Berlino: viaggio nella moschea aperta ai gay

Nella moschea Ibn Rush-Goethe di Berlino tutti possono pregare fianco a fianco: uomini e donne, etero e gay, sciiti e sunniti. È uno dei pochi luoghi di culto islamici liberali al mondo. A fondarlo è stata Seyran Ates, avvocata e attivista per i diritti umani. Che anticipa a Osservatorio Diritti il progetto di un'altra moschea a Friburgo

da Berlino

La Ibn Rushd-Goethe è una delle poche “moschee liberali” al mondo e la prima ad avere una sede fissa in Germania. È stata aperta a Berlino a giugno 2017 e la sua fondatrice è Seyran Ates, avvocata di origini turche, femminista e attivista per i diritti umani. La sala è stata messa a disposizione da una chiesa protestante, nel quartiere multietnico di Moabit.

La porta è aperta a tutti: uomini e donne, sciiti e sunniti, eterosessuali e gay, qui possono pregare fianco a fianco. Il 29 settembre, a quattro mesi dall’inaugurazione, anche il sindaco della capitale tedesca, Michael Müller, ha fatto visita alla comunità per ribadire il suo sostegno al progetto.

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Foto di Matteo Zarbo

Donne velate e sicurezza: le minacce degli integralisti

Inizialmente l’ingresso era proibito solo alle donne velate integralmente. Chi indossava il niqab o il burqa non poteva entrare.

Secondo Ates, «l’obbligo di coprirsi il capo non è supportato da basi teologiche, neanche nelle interpretazioni più conservatrici del Corano, ma è solo una questione di politica».

Dopo qualche mese, però, il divieto è stato tolto, in quanto in contrasto con i principi liberali della moschea. L’unico vincolo è che vengano rispettate le misure di sicurezza, mostrando il proprio volto prima di entrare.

Il luogo di culto, infatti, è stato preso di mira dagli integralisti islamici, ma non solo. Seyran, oltre a migliaia di messaggi di sostegno, ha ricevuto anche tante minacce di morte. Già sotto scorta dal 2006 per il suo impegno in difesa dei diritti delle donne, da quest’anno il grado di protezione nei suoi confronti è ai massimi livelli.

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Foto di Matteo Zarbo scattata in occasione della visita del sindaco di Berlino alla moschea

La fatwa dei sunniti d’Egitto

A condannare il lavoro di Ates non è solo una parte dell’opinione pubblica islamica, ma anche alcune importanti istituzioni del mondo musulmano. L’università al-Azhar del Cairo, uno dei principali centri d’insegnamento dell’Islam sunnita, una volta saputo dell’apertura della moschea di Berlino, ha emesso una fatwa contro la fondazione di luoghi di culto islamici liberali.

La bocciatura è arrivata anche dal Dar al-Ifta al-Misriyyah (La Casa della Fatwa), organismo secolare presieduto dal Gran Mufti d’Egitto, che sostiene che la pratica di far pregare uomini e donne insieme è contraria ai precetti dell’Islam.

«Storia di successo», ma l’affluenza è bassa

La moschea Ibn Rushd-Goethe è intitolata, oltre che al grande letterato tedesco, ad Averroè, uno dei più influenti filosofi musulmani, colui che ha cercato di coniugare Islam e Ragione. Prima che vedesse la luce, ci sono voluti otto anni. Per Ates, 54enne, una laurea in Giurisprudenza alla Libera Università di Berlino, «è una storia di successo».

«Non ricevo solo simpatia da tutto il mondo, ma anche alcuni studiosi hanno cominciato a lavorare alle basi teologiche di quest’iniziativa».

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La fondatrice della moschea, Seyran Ates, con il sindaco di Berlino, Michael Müller – Foto di Matteo Zarbo

Per ora non c’è ancora un imam fisso, ma un coordinatore della comunità, si chiama Awhan Christian Hermann. Uomo di mezza età, sorriso accogliente, sguardo attento, si è convertito all’Islam ad agosto di quest’anno. «Mi sono innamorato di una donna e della sua religione».

L’affluenza non è ancora molto alta. «Di solito vengono tra le 10 e le 25 persone, il numero maggiore lo si raggiunge il venerdì. Quel giorno, il sermone delle 12 viene riproposto anche alle 18, per cercare di andare incontro alle esigenze di chi lavora», spiega Awhan.

Una libertà che fa ancora paura

Seyran dice di volere un imam, «ma il problema è che hanno paura a presentarsi. Ne vorrei uno uomo e uno donna, che siano fissi qui. Purtroppo ci sono ancora poche donne che rivestono questo ruolo».

Per ora sta lavorando fianco a fianco con altre personalità di spicco del mondo islamico progressista: Sherin Khankan, imam donna danese, che a Copenhagen ha fondato la moschea femminile Mariam; Ani Zonneveld, altra imam donna di Los Angeles; Ludovic-Mohamed Zahed, il primo imam gay d’Europa. Di origine algerine, ha aperto a Parigi la prima moschea gay-friendly di Francia. Proprio quest’ultimo il 6 ottobre è stato ospite alla Ibn Rushed-Goethe, dove ha tenuto un sermone in occasione della preghiera comune del venerdì.

Le prossime moschee liberali a Friburgo e Londra

Gli sponsor a quanto pare non mancano. «Riceviamo finanziamenti e offerte – spiega Ates – ma ci sosteniamo anche da soli grazie alle mie altre attività di professionista e scrittrice. Non ho paura, mi piace il lavoro che faccio».

A luglio è stata a Londra, altra città in cui vorrebbe aprire una moschea come quella di Berlino. In quell’occasione al The Guardian aveva dichiarato:

«Non sono da sola a portare avanti questa idea. È un movimento, una rivoluzione. Può darsi che il mio nome venga identificato con il concetto di moschea liberale, ma io da sola non sono la moschea. Abbiamo milioni di sostenitori in tutto il mondo».

A Osservatoriodiritti, invece, ha annunciato l’apertura a breve di un altro luogo di culto in Germania, a Friburgo per la precisione. Un progetto che sta seguendo Abdel-Hakim Ourghi, il direttore del dipartimento di Teologia islamica dell’Università di Scienze applicate della città del Baden-Württemberg.

Dialogo, la Berlin Politik di Müller

Anche il sindaco è sembrato entusiasta. Già in passato Müller aveva espresso la sua approvazione per il progetto, definendo la moschea «un centro importante per la discussione politica e la promozione della convivenza tra le religioni in una città multiculturale come Berlino». Concetti che ha ribadito anche durante la sua visita, prima a porte chiuse con Seyran, poi di fronte ai giornalisti e ad alcuni membri della comunità.

«Ora tutti possono venire a dialogare qui. Questa è la “Berlin Politik”, noi vogliamo il dialogo. Come dimostra il progetto del professor Michael Borgolte».

Il riferimento è allIstituto di Teologia islamica, di cui il professore di Storia Medievale è stato nominato direttore. Inaugurato a marzo presso l’Università Humboldt, tra i suoi scopi ha proprio quello di fornire le basi scientifiche alla teologia musulmana per la formazione degli imam e favorire il dialogo tra le religioni.

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