Brasile: gay “curati” come malati

Un giudice federale ha stabilito che gli psicologi possono offrire trattamenti per la "conversione" dei gay. Una decisione a cui si oppone ora il Consiglio di psicologia, che ha chiarito che l'omosessualità non è né una malattia, né una deviazione

Il Brasile è sotto choc. Come se non bastasse essere uno dei paesi dove si uccidono più omosessuali al mondo (343 solo nel 2016), il 15 settembre un giudice federale ha emesso una sentenza in cui autorizza gli psicologi a offrire trattamenti per la “conversione” dei gay.

Questa “cura” è vietata dal 1999 dal Consiglio federale di psicologia (Cfp) che, seguendo quanto indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ha dichiarato che l’omosessualità non è una malattia e neppure una deviazione. Per questo motivo, dunque, non ha bisogno di essere curata.

Il Cfp ha presentato ricorso il 21 settembre e ha dichiarato in una nota che la decisione del magistrato «apre una pericolosa possibilità ai professionisti di utilizzo di terapie di ri-orientamento sessuale». Secondo il Consiglio, oltre a essere inefficaci, le pratiche rappresentano una violazione dei diritti umani e non hanno fondamenti scientifici.

«Omosessualità non è malattia, deviazione, anormalità»

Secondo Ulisses Carvalho, specialista in psicologia per l’Università Federale di Rio de Janeiro, «l’omosessualità non è una malattia, né una deviazione e nemmeno un’anormalità, perciò è fuori contesto che alcune persone propongano cure per tornare a essere normale».

«Ciò che sta accadendo dietro le quinte è un attacco alla risoluzione (quella redatta dall’Ordine federale di psicologia in base alle indicazione dell’Oms, ndr). Tradotta in tre lingue, è molto utilizzata al di fuori del campo della psicologia. È uno strumento per i diritti della popolazione Lgbt. Molti giudici, ad esempio, la utilizzano per consentire alle coppie omosessuali di adottare figli e questa sentenza, in verità, è un tentativo di silenziare queste minoranze», dice ancora Ulisses Carvalho.

Per gli “psicologi di Cristo” essere gay è una malattia

La sentenza liminare, cioè temporanea, emessa dal magistrato Waldemar de Carvalho della procura federale di Brasilia, è una risposta alla petizione popolare presentata da un gruppo di terapeuti conosciuti come “psicologi di Cristo“. Rozângela Alves Justino, firmataria della richiesta, è convinta che l’omosessualità sia una malattia.

Un assaggio del suo pensiero può essere letto nel suo blog, dove si identifica come missionaria e scrive contro l’identità di genere, il cambiamento di sesso e il comunismo.

«Il termine orientamento sessuale viene utilizzato sia per non discriminare nuovi tipi d’identità inventati che per naturalizzare l’orientamento sessuale pedofilo».

Ancora nel 2009, Rozângela è stata denunciata al consiglio federale di Psicologia per offrire terapie per curare l’omosessualità maschile e femminile.  Da quel momento in poi, ha sempre dichiarato di sentirsi perseguitata e censurata.

Secondo il sito The Intercept Brasil, oltre a fare la psicologa, da giugno 2016 la missionaria ha un posto come segretaria nell’ufficio del deputato Sóstenes Cavalcante (Partido Democratas), politico legato al pastore Silas Malafaia, della chiesa dell’Assemblea di Dio.

«Unico problema per gay è pregiudizio sociale»

Secondo la psicologa, chi vuole ha il diritto di avere la cura. «Ma quale cura? La vera domanda è perché alcune persone non si sentono a proprio agio? Perché non sono accettate dalla società. In altre parole, chi dovrebbe essere trattato è la società. La causa della sofferenza di queste persone è il pregiudizio sociale», sottolinea Sandro Fernandes, giornalista brasiliano che vive fra Mosca e Istanbul.

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Nella foto: Sandro Fernandes

Per Sandro questo tipo di “aiuto” apre un precedente molto pericoloso perché viene mascherato come atto di buona volontà. «Le persone non vogliono più dire che sono omofobiche, hanno paura di essere chiamati omofobici, e così trovano eufemismi come questo: offrire aiuto alle persone che sono confuse, che non sono soddisfatte del proprio orientamento sessuale o dell’identità di genere. Così si maschera (l’omofobia, ndr) come aiuto terapeutico, condannando persone che non si inseriscono nella natura eterogenea».

Di fronte al clamore sollevato dalla sua decisione, il magistrato Waldemar de Carvalho ha rilasciato una nota in cui dichiara di essere stato male interpretato. «In nessun momento questo magistrato ha considerato l’omosessualità una malattia o qualsiasi tipo di disturbo psichico che possa essere trattato».

«È il fondamentalismo che avanza in Brasile»

«È una vergogna comprendere che la democrazia e le leggi civili nel nostro paese stanno per finire. Non vivo più in Brasile, ma essendo brasiliano, mi domando se sia un paese dove abbia voglia di crescere i miei figli, se è un paese dove voglio tornare. Perché oggi c’è questa lacuna nella legge per invertire l’orientamento sessuale, domani può essere una violazione del diritto al voto. Questo retrocesso deve fermarsi», dice Fernando Henrique, giornalista e regista che attualmente vive Parigi.

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Nella foto: Fernando Henrique

Per Cleber Maurício de Lima, musicista, che da 18 anni vive con lo stesso compagno, «questo è un segno dell’avanzamento delle forze religiose fondamentaliste sulla politica che cercano di ridurre il modo di vita dei cittadini alle loro abitudini e credenze. Oggi classificano i gay come malati, domani possono classificare come malati gli ebrei e i praticanti delle religioni afro-brasiliane. Di fronte a queste assurdità, il silenzio della società legittima questi atteggiamenti oppressivi».

Mostre e spettacoli cancellati per proteste evangelici

E pensare che una settimana prima della pubblicazione della sentenza, la Banca Santander Brasil ha cancellato la mostra Queer sulla diversità sessuale a causa delle proteste provenienti da gruppi evangelici e di destra.

Questi stessi gruppi sono dietro alla cancellazione di uno spettacolo teatrale in cui Gesù era rappresentato da un trans e il ritiro di un quadro da un museo nella regione del Mato Grosso perché c’era la parola “pedofilia” scritta sulla tela. Eppure era un messaggio di denuncia, non di apologia a pedofilia, come hanno cercato di far credere i gruppi estremisti.

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