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L’ordine delle cose: nuovo film di Andrea Segre

Arriva nelle sale italiane "L'ordine delle cose", l'ultimo film di Andrea Segre. La storia di un uomo che si intreccia con quella dei profughi e dei loro diritti violati. Una fiction che sa anche scavare e far luce sulla realtà, a partire dai piani italiani per bloccare l'immigrazione sul nascere

L’ordine delle cose” è un film a metà strada. Si presenta come fiction, ma è anche un po’ documentario. Anzi, per dirla con Luigi Manconi, presidente della commissione Diritti umani al Senato: «Una volta si sarebbe detto che si tratta di un film di attualità. Io direi che si tratta di un film del dopo attualità, un film che parla di ciò che è successo ieri, di ciò che sta succedendo oggi e non solo di ciò che succederà in futuro, ma proprio domani mattina».

Insomma, il nuovo racconto messo in piedi da Andrea Segre, proiettato in anteprima al Festival di Venezia e ora nelle sale, è destinato a far discutere. Dura 112 minuti ed è una storia che si intreccia ad ogni istante con gli eventi che leggiamo sui giornali o che ci scorrono davanti in qualche immagine di telegiornale. Un racconto che passa per la strategia dell’Italia di bloccare in Libia chi è intenzionato a provare il viaggio su un gommone. E che fa capire, allo stesso tempo, che cosa comporta questa decisione in termini di diritti umani violati. Con le merci libere di circolare per il mondo e le persone invece no, rinchiuse in centri di detenzione senza aver infranto la legge.

L’ordine delle cose: il trailer ufficiale e la trama

Tutto ruota intorno alla storia di Corrado, un dipendente del ministero degli Interni, un alto funzionario, che si occupa di combattere l’immigrazione irregolare facendo missioni internazionali. Ebbene, Corrado viene chiamato dall’esecutivo per sbrigliare il nodo degli arrivi in Italia dalla Libia: bisogna interrompere questo flusso di persone. Un compito piuttosto complicato, considerando anche la situazione del paese africano nel dopo-Gheddafi.

Il protagonista è alla continua ricerca di stratagemmi per portare i libici dalla propria parte, affinché si impegnino nel bloccare alla partenza i migranti diretti in Italia. Per farlo, Corrado visita porti, centri di detenzione per profughi, conosce altri funzionari, tanto italiani quanto francesi.

Ma le cose cambiano quando entra in scena Swada, una donna di origini somale che si trova in un centro di detenzione. È a questo punto che viene scombussolato “l’ordine delle cose”, come recita il titolo del film.

«Nella figura di Corrado si vede riflessa con tutte le sue contraddizioni la crisi morale della nostra società. Si vede riflesso un processo che oggi arriva a mettere in discussione le categorie fondanti, l’identità del genere umano. Un film così bello sotto il profilo artistico, sotto la sua identità di film in primo luogo, che costituisce una grandissima lezione per tutti noi», ha commentato il senatore Manconi alla presentazione del film avvenuta al Senato della Repubblica.

I centri di detenzione in Libia nel film di Andrea Segre

L'ordine delle cose - Andrea Segre
Foto: Elisa Caldana – Cinemazero (Wikipedia)

Ancora una volta, il regista infarcisce la pellicola del suo impegno civile e del desiderio di denuncia. Andrea Segre, infatti, mostra che cosa sono i centri di detenzione in Libia. Posti che vengono messi insieme a cominciare dalle testimonianze ascoltate. Racconti di uomini e donne passati di là, dove hanno anche subito abusi e torture di ogni genere.

Il regista, del resto, lo dice anche fuori metafora:

«In questo momento servono parole rilevanti e serie su quanto sta avvenendo. Mi auguro che ci sia la capacità del paese di reagire a una discesa agli Inferi a cui non stiamo solo consegnando gli altri, ma anche tutti noi».

“L’ordine delle cose” tra profughi sgomberati e ong

Nel corso della presentazione, Segre ha detto che ci sono pure profughi sgomberati il 19 agosto «in maniera violenta» dallo stabile di via Curtatone, a Roma, tra le comparse del film “L’ordine delle cose”.

Inoltre, riprendendo la polemica sollevata contro le ong da alcuni mesi a questa parte, il regista ha sottolineato che la realizzazione di questo lavoro è stata possibile grazie anche a queste stesse organizzazioni, tra le quali Amnesty International e Medici senza frontiere.

Per approfondire:
Botta e risposta tra procura e ong
La grande difesa delle ong

Le reazioni al film: Bonino, Grasso e Boldrini

Il film ha avuto l’appoggio e il commento positivo da parte di diverse cariche istituzionali dello Stato e politici. La presidente della Camera, Laura Boldrini, ha detto: «Auguro ogni successo a quest’opera, che dimostra una grande capacità da parte del regista di anticipazione dei problemi».

Un commento simile è stato fatto da Pietro Grasso, presidente del Senato: «Il regista racconta come la genesi del film risalga a più di tre anni fa: colpisce come la sua presentazione alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia si sia inserita pienamente nel cuore di un dibattito che proprio in queste settimane vede la questione dei migranti provenienti dalla Libia al centro di una nuova strategia – nazionale ed europea – e di profonde polemiche e divisioni».

Con le sue parole, infine, Emma Bonino entra nel vivo della questione:

«Vedo che c’è sollievo perché le persone non partono più, questi “straccioni” non partono più. Ma io non riesco a sentirmi sollevata. Credo che questo tappo che abbiamo messo sulle partenze per molti salverà l’Italia, ma vorrei che ci stupissimo quando scopriremo le fosse comuni in Libia».

Un libro “Per cambiare l’ordine delle cose”

Con la nuova pellicola di Segre, è stato presentato anche un pamphlet, “Per cambiare l’ordine delle cose”. Si tratta di un libretto agile, 16 pagine in tutto, preparato con l’intenzione di dare spunti concreti sul tema della gestione dei flussi migratori nel nostro Continente. Per la scrittrice italo-somala Igiaba Scego, che è una degli autori di questo pamplhet, «quello che è chiaro è che stiamo perdendo ogni forma di umanità. Troppo spesso dimentichiamo che i rifugiati hanno fatto la storia».

“Per cambiare le cose” può essere scaricato dal sito del film, dove gli utenti hanno anche la possibilità di lasciare un commento. In alternativa, a partire da settimana prossima, il libro sarà disponibile su carta in tutti gli uffici di Banca popolare etica.

(fonte: Redattore Sociale)

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