Messico: 43 studenti desaparecidos 3 anni fa

Una nuova piattaforma online ricostruisce la scomparsa di 43 studenti avvenuta esattamente tre anni fa a Iguala, in Messico. Una sparizione forzata di cui sono responsabili le forze dell'ordine del paese. La mappa sui desaparecidos è realizzata da Forensic Architecture

Oggi, 26 settembre, si celebra il terzo anniversario della scomparsa dei 43 studenti della scuola rurale di Ayotzinapa. A pochi giorni dalla ricorrenza, Forensic Architecture ha lanciato una piattaforma interattiva per ricostruire i fatti di quella tragica notte a Iguala, in Messico. Un notte in cui, oltre ai 43 studenti desaparecidos, hanno anche perso la vita sei persone e ne sono state ferite quaranta.

Il lavoro di Forensic Architecture è una vera e propria “cartografia della violenza”. Che non aggiunge informazioni a quelle già esistenti, ma che prova a dar loro una logica per capire che cosa sia realmente successo tra il 26 e il 27 settembre 2014 nella città dello stato di Guerrero.

La scomparsa dei 43 studenti: una “sparizione forzata”

desaparecidos Messico

Manifestazione in ricordo dei 43 studenti desaparecidos a Iguala, Messico (Montecruz Foto, via Flickr)

Quello dei 43 studenti desaparecidos è un fatto che ha segnato profondamente il Messico. A lasciare interdetta l’opinione pubblica nazionale e internazionale non è stata solo la scomparsa dei giovani, ma anche la mancanza di risposte da parte dello Stato di fronte a una evidente responsabilità delle forze dell’ordine. Scrive Federico Mastrogiovanni nel suo libro “Né vivi né morti”:

«Il 26 settembre 2014 è diventata una di quelle date di cui non vi è bisogno che venga specificato l’anno, perché tutti sanno e devono sapere di che cosa si tratta. Come il 2 ottobre. Che in Messico è sinonimo di repressione. O come il 1° maggio, che significa giustizia sociale. 26 settembre vuol dire: sparizione forzata».

La sparizione forzata è un crimine contro l’umanità riconosciuto dalle Nazioni Unite con l’adozione, nel dicembre del 2006, della Convenzione per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate. Testo ratificato dal Messico nel marzo 2008 (l’Italia l’ha sottoscritto nel 2015).

Forensic Architecture, nuova disciplina per le inchieste

Per smentire la «verità storica», come l’ha chiamata l’ex procuratore Jesús Murillo Karam, che esime gli autori del crimine dalle loro responsabilità, il Centro di Diritti Umani Miguel Augustin Pro e la Squadra argentina di antropologia forense hanno richiesto l’intervento di Forensic Architecture.

Al progetto ha lavorato un team di circa 40 persone tra architetti, giornalisti e avvocati. Il team è coordinato da Eyal Weizman, direttore del Centre for Research Architecture alla Goldsmiths, University of London.

La squadra, fondata nel 2010, nel corso degli anni ha realizzato una ventina di modelli interattivi, applicando la nuova disciplina dell’architettura forense alla ricostruzione di casi piuttosto complessi, come un campo di tortura in Camerun o l’attacco all’ospedale di Medici Senza Frontiere di al-Hamidiah in Siria.

Cosa è successo nella notte di Iguala

Il 26 settembre 2014 gli studenti di Ayotzinapa, circa un’ottantina, si trovavano a Iguala per prendere degli autobus che avrebbero dovuto portare loro e altri compagni di scuola a Città del Messico. Volevano partecipare alla manifestazione del 2 ottobre, anniversario del massacro di Tlatelolco, in cui hanno perso la vita più di 300 manifestanti (soprattutto studenti) uccisi dai proiettili dell’esercito. Quella notte gli attacchi da parte delle forze di polizia sono stati tre a due gruppi di ragazzi che si trovavano in parti distinte della città.

Più si entra nella mappa, più si ha la sensazione di essere a Iguala, di avere le spalle al muro o la faccia schiacciata dallo scarpone di un agente sull’asfalto. Ma anche di avere tutte le informazioni necessarie per capire. Non è il realismo delle immagini a governare la piattaforma, ma una narrativa tridimensionale a cui nulla sfugge.

Rapporti e testimonianze: le fonti usate per la mappa

Lo scopo di questo strumento è ricostruire, per la prima volta, la tragedia nella sua totalità, per dare una visione d’insieme e mettere a disposizione un mezzo legale in più per continuare a investigare. Le fonti principali sono due rapporti (“Prime conclusioni” e “Conclusioni avanzate”) del Gruppo interdisciplinare di esperti indipendenti, composto da cinque membri designati dalla Commissione interamericana dei diritti umani.

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Pagina iniziale della piattaforma di Forensic Architecture

Gli altri dati usati per sviluppare il progetto sono il frutto di numerose inchieste. Una fonte è stato il libro del giornalista statunitense John Gibler, “Storia orale dell’infamia”, un vero e proprio mosaico di testimonianze dei sopravvissuti e delle altre persone che hanno assistito ai fatti della “notte di Iguala”.

La verità sui 43 studenti desaparecidos prende forma

Attraverso video, foto, una mappa interattiva legata a una linea temporale e ricostruzioni in 3D, la verità, non «storica», ma quella reale, quella che continuano a chiedere i familiari, le ong, i cittadini, prende forma.

«La ricostruzione dimostra che sulle diverse scene del crimine erano presenti vari corpi delle forze di sicurezza: polizia municipale in tre località differenti, polizia ministeriale, statale e federale e anche l’esercito».

In più quella sera erano attivi, a diversi livelli, anche vari membri del crimine organizzato, come autori o osservatori della violenza. È anche evidente che gli agenti di polizia hanno usato i mezzi a loro disposizione, quelli con cui avrebbero dovuto garantire la sicurezza, per perpetrare, invece, gli attacchi contro gli studenti. I fatti ricostruiti sembrano dimostrare che un numero consistente di poliziotti si sia coordinato per portare a termine le retate. Tutte le agenzie governative si sono mobilitate, ma nessuna ha evitato gli atti di violenza.

«Questo rende l’apparato governativo messicano corresponsabile degli omicidi dei civili e della sparizione forzata dei 43 studenti che tuttora sono desaparecidos», è la conclusione di Forensic Architecture.

“Violenza” e “violenza contro l’evidenza” in Messico

«Per descrivere quello che è accaduto a Iguala – si legge nella presentazione della piattaforma – sono state usate due categorie: “violenza” e “violenza contro l’evidenza”. Lo sviluppo attraverso questi due gruppi semantici permette al visitatore di comprendere che l’atto della sparizione forzata è un crimine doppio: alla violenza perpetrata contro le persone, che culmina con la sparizione dei corpi, segue, infatti, la violenza contro l’evidenza, sotto forma di cancellazione o distorsione dei fatti».

L’importanza del lavoro di Forensic Architetcure è proprio questa: rendere impossibile la perdita di memoria o di evidenza di fronte a un massacro che ha segnato indelebilmente il Messico.

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