Brasile: polizia uccide ogni 8 ore a Rio

La 13enne Maria Eduarda Alves da Conceiçao è solo una delle tante vittime della polizia di Rio de Janeiro, in Brasile. Nel primo semestre, infatti, si contano già 581 morti, un livello record per la metropoli. Una crescita del 45,3% rispetto a un anno fa. Nazioni Unite, Amnesty e Justiça Global protestano. Ma l'impunità degli agenti è diffusa

I poliziotti di Rio de Janeiro lo sapevano: quando hanno scelto una scuola per fare un’imboscata ai trafficanti di droga in favela avrebbero potuto colpire qualche studente. E così ora dovranno risponderne davanti alla giustizia. I giudici della megalopoli brasiliana, infatti, hanno accettato la denuncia contro i soldati della polizia militare, Fábio Barros Dias e David Gomes Centeno, accusati di aver esploso i colpi che hanno ucciso la 13enne Maria Eduarda Alves da Conceição lo scorso marzo mentre era in classe, in orario scolastico, nella scuola municipale nella favela Morro da Pedreira. Per far luce sull’episodio pare che saranno decisivi i video girati col telefonino da alcuni residenti, che testimoniano la condotta scorretta degli agenti.

I parenti di Maria Eduarda hanno commentato così:

«Non si è trattato di pallottole vaganti, ma di omicidio. Come è possibile parlare di una pallottola vagante se sul corpo di Maria Eduarda sono stati trovati 4 fori d’entrata. È stata un’esecuzione».

Brasile: a Rio la polizia uccide, ma resta impunita

Quello della giovane Maria Eduarda non è un caso isolato. Ma appena uno tra le centinaia registrati a Rio de Janeiro. Un crimine che è riuscito a uscire dall’oblio dove è destinato a restare la gran parte degli episodi del genere, spesso archiviati senza investigazioni. Un problema nel problema, quest’ultimo: l’impunità di militari e poliziotti alimenta la spirale di violenza.

La statistiche dicono che sia in costante crescita il numero di vittime di quelli che vengono classificati come «omicidi decorrenti dall’opposizione a un’operazione di polizia», comunemente noti come «atti di resistenza». Nel primo semestre del 2017, con 581 morti, è stato raggiunto il nuovo record storico per la città. Detto in un altro modo, c’è stata una crescita del 45,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

In base ai dati dell’istituto di Pubblica sicurezza dello Stato, a Rio ogni 8 ore una persona è uccisa dalla polizia. Complessivamente, quasi il 20% dei 2.723 omicidi registrati in città nei primi sei mesi dell’anno sono riconducibili ad azioni di polizia.

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Aumentano vittime per «atti di resistenza» a polizia

L’aumento negli ultimi 3 anni è fin troppo evidente. Nel 2014, infatti, gli “atti di resistenza” sono stati 584, nel 2015 ben 645 e nell’anno olimpico, cioè nel 2016, addirittura 925. Considerati i 581 già registrati, il 2017 si candida come un anno record.

Gli omicidi in capo agli agenti di polizia sono spesso registrati come «sparatorie», «atti di resistenza» o come pallottole vaganti, ma si tratta spesso di denominazioni utili a tentare di assolvere i poliziotti e lo Stato dalla responsabilità per morti che sono invece senza giustificazione legali.

Nessun contrasto alla violenza della polizia militare

Brasile polizia militare
Foto: André Gustavo Stumpf

La commissione per le esecuzioni sommarie ed extragiudiziarie delle Nazioni Unite si è già occupata più volte del dossier Brasile, stilando relazioni in particolare sulla condotta degli agenti della polizia militare di Rio. Nonostante i richiami, però, non è stato fatto nulla di concreto da parte delle autorità per contenere il fenomeno. E i numeri in costante crescita ne sono la dimostrazione.

Anche all’inizio di quest’anno la campagna nata a seguito dell’uccisione di Maria Eduarda ha generato indignazione, ma nessun risultato tangibile. E mentre la Corte interamericana dei diritti umani ha chiesto al Brasile spiegazioni e soluzioni in merito all’incredibile situazione, Amnesty International e l’ong Justiça Global hanno invocato di nuovo l’aiuto delle Nazioni Unite perché sanzionassero il Paese per la gravissima situazione della pubblica sicurezza a Rio de Janeiro.

All’inizio del 2017 l’ong ha denunciato la «logica di sterminio e repressione» direttamente all’Onu, inviando un’informativa con l’auspicio «che il Brasile sia denunciato internazionalmente per le chiare violazioni di diritti umani che vengono commesse». La segreteria di pubblica sicurezza, si legge in una nota, «deve essere responsabilizzata per questi atti. Queste morti sono diretta responsabilità di uno stato che coltiva la guerra, l’oppressione e il genocidio».

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