Indios dell’Amazzonia in pericolo

In Brasile gli indios e la loro terra, l'Amazzonia, sono minacciati dagli ultimi provvedimenti del governo Temer. L'esecutivo di Brasilia ha sospeso temporaneamente il decreto, ma la società civile è convinta che voglia consegnare il polmone verde della Terra alle multinazionali minerarie

Il futuro degli indios dell’Amazzonia, e dell’Amazzonia stessa, è in pericolo. Il controverso decreto con cui il presidente del Brasile, Michel Temer, autorizzava lo sfruttamento minerario della Riserva nazionale di rame e associati (Renca) alle aziende private, infatti, è stato sospeso, ma non bloccato.

La sospensione temporanea è stata emessa il 29 agosto dal giudice Rolando Valcir Spanholo, del Tribunale federale di Brasilia. Il magistrato ha accolto una petizione popolare contro la misura governativa presentata dall’avvocato e professore universitario Antonio Carlos Fernandes. Nella sua decisione, Spanholo ha sottolineato che un semplice atto amministrativo del presidente non è in grado di porre fine a una riserva.

Localizzata fra le regioni del Pará e Amapá, la riserva occupa un’area di 46.450 ettari – più grande della Danimarca – ed è una zona protetta dallo sfruttamento dalle multinazionali grazie a un decreto del 1984 del governo di João Figueiredo, l’ultimo presidente della dittatura militare brasiliana. La norma autorizza le ricerche geologiche nella zona soltanto alla Companhia de Pesquisa de Recursos Minerais (Cprm), un’azienda pubblica appartenente al ministero dell’Energia.

Foresta sotto assedio: 740 richieste di estrazione

Il governo Temer ha dichiarato che solo il 30% dell’intera area sarebbe stata aperta alle aziende private. Ma per gli ambientalisti tutta l’area che compone la Renca – e cioè una foresta nazionale, una statale, quattro riserve ecologiche e due riserve indigene – è in pericolo.

Basta vedere i dati dal Dipartimento nazionale di politica minerale (Dnpm) per capire la loro preoccupazione. Tra il 1971 e il 2016, infatti, ci sono state 740 richieste di estrazione mineraria nella riserva.

Decreto Amazzonia sospeso, ma indios restano esclusi

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Gli indios Matsés gestiscono da generazioni un’area della Frontiera dell’Amazzonia incontattata © Christopher Pillitz

Le rassicurazioni del governo non hanno convinto la società civile e le ong. E così, vista la pioggia di critiche e il provvedimento giudiziario di fine agosto, il governo federale ha emesso un’ordinanza a settembre che sospendeva il decreto per 120 giorni, tempo per discutere con la società l’estinzione della riserva.

«Il governo ha solo dimenticato di dire come e quando questo dibattito con la società civile verrà fatto. Inoltre, non è stato reso noto come le persone direttamente colpite – gli indiossaranno coinvolte nelle discussioni», dice padre Dario Bossi, 45 anni, che appartiene alla congregazione dei Missionari Comboni e vive da 14 anni in Brasile.

«Questa pausa è un modo strategico per guadagnare tempo. Dopo un paio di mesi la questione viene dimenticata e le mobilitazioni sociali raffreddate»

La storia insegna: rischio aggressione ambientale

Padre Dario mette il dito nelle ferite ancora aperte del Brasile. Per capire cosa potrebbe accadere alla riserva amazzonica, usa come termine di paragone i fatti di Eldorado do Carajás, nella regione del Pará, una zona aperta allo sfruttamento minerario che è stata teatro di conflitti e morti nel passato.

«L’aggressione ambientale è avanzata anno dopo anno. Deforestazione, distruzione delle risorse idriche, esplosione demografica, le periferie di Carajás sono cresciute e si sono formati ghetti di povertà, inondati di gente senza lavoro, senza più prospettiva di un futuro, dove predominavano la criminalità, le droghe e la prostituzione»

Il governo Temer ha dichiarato che uno dei motivi per liberalizzare la Renca sarebbe quello di combattere l’attività mineraria illegale dentro la riserva. Ma Padre Dario sottolinea come, ammettendo l’esistenza dell’attività mineraria illegale, l’esecutivo di Brasilia ammette di non essere in grado di controllare l’intera area.

Padre Dario confronta la situazione attuale agli eventi di Mariana, città mineraria nota per aver sofferto il peggior disastro ambientale dell’America Latina con la rottura di una diga della azienda Samarco nel novembre 2015.

«Se a Mariana non hanno monitorato, immagini in mezzo alla foresta?»

La deforestazione dall’Amazzonia sta avanzando al punto che lo scorso giugno anche il governo della Norvegia ha deciso un taglio di 196 milioni di reais (circa 52,5 milioni di euro) al Fondo dell’Amazzonia, di cui è il principale investitore.

Popoli indigeni minacciati da 25 progetti di legge

indios BrasileUn sondaggio fatto dal sito brasiliano De Olho nos Ruralista dimostra che nel Congresso sono presenti almeno 25 progetti di legge che minacciano i diritti degli indios, di cui 24 presentati da latifondisti.

La maggior parte è stata sintetizzata in progetti maggiori, come la Proposta di emendamento alla costituzione (Pec) 215/00, che intende trasferire al Congresso la responsabilità delle demarcazioni delle terre indigene, oltre al Progetto di legge (Pl 1610/96), che autorizza lo sfruttamento minerale nelle riserve degli indios.

Lo stretto legame tra latifondisti e governo Temer

Insomma, per il missionario comboniano «l’implementazione di questa politica liberale che soddisfa la volontà delle società minerarie è motivata dal fatto che molti politici sono stati finanziati da loro».

Qualche mese fa il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni, Survival International, aveva denunciato i pesanti tagli alla Fondazione nazionale dell’indio (Funai), che si occupa proprio di difendere i diritti dei popoli indigeni.

Il direttore generale dell’organizzazione, Stephen Corry, aveva detto: «È una mossa politica del settore dell’agrobusiness, che vede i popoli “incontattati” come un ostacolo al profitto e che sta prendendo di mira la foresta che è stata finora inaccessibile allo sviluppo. La verità è che questi tagli potrebbero causare un genocidio».

Ebbene, i latifondisti fanno parte del gruppo parlamentare più potente economicamente della base alleata del governo Temer, il cosiddetto gruppo “Bbb”, cioè Bibbia, Bue e Pallottola (Bíblia, Boi e Bala, in portoghese). Il gruppo ha già evitato che l’indagine per corruzione contro il presidente Temer fosse approvata nel Congresso. Adesso Michel Temer ha più bisogno che mai del gruppo, visto che è stato denunciato un’altra volta dalla Procura generale per corruzione. «Quale proposta sanguinosa sarà approvata questa volta?», si chiede padre Dario.

L’ultima foto di questa pagina è di Fiona Watson – Survival

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