Fuga dal Camerun, dove essere gay è reato

Franck Eitel, 28 anni, è dovuto scappare dal Camerun perché è gay: il paese africano prevede il reato di attività sessuale tra persone dello stesso sesso. La sua è una storia di violenze fisiche, discriminazioni e minacce. Oggi il ragazzo vive a Piadena, in provincia di Cremona, dove spera di ricostruirsi una vita

Franck Eitel, 28 anni, è gay. E per questo motivo, nel 2014, è dovuto scappare da Yaoundé, la capitale del Camerun in cui è nato e cresciuto. La sua è una storia di violenze fisiche, discriminazioni e minacce. E dentro di sé si porta anche la morte del fratello gemello. «Sono un pittore e a Yaoundé avevo un negozio in cui vendevo disegni e quadri. Nel negozio di vestiti a fianco lavorava mio fratello, a cui ero molto legato. Sino al giorno in cui venne ucciso».

Dopo un viaggio nel cuore dell’Africa, Franck è arrivato in Libia e alla fine è riuscito a raggiugere le coste siciliane a bordo di un barcone. Da lì, dopo qualche giorno, è stato trasferito al centro di accoglienza straordinario (Cas) di Piadena, comune in provincia di Cremona da 3.500 abitanti che ospita 35 richiedenti asilo. «Ha fatto domanda per ottenere lo status di rifugiato, ma gli è stata negata», dice Marco Feraboli, della cooperativa piacentina Ippogrifo che gestisce la struttura. «Abbiamo fatto ricorso, stiamo aspettando la data della nuova udienza».

L’omicidio del fratello: pensavano che fosse gay

A oggi, non sono stati individuati i responsabili dell’omicidio e la vicenda è ancora poco chiara. Secondo la ricostruzione di Franck, il gemello è stato ucciso da persone omofobe che lo hanno scambiato per lui.

«Per questo non voglio tornare nel mio paese, ho paura di subire la stessa sorte. Detto ciò, tutta l’Africa sta vivendo un momento molto complicato: la maggior parte dei suoi abitanti ha subìto danni psicologici. Nessuno nel nostro continente sogna più, ma io non voglio arrendermi. Voglio ripeterlo: non sono venuto qui per ragioni economiche, assolutamente. Là rischio la vita».

La vicenda giudiziaria del ragazzo ha subito una prima sconfitta, ma è ancora alle prime battute. Come racconta Feraboli: «Davanti alla commissione di Brescia incaricata di valutare il suo status ha raccontato la sua storia, ma sono state riscontrate delle lacune. La commissione ha comunicato che “non si configurano elementi riconducibili ai presupposti di persecuzione diretta e personale” e che “non vi sono fondati motivi di ritenere che, se l’interessato tornasse nel proprio paese, correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno”. Siamo rimasti delusi, ma non ci arrendiamo. Presenteremo nuovi approfondimenti, ci stiamo lavorando insieme al nostro avvocato».

Il Camerun contro le persone Lgbti

Come evidenziato nel report annuale 2016/2017 di Amnesty International, in Camerun le persone Lgbti continuano ad affrontare discriminazioni, intimidazioni, vessazioni e violenze. Il codice penale ha mantenuto il reato di attività sessuale tra persone dello stesso sesso anche dopo la riforma del codice, adottata a giugno.

Quasi un anno fa, scrive Amnesty, «tre giovani sono stati arrestati a Yaoundé e condotti presso una stazione della gendarmeria dove sono stati percossi, insultati e parzialmente rasati, poi inzuppati di acqua fredda dai gendarmi e costretti a “confessare” il loro orientamento sessuale. Sono stati rilasciati 24 ore dopo, con il pagamento di una tangente».

Chi è Franck Eitel

Franck parla francese, inglese, due dialetti camerunensi, un po’ di spagnolo e sta studiando l’italiano. «Ci dispiace per il diniego. Pensiamo anche che alcune sfumature del suo discorso si siano perse nella traduzione. Chi fa questo lavoro sa che esistono difficoltà oggettive. Io stesso ho accompagnato in commissione un ragazzo liberiano che aveva chiesto di essere ascoltato in mandingo. Non fu possibile e gli venne chiesto di parlare in inglese», ha detto Feraboli.

In Camerun Franck ha frequentato una scuola d’arte, mentre a Piadena si è offerto per piccoli lavoretti: sta finendo di ridipingere il centro civico e presto potrebbe dedicarsi all’atrio comunale. Contemporaneamente, porta avanti la sua passione per la musica, il disegno e la pittura. Ha anche partecipato alla mostra dedicata alla pace “We have a dream” e per l’occasione ha riprodotto il Guernica di Picasso con colori sgargianti. Sotto, un pensiero:

«Io, Franck Eitel, richiedente asilo del Camerun, dico semplicemente che a volte è meglio l’umanità del mondo selvaggio, che la barbarie dell’umanità del mondo d’oggi»».

Cosa sogna per il futuro il ragazzo venuto dal Camerun? «Sono cresciuto nella capitale, vorrei vivere in una grande città. Ma non ho dubbi: voglio rimanere in Italia. Quale lavoro mi piacerebbe? Quello di cui c’è bisogno: sono un pittore, ma non avrei problemi a fare, per esempio, il pasticcere. Vorrei solo che qualcuno credesse in me e mi desse un’opportunità».

(fonte: Redattore Sociale)

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