Migranti: minori vittime di “viaggi spaventosi”

Abusi, sfruttamento e tratta di esseri umani: secondo l'ultimo rapporto di Unicef e Organizzazione mondiale per le migrazioni tre ragazzi su quattro sono vittime di esperienze di questo genere nel corso del viaggio verso l’Europa. Il documento si basa su 22.000 interviste

Abusi, sfruttamento e tratta di essere umani. Tre minorenni su quattro tra quelli che hanno cercato di raggiungere l’Europa passando per il Mediterraneo Centrale hanno vissuto esperienze di questo genere. Per la precisione, a raccontare storie così è stato il 77% di tutti gli intervistati.

La denuncia arriva dal nuovo report di Unicef e Organizzazione mondiale per le migrazioni (Oim), “Harrowing Journeys” (Viaggi spaventosi). Un documento, 64 pagine in tutto, basato su una quantità di dati impressionante: i racconti fatti all’Oim da 22 mila tra rifugiati e migranti. Di questi, 11 mila sono ragazzi (sono considerati sia gli adolescenti, tra i 14 e i 17 anni, sia i giovani, tra i 18 e i 24 anni). Le interviste sono state fatte in maggioranza in Italia, Grecia, Serbia, Slovenia, Macedonia, Bulgaria e Ungheria.

Scorrendo le testimonianze raccolte dai funzionari dell’Organizzazione si incontra di tutto. Come le dichiarazioni fatte da Aimamo, un ragazzino di 16 anni del Gambia che ha raggiunto l’Italia senza amici né familiari. Prima di riuscire ad arrivare in un centro di accoglienza del nostro paese, i suoi aguzzini, i trafficanti di uomini, lo hanno costretto a un lavoro estenuante per diversi mesi in Libia.

«Se provi a scappare, ti sparano. Se smetti di lavorare, ti picchiano. Eravamo come degli schiavi. Alla fine della giornata, ti chiudono dentro».

I migranti minorenni corrono i rischi maggiori

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Immagine tratta dal report “Viaggi spaventosi” – Foto: @ UNICEF/UN051556/Tremeau

Il report sottolinea che tutti i migranti in viaggio verso l’Europa corrono il rischio di finire vittime di abusi, sfruttamento e tratta di essere umani. Ma per le ragazze e i ragazzi che non hanno ancora compiuto 25 anni il pericolo è molto più alto rispetto agli adulti.

Nel dettaglio, l’esposizione al rischio di sfruttamento aumenta del 100% per gli under 25 che passano per il Mediterraneo Orientale (destinazione Grecia) e del 13% per chi opta per il Mediterraneo Centrale, in direzione dell’Italia.

Più pericoli per i minori dell’Africa sub-sahariana

Se per i giovani migranti il viaggio presenta sempre e comunque vari pericoli, e in particolare quello dello sfruttamento e della tratta, questa esperienza è ancora più rischiosa per chi parte da paesi dell’Africa sub-sahariana.

In particolare, sottolinea ancora il rapporto Oim-Unicef, sono vittime di violenza il 65% dei minori dell’Africa sub-sahariana che percorrono la rotta del Mar Egeo, contro una media generale del 15 per cento. Sulla rotta del Mediterraneo Centrale, quindi dalla Libia verso l’Italia, questa percentuale è addirittura dell’83%, anche se la differenza rispetto alla media, pari al 56%, è minore. Il motivo di questa differenza di trattamento starebbe nel razzismo nei confronti di chi arriva dall’Africa sub-sahariana.

Mediterraneo Centrale: la rotta più insidiosa

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Immagine tratta dal report “Viaggi spaventosi” – Foto: @ UNICEF/UN020034/Gilbertson VII Photo

In generale, i minori di età che viaggiano senza accompagnamento, così chi ha un’istruzione di basso livello, sono quelli che hanno la maggiore probabilità di essere adescati da parte di trafficanti e sfruttatori di ogni genere.

Dovendo fare una mappa delle zone più rischiose, il report afferma che al primo posto si trova senz’altro quella del Mediterraneo Centrale. In questa caso, in media, le ragazze e i ragazzi si indebitano per un valore compreso tra i 1.000 e i 5.000 dollari solo per il viaggio. In questo modo, dunque, arrivano in Italia in una situazione di maggiore fragilità, visto che saranno costretti a ripagare queste cifre ai loro aguzzini.

Servono «percorsi migratori regolari»

L’analisi dei vertici di Unicef e Oim è chiara: bisogna intervenire al più presto. Afshan Khan, direttrice regionale Unicef e coordinatrice speciale per la crisi dei minori migranti e rifugiati in Europa, ha detto:

«La dura realtà è che ormai è pratica consueta che i bambini migranti lungo il Mediterraneo siano vittime di abusi, traffico, percosse e discriminazioni. I leader dell’Unione Europea dovrebbero attuare soluzioni durature che comprendano percorsi migratori sicuri e legali, stabilire corridoi di protezione umanitaria e trovare alternative alla detenzione di bambini migranti».

Il direttore dell’Oim per Unione Europea, Norvegia e Svizzera, Eugenio Ambrosi, sottolinea che «per coloro che lasciano i propri paesi in fuga da violenze, instabilità e povertà, i fattori che spingono a migrare sono gravi e pressanti. Queste persone intraprendono viaggi pericolosi pur sapendo che potrebbero costare loro la dignità, il benessere o anche la vita».

E anche Ambrosi lancia un appello alle istituzioni:

«Se non verranno istituiti percorsi migratori più regolari, le altre misure rischiano di rimanere relativamente inefficaci. Dobbiamo dare vita a un approccio al fenomeno migratorio centrato sui diritti, e migliorare i meccanismi per identificare e proteggere i più vulnerabili nel processo migratorio, a prescindere dal loro status legale».

La proposta di Unicef e Oim

Il documento si rivolge a tutti gli attori del processo migratorio. A partire dagli stati di partenza, di arrivo e di transito, naturalmente. Ma anche a organismi internazionali, come l’Unione Europea, l’Unione Africana e altre organizzazioni.

Le richieste vanno dai «passaggi regolari e sicuri» per i minori al rafforzamento di «servizi di protezione» in tutti i paesi in cui passano i migranti. È importante poi incontrare delle soluzioni diverse alla detenzione temporanea dei giovani profughi, contrariamente a quanto continua ad avvenire.

Infine, per migliorare la soluzione tutti gli attori si dovrebbero impegnare nella lotta alla tratta allo sfruttamento, diffondendo anche una cultura che miri a contrastare fenomeni di razzismo o xenofobia verso i profughi.

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