In Africa non piove, 16 milioni a rischio

16 milioni di persone affrontano per il 3° anno una dura siccità in Africa Orientale. Le piogge sono la metà della media di stagione e si teme per gli abitanti di Somalia, Etiopia, Kenya, Tanzania e Uganda. Sono già morti migliaia di animali che davano carne e latte. I campi sono secchi e il prezzo dei cereali è a livelli record. Lo denuncia la Fao

In Africa orientale ormai non c’è più acqua e si teme per le condizioni di vita e di salute di 16 milioni di persone. I pascoli sono asciutti. Migliaia di animali sono morti. E tutto questo ha aggravato la fame e la sete in quei territori ormai provati da diverso tempo. A diramare queste informazioni in un’allerta pubblicata il 14 luglio è stata la Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura.

Le piogge registrate nell’ultimo periodo sono pari a circa la metà delle precipitazioni registrate di solito in questa parte dell’anno. In particolare, la siccità sta picchiando duro in Somalia centrale e meridionale, in Etiopia sudorientale, nel Kenya settentrionale e orientale, nel nord della Tanzania e nell’Uganda nordorientale e sudoccidentale.

Secondo i dati diffusi dal Sistema d’informazione globale e di allarme rapido della Fao, si tratta ormai del terzo anno consecutivo che questa parte dell’Africa è costretta a fare i conti con piogge scarse e questo ha ridotto di molto la capacità da parte della popolazione locale di affrontare la situazione. Per questo motivo, secondo l’organizzazione Onu c’è bisogno al più presto di un sostegno urgente per affrontare la situazione. Come spiega senza troppi giri di parole il direttore Emergenze della Fao, Dominique Burgeon:

«Questa è la terza stagione consecutiva durante la quale le famiglie hanno dovuto fare i conti con la mancanza di precipitazioni e stanno semplicemente esaurendo i modi per farvi fronte. Occorre portare assistenza adesso, prima che la situazione si deteriori ulteriormente».

A 16 milioni di persone serve assistenza immediata

Tra Somalia, Etiopia, Kenya, Tanzania e Uganda la Fao stima che sono circa 16 milioni le persone che hanno bisogno con urgenza di assistenza umanitaria. Un numero che è cresciuto di quasi un terzo (il 30% circa) rispetto alla fine dell’anno scorso.

Tra le situazioni più allarmanti c’è senz’altro quella della Somalia. Qui, infatti, è ormai quasi metà della popolazione locale a soffrire la fame. La Fao fa notare che finora l’assistenza umanitaria finora ha evitato di precipitare in una carestia vera e propria, ma la situazione ha bisogno di essere seguita da vicino. Anche perché «si prevede che le condizioni in tutta la regione peggioreranno ulteriormente nei prossimi mesi con l’inizio della stagione secca e con un anticipato inizio precoce della stagione magra».

I pastori, il bestiame e la scarsità di latte

La scarsità delle piogge sta avendo pesanti ripercussioni anche sui pastori di Etiopia, Kenya e, ancora una volta, Somalia. In questo caso, fa sapere l’allarme dell’organizzazione, la mortalità tra gli animali è elevata e la produzione di latte anche tra quelli sopravvissuti è calata parecchio, con impatti negativi sulla sicurezza alimentare e sulla nutrizione.

«Se consideriamo quanto sia importante il latte per lo sviluppo sano dei bambini sotto i cinque anni di età, e i danni irreversibili che la sua mancanza può creare, è evidente che sostenere i pastori che stanno attraversando questo periodo di siccità è fondamentale», ha affermato Burgeon.

Questa situazione ha ripercussioni importanti anche a livello economico. I prezzi degli animali, infatti, sono calati proprio delle condizioni in cui si trovano in questo periodo.

Anche da questo punto di vista le previsioni sul futuro non sono favorevoli. La Fao, infatti, fa sapere che è previsto un ulteriore peggioramento delle condizioni del bestiame e dei pascoli per lo meno fino alla prossima stagione delle piogge, che dovrebbe cominciare in ottobre.

africa siccitaAgricoltura piegata da siccità e parassiti

La mancanza d’acqua, come è facile immaginare, sta causando anche gravi danni all’agricoltura. In diverse aree di della regione africana colpita, infatti, si è registrata una forte diminuzione delle semine e una perdita di coltivazioni anche durante il raccolto. Una situazione che non potrà essere recuperata ormai. «Nonostante alcune piogge tardive nel mese di maggio, i danni alle colture sono irreversibili», scrive l’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura.

Come se tutto questo non bastasse, ci si è messo ora anche la Spodoptera exempta, un parassita africano dell’ordine dei lepidotteri che aveva già causato parecchie perdite alle colture di mais nell’Africa meridionale e che adesso si è diffuso verso est. Questo parassita, prevede la Fao, farà peggiorare ulteriormente la situazione. In Kenya, per esempio, pare che il parassita abbia già colpito circa 200.000 ettari di colture. E anche l’Uganda è stato pesantemente travolto da questo parassita, che sta infestando più della metà dei 111 distretti in cui è suddiviso del paese.

Tutto questo, infine, sta avvenendo in un contesto di prezzi alimentari già molto alti, che limitano ancora di più la possibilità per la popolazione locale di comprare del cibo. I cereali, in particolare, costano sempre di più, sostenuti soprattutto dalle scarse forniture e dalle preoccupazioni per i raccolti attuali. Secondo la legge della domanda e dell’offerta, infatti, diventando scarsa la quantità del bene in questione, in questo caso i cereali, il loro valore sul mercato sale. Tant’è che «i prezzi in maggio hanno raggiunto livelli quasi-record nella maggior parte dei mercati e fino al doppio dello scorso anno».

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