dal Paese.

migranti a belgrado
Foto di Ennio Brilli

«L’impatto dell’inverno sulla salute delle persone è terribile. I migranti sono costretti a vivere senza accesso alle docce e non possono tutelare la propria salute di base. Per questo si ammalano di scabbia o di altre patologie dell’apparato respiratorio. Ancora una volta ci ritroviamo a ricordare alle autorità serbe ed europee che nei Balcani ci sono migliaia di persone intrappolate. A cui, da più di un anno, non è stata data alcuna risposta», conclude Contenta.

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