Rom: a Roma tornano le ruspe

Il numero dei rom a Roma diminuisce, tanto che oggi rappresentano lo 0,3% della popolazione. Eppure gli sgomberi proseguono a ritmo serrato: 28 negli ultimi 8 mesi. Lo denuncia l'associazione 21 Luglio. Che chiede «una seria programmazione sociale che includa chi risiede negli insediamenti informali» per evitare «una nuova stagione di ostilità»

«Stop. Questa storia si chiude qua. Ora si cambia musica. Chiuderemo tutti i campi rom, effettueremo il censimento di tutte le aree abusive e delle tendopoli. E chi chiede soldi in metropolitana, magari con minorenni al seguito, è fuori». Così diceva il 13 giugno Maria Agnese Catini, presidente della commissione Politiche sociali di Roma. Nelle stesse ore, Virginia Raggi lanciava l’allarme che veniva ripreso dai maggiori quotidiani internazionali sulla troppa presenza dei migranti nella capitale. «Siamo sottoposti ad una forte pressione migratoria. È ora di ascoltare i cittadini romani; per questo trovo impossibile, oltre che rischioso, pensare di creare altre strutture di accoglienza», aveva detto la sindaca. Ma la promessa della tolleranza zero verso migranti in transito e comunità rom, l’amministrazione capitolina pentastellata l’aveva già mantenuta.

A raccontarlo è “Il ritorno delle ruspe“, l’ultimo rapporto dell’associazione 21 Luglio che ha censito negli ultimi otto mesi, dal 1 novembre 2016 al 30 giugno 2017, 28 sgomberi forzati che hanno coinvolto le comunità rom. La media di uno sgombero a settimana.

Senza contare che soltanto negli ultimi tre mesi «ci sono stati cinque sgomberi nei confronti dei transitanti collocati a ridosso della Stazione Tiburtina, che hanno coinvolto circa di 120 persone, tra cui anche minori, e hanno comportato la distruzione di tende, sacchi a pelo e lenzuola donate da cittadini», è la denuncia contenuta nel rapporto. È “la politica della ruspa”, prendendo in prestito il titolo di un libro del giornalista Valerio Renzi.

A Roma i rom sono lo 0,3% della popolazione

“Il ritorno delle ruspe” è proprio l’incipit del documento scritto dall’associazione 21 Luglio sui recenti sgomberi forzati nei confronti di rom e migranti in transito nella città di Roma. Una fotografia impietosa di come vengano progettate oggi le politiche sociali nella capitale d’Italia.

L’istantanea scattata racconta di allarmi insignificanti, oltre che ingiustificabili: «A fronte di una presenza costante di persone rom negli insediamenti informali della città, stimata nell’ultimo quinquennio attorno alle duemila unità, nell’ultimo anno questa presenza si è ulteriormente dimezzata». Si legge ancora nel rapporto: «In una città di 2,9 milioni di abitanti, le persone rom che abitano in insediamenti di fortuna rappresentano lo 0,3% della popolazione romana». E ancora: «In riferimento a sette di questi sgomberi forzati, le operazioni condotte dalle Autorità non sono state accompagnate dalle garanzie procedurali prescritte dagli standard internazionali sui diritti umani».

Italia richiamata sul rispetto dei rom

Diversi organismi internazionali hanno già richiamato il nostro paese in riferimento a quanto accade alle comunità rom. Nel gennaio 2016, il commissario per i Diritti umani del Consiglio d’Europa ha inviato una lettera al Governo italiano, in cui esprimeva preoccupazione per i continui sgomberi forzati di comunità rom e sottolineava il potenziale distruttivo di queste operazioni in termini di maggiore vulnerabilità delle persone colpite e di ostacolo ai percorsi di scolarizzazione e di inclusione sociale.

Non soltanto. Di recente il comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione razziale, in seguito a un monitoraggio condotto in Italia, ha prodotto delle osservazioni esprimendo preoccupazione per «la continua pratica degli sgomberi forzati delle comunità rom, sinte e camminanti su tutto il territorio dello Stato italiano» e chiedendo anche di interrompere qualunque altra operazione di questo tipo.

La richiesta all’amministrazione romana

L’associazione 21 Luglio esprime grave e profonda preoccupazione anche per la diffusione di frasi stereotipate e generalizzanti da parte chi esercita un ruolo pubblico, di governo. Perciò l’organizzazione, impegnata da anni contro le discriminazioni, chiede un segnale alle autorità capitoline «affinché adottino provvedimenti efficaci. Perché senza una seria programmazione sociale che includa quanti risiedono negli insediamenti informali si rischia di inaugurare una nuova stagione di ostilità, che potrebbe degenerare in azioni incontrollate, al di fuori di ogni cornice di legittimità».

A questo proposito, l’associazione raccomanda alle autorità romane di «ricondurre le questioni nell’alveo delle politiche sociali, al fine di individuare, per un numero così esiguo di persone intrappolate in una condizione di emergenza abitativa e sociale, soluzioni rispettose della dignità umana».

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