Traffico di esseri umani fa razzia di bambini

Ogni giorno in India 100 bambini finiscono nella rete dei trafficanti. Un fenomeno in veloce aumento, soprattutto nel Nordest. E in 2 casi su 3 sono le bambine a finire nelle mani dei trafficanti

Ogni notte ci sono decine di persone che bivaccano all’interno delle stazioni di Calcutta, in attesa di salire sul proprio treno. Lo scorso 15 giugno, nella stazione ferroviaria di Sealdah, c’era anche una famiglia di tre persone, accampata vicino alla piattaforma numero 14. Al risveglio però, i genitori non hanno più trovato la figlia di 3 anni. Durante la notte, tra le 3 e le 5 del mattino, qualcuno era riuscito a rapire la bambina che dormiva tra loro. Nessun testimone del sequestro tra chi si trovava in stazione, nessuna traccia del rapitore nelle immagini delle telecamere a circuito chiuso della stazione: la piccola si è volatilizzata. Di lei, come di altre migliaia di bambini indiani che ogni anno scompaiono, si sono perse le tracce. Molti di loro sono purtroppo vittime del traffico di esseri umani.

35 mila bambini vittime del traffico di esseri umani

Secondo l’Indice globale della schiavitù (Global Slavery Index), ogni anno sono 35 mila i bambini indiani che finiscono nella rete dei trafficanti, anche se il dato è solo stimato. I rapimenti, infatti, non sempre sono collegati alla tratta. In molti casi, inoltre, sono i genitori stessi a cedere i figli a intermediari in cambio della promessa di far trovar loro un lavoro in città.

traffico di esseri umani

Lo stato del Bengala Occidentale, facilitato dal confine con il Bangladesh, registra un’alta incidenza di casi di traffico minorile: il 37 per cento. La percentuale su base nazionale di traffico di donne è ancora più alta, pari al 42 per cento, e per loro la destinazione è Mumbai, Chennai o Dubai.

Una ricerca realizzata dal National Crime Records Bureau (Ncrb, agenzia governativa indiana) relativa all’anno 2015, registra un’impennata del 250% di traffico minorile negli stati del nordest, con il picco nello stato di Assam, con casi più che triplicati dal 2014 al 2015. In 2 casi su 3 a finire nelle mani dei trafficanti sono bambine.

Il presidente Modi tenta con la “demonetizzazione”

Poche le iniziative che a livello politico riescono a contrastare i trafficanti. La “demonetizzazione”, decisa dal presidente indiano Narendra Modi, e imposta nel novembre 2016, aveva tra i suoi obiettivi quello di sradicare l’evasione distruggendo la ricchezza accumulata grazie al mercato nero, colpendo direttamente anche il traffico di droga e lo sfruttamento della prostituzione. In tutto il Paese sono state ritirate dalla circolazione tutte le banconote da 500 e 1.000 rupie e alla popolazione è stato concesso un brevissimo periodo di tempo per convertirle.

In effetti i riflessi dell’iniziativa sulle attività illecite furono immediati, con una riduzione stimata fino al 90% del volume economico del traffico di droga e della prostituzione. A questa breve fase di stallo del mercato nero (poco più di un mese), è seguita però una rapida impennata: la demonetizzazione è pesata soprattutto sulle spalle dei più poveri, spingendo ragazze sempre più giovani nel mercato del sesso, e costringendo le donne già nel settore a lavorare quasi gratuitamente. Una volta superato lo shock iniziale, già dopo un paio di mesi dall’operazione di Modi, i dati legati al mercato interno indiano indicavano che l’economia nera era in ripresa.

Caritas: sequestri di bambini in crescita nel Nordest

Tra luglio e agosto 2017 le alluvioni portate dai cicloni hanno causato solo in India 800 morti, tra gli stati di Bihar, Assam e Nord Bengala. Nel solo Assam l’acqua ha letteralmente cancellato 2.500 villaggi. Con oltre mille ettari di campi allagati, l’agricoltura di tutta la regione è in ginocchio, e tra le organizzazioni umanitarie è scattata immediata la corsa agli aiuti, anche per evitare una ennesima migrazione di massa.

traffico di esseri umani

La Caritas locale ha però rivelato che, nel monitoraggio iniziato subito dopo la catastrofe, l’alluvione ha causato una migrazione disperata dei membri delle famiglie, e, anche a causa dell’alto numero di dispersi, molti bambini sono stati facilmente attirati dai trafficanti.

La povertà diffusa, la disoccupazione e, non da ultimo, la vicinanza al confine internazionale, sono caratteristiche che oggi fanno della regione nordorientale dell’India “l’hub” ideale per il fenomeno della tratta. In particolare, con il 38% dei casi di minori trafficati in tutto il Paese, è l’Assam il nuovo fulcro dei sequestri di bambini.

Nepal, Myanmar, Bangladesh: la rete del traffico indiano

In un recente report, Caritas India lancia un duplice allarme: il traffico di donne e bambini che parte da questa regione nordorientale dell’India si snoda anche attraverso i confini di Myanmar, Bangladesh e Nepal. Per il Nepal questa è una piaga causata dal devastante terremoto del 25 aprile 2015, che ha causato 9 mila morti, distrutto più di 700 mila case e lasciato oltre 3 milioni di persone in estremo bisogno di aiuto. Vittime della tratta sono soprattutto le appartenenti a minoranza etniche come i tamang, i rai o thakuri, a causa della bellezza della loro pelle chiara.

Le donne e i minori nepalesi vengono venduti all’India e alla Cina per sfruttamento sessuale, ma sempre più frequentemente si registrano casi di “donne di conforto”, comprate da militanti islamisti. Si stima che 300 donne nepalesi siano finite in Siria dall’inizio del conflitto siriano.

Secondo la Commissione nazionale per i diritti umani, negli ultimi due anni almeno 16 mila donne sono state salvate dalla tratta, 13 mila sono state trafficate in diversi paesi, mentre le stime dell’Unicef parlano di un numero tra 12 mila e 15 mila minori trafficati dal Nepal verso l’India.

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