Guerra Yemen: bloccati gli aiuti umanitari

Human Rights Watch denuncia violazioni al diritto umanitario sia da parte della coalizione guidata dall'Arabia Saudita, sia delle forze di opposizione Houthi-Saleh. Cibo, carburante e altri beni di prima necessità non riescono a raggiungere i civili, aggravando così una situazione già compromessa

La coalizione guidata dall’Arabia Saudita sta colpendo pesantemente i civili in Yemen. E non solo con gli attacchi militari, che proseguono da oltre 900 giorni grazie anche alle armi vendute dal nostro paese. Ma anche attraverso le restrizioni alle importazioni, che peggiorano la già disperata situazione nel paese.

«In violazione alla legge umanitaria internazionale, (la colazione saudita, ndr) ha ritardato e dirottato petroliere, chiuso un porto cruciale e fermato beni salva-vita per la popolazione all’entrata di porti marittimi controllati dalle forze di opposizione Houthi-Saleh». Lo ha denunciato l’ong Human Rights Watch (Hrw) il 27 settembre.

L’ong precisa che anche le forze Houthi-Sales, che controllano la capitale Sana’a e una buona parte del territorio yemenita, «hanno violato gli obblighi legali internazionali di facilitare gli aiuti umanitari ai civili e hanno danneggiato significativamente la popolazione civile». Secondo Hrw, infatti, il gruppo avrebbe bloccato e confiscato aiuti, impedito l’accesso alla popolazione bisognosa e limitato la libertà di movimento di civili bisognosi di cure e dei volontari.

«La coalizione a guida saudita deve interrompere le sue restrizioni illegali sulle importazioni in Yemen e le forze Houthi-Saleh devono smettere di interferire con gli aiuti. Prima che ancora più bambini soffrano e muoiano per cause che si potrebbero prevenire, le parti in guerra devono permettere che carburante, cibo e medicine raggiungano le famiglie che ne hanno bisogno», ha detto Bill Van Esveld, ricercatore senior sui diritti dei bambini per la ong.

Guerra Yemen: «Più grande crisi umanitaria al mondo»

Lo Yemen è il paese più povero del Medio Oriente e sta sopportando da tempo quella che molti definiscono come «la più grande crisi umanitaria al mondo». Malnutrizione e malattie a cui i bambini sono particolarmente vulnerabili, sottolinea Hrw, sono diffuse nel paese. In particolare, si stima che circa 1,8 milioni di bambini soffrano di malnutrizione acuta. Metà degli ospedali del paese, inoltre, sono chiusi, e 15,7 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile.

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Immagine tratta dal video di Hrw (dettaglio)

A tutto questo, si aggiunge il fatto che ci sono oltre 700 mila di casi sospetti di colera, con altri 5 mila nuovi casi ogni giorno. Complessivamente, da aprile a metà agosto 2017, quasi 500 bambini sono morti e 200 mila si sono ammalati di colera, una malattia che si diffonde a causa dell’acqua incontaminata.

Aiuti dirottati da coalizione guidata da Arabia Saudita

Nella sua denuncia, Human Rights Watch dichiara di aver individuato almeno sette casi documentati dallo scorso maggio in cui la coalizione saudita ha arbitrariamente dirottato o ritardato petroliere dirette verso porti sotto il controllo delle forze Houthi-Saleh.

In un caso, la coalizione ha trattenuto una nave che trasportava combustibile in un porto saudita per oltre 5 mesi e non ha risposto alle richieste di chiarimenti presentate dalla compagnia di trasporto. Alla fine, il carico di petrolio ha dovuto essere scaricato in un porto dell’Arabia Saudita senza il corrispettivo pagamento e il personale a bordo che aveva bisogno di cure mediche non ha avuto il permesso di lasciare l’imbarcazione.

Cosa prevede il diritto umanitario internazionale

Secondo le leggi internazionali, sottolinea la ong, le parti in conflitto possono imporre blocchi navali per impedire che armi e altro materiale possa raggiungere le forze nemiche. Beni come cibo, carburante, medicine, destinati ai civili, possono essere ispezionati ma la loro consegna non può essere ritardata eccessivamente. In questo caso, chi attua il blocco deve pubblicare una lista delle merci di contrabbando, ma la coalizione non lo ha fatto.

«Possiamo solo speculare in merito a cosa possano essere queste merci. Noi, certamente, non trasportiamo alcuna arma sulle nostre navi», ha commentato l’ufficiale di una compagnia di trasporto marittimo. Tre petroliere della sua società hanno navigato regolarmente fino allo Yemen e hanno sempre ricevuto l’autorizzazione delle Nazioni Unite, riferisce ancora l’uomo. Ma la coalizione saudita ha imposto ogni volta lunghe ispezioni, che hanno provocato ritardi che sono costati fino a 10 mila dollari americani al giorno.

«Human Rights Watch non è a conoscenza di alcun caso in cui i corpi di monitoraggio dell’Onu abbiano concesso autorizzazioni a navi sulle quali la coalizione abbia in seguito trovato armi. La coalizione e altre forze navali hanno intercettato carichi di armi destinati allo Yemen in mare, ma stando alle notizie apparse sui media, in questi casi si è tratto di piccole dhow (un tipo di imbarcazione, ndr), non di navi portacontainer o petroliere», ha precisato l’ong.

Senza carburante mancano acqua e ospedali

La mancanza di carburante in Yemen, aggravata dalla chiusura del porto di Ras Isa da parte della coalizione saudita lo scorso giugno, ha serie conseguenze sulla vita della gente. Innanzitutto perché senza benzina non possono funzionare i generatori, da cui dipendono tante persone per poter avere energia elettrica in casa.

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Immagine tratta dal video di Hrw (dettaglio)

Oltre a questo, le pompe che portano l’acqua potabile spesso non possono funzionare senza carburante. E ancora, ricordano dei volontari locali, questa situazione rende più difficile far funzionare gli equipaggiamenti medici e i depositi sicuri di vaccini, sempre strettamente legati alla presenza di elettricità.

Un funzionario locale ha dichiarato alla ong:

«Ho visto ospedali che non possono far funzionare il proprio generatore. I laboratori non funzionano, gli ospedali sono costretti a chiudere la notte, la catena del freddo per i vaccini non va e non ci sono condizionatori per l’aria quando il caldo è insopportabile per pazienti molto malati».

Il mercato nero del petrolio arricchisce gli Houthi

Un panel di esperti delle Nazioni Unite ha riferito lo scorso giugno che gli Houthi hanno guadagnato anche fino a 1,14 miliardi di dollari americani proprio con la distribuzione di carburante e petrolio sul mercato nero. Tanto che il combustibile era «una delle principali fonti di finanziamento per gli Houthi».

Certo, ammette Hrw, le forze Houthi-Saleh usano il carburante importato per propositi militari. Ma, in ogni caso, impedire o ritardare eccessivamente le importazioni di carburante verso i civili, sta contribuendo al collasso del sistema sanitario, a una crescente mancanza di acqua incontaminata e all’aumento dei costi che sta rendendo cibo e beni di prima necessità inaccessibili per gli impoveriti dello Yemen.

«Il danno sostanziale ai civili non è proporzionato ad alcun vantaggio militare concreto e diretto per la coalizione, in violazione della legge umanitaria internazionale», dichiara ancora l’organizzazione.

Le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh

Human Rights Watch ha denunciato che anche le forze armate Houthi e, in generale, forze fedeli all’ex presidente dello Yemen, Ali Abdullah Saleh, hanno bloccato o confiscato aiuti diretti ai civili e imposto restrizioni onerose e non necessarie ai volontari, interferendo quindi sulla consegna degli aiuti. Proprio a causa dei questi interventi, ci sono stati gruppi di aiuto che hanno dovuto interrompere i soccorsi in alcune aree del paese.

Per esempio, a Taizz, la terza più grande città dello Yemen, un funzionario dell’ospedale ha dichiarato che lo scorso 17 aprile le forze Houthi-Saleh hanno confiscato equipaggiamenti medici da due camion, compreso materiale per le dialisi, che avrebbe potuto aiutare almeno 160 pazienti.

Oppure, ancora, a febbraio un importante convoglio umanitario dell’Onu non è potuto entrare nella città di Taizz proprio a causa di un checkpoint installato dalle forze Houthi-Saleh.

E lo scorso 17 settembre, l’Ufficio per l’Alto commissariato per i diritti umani (Ohchr) ha riferito che le forze Houthi-Saleh avevano imposto una battaglia «brutale» alla città di Taizz. E questo stesso gruppo ha ripetutamente lasciato mine che hanno impedito ai volontari di raggiungere alcune aree.

La richiesta di Human Rights Watch

La ong chiede sostegno a tutti gli Stati affinché diano supporto al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite per la creazione di un’indagine indipendente internazionale* sugli abusi compiuti da tutte le parti in guerra in Yemen, comprese le restrizioni illegali sulle importazioni e il rifiuto di accesso agli aiuti.

Dall’altra parte, per Hrw è urgente che le autorità Houthi-Saleh interrompano immediatamente di impedire alla popolazione di avere accesso agli aiuti, anche in Taizz, e di minacciare, intimidire o molestare lo staff umanitario a cui le autorità dovrebbero assicurare di poter compiere il proprio lavoro senza impedimenti e in modo imparziale.

* AGGIORNAMENTO: il 29 settembre il Comitato Onu dei diritti umani ha approvato una risoluzione per consenso sulla costituzione di un gruppo di esperti per indagare proprio sulle violazioni dei diritti umani che potrebbero essere imputate a qualunque delle parti in guerra in Yemen.

Anna Neistat, alta direttrice per le ricerche di Amnesty International, ha dichiarato:

«La risoluzione è una vittoria per gli yemeniti, la cui sofferenza è stata finora ignorata dalla comunità internazionale: una speranza per tutti coloro che chiedono giustizia e un passo avanti verso l’accertamento delle responsabilità».

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