Acqua, un privilegio per pochi

Una ricerca di Unicef e Oms rivela che 4,5 miliardi di persone sono senza accesso a servizi igienici adeguati e 2,1 miliardi non dispongono in modo continuato e sicuro di acqua potabile. Ben 884 milioni, inoltre, devono camminare oltre mezz’ora per un po’ d’acqua. E le conseguenze sono devastanti: 361 mila bambini muoiono di diarrea ogni anno

Avere acqua potabile in casa non è per tutti. E avere un bagno è ormai una cosa per pochi. Secondo un rapporto pubblicato ieri da Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e Unicef, infatti, circa 2,1 miliardi di persone non hanno accesso continuato e sicuro all’acqua potabile. E il 60% della popolazione mondiale, 4,5 miliardi di persone in tutto, non ha accesso a servizi igienici adeguati. Problemi che riguardano soprattutto chi abita nelle zone rurali in ogni parte del mondo, ma non solo.

Le conseguenze di questa situazione sono devastanti. Ogni anni, infatti, si calcola che 361 mila bambini sotto i 5 anni di età muoiono a causa della diarrea. Ma non è tutto: la carenza di servizi igienici e acqua impura – sottolinea il report – «sono collegate alla trasmissione di malattie quali colera, dissenteria, epatite A e tifo».

Il documento, “Progressi sull’acqua potabile, servizi igienici e igiene: aggiornamento 2017 e linee guida dell’obiettivo di sviluppo sostenibile“, è opera del Programma congiunto di monitoraggio Oms-Unicef e presenta la prima analisi a livello globale sulla disponibilità di acqua potabile e servizi igienici «gestiti in modo sicuro».

Uno studio analitico, che arriva a una preoccupante conclusione: «Troppi abitanti del pianeta restano ancora esclusi da questi beni fondamentali, in particolare nelle aree rurali». Con buona pace per gli obiettivi di sviluppo sostenibile stabiliti dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. «In 90 Stati – rileva ancora il rapporto – i progressi nel settore dell’igiene sono troppo lenti per raggiungere il traguardo della copertura universale entro il 2030, previsto dal n. 6 dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile 2016-2030». L’obiettivo numero 6 citato dai ricercatori prevede che entro il 2030 sia posta fine alla pratica delle deiezioni all’aperto e venga garantito l’accesso universale ai servizi idrici e igienici di base.

I dati relativi alla situazione dei singoli stati non erano disponibili per tutti i paesi del mondo. Per questo motivo, il rapporto ha fatto ricorso a stime per 96 stati per quanto riguarda l’acqua potabile in casa e per altri 84 paesi per quello che ha a che vedere con i servizi igienici gestiti in modo sicuro.

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Donne si riforniscono di acqua in Bangladesh – © UNICEF/UN069113/Noorani

Camminare mezz’ora per un bicchiere d’acqua

Centinaia di milioni di persone devono camminare fino allo sfinimento per poter raggiungere un pozzo o un qualunque rifornimento di acqua. Dei 2,1 miliardi di uomini e donne che non hanno accesso all’acqua corrente e di qualità controllata in casa, infatti, il report Oms-Unicef fa notare che «884 milioni non possiedono neppure un accesso considerato basilare all’acqua potabile, ossia nel raggio di un tragitto di 30 minuti a piedi da casa».

Quello che nei paesi occidentali si dà per scontato, non lo è poi tanto per chi è nato nella parte “sbagliata” del mondo. «263 milioni di persone devono camminare per oltre mezz’ora per attingere l’acqua da fonti esterne e 159 milioni bevono acqua non trattata da fonti di superficie come corsi d’acqua o laghi».

Etiopia, un giorno con Aysha – © UNICEF video

Il gabinetto è un lusso per pochi

Oltre a rivelare che ci sono 4,5 miliardi di persone senza gabinetti adeguati e funzionanti, i ricercatori sottolineano che «2,3 miliardi non hanno neppure un accesso minimo: 600 milioni condividono latrine con altre famiglie, e ben 892 milioni – la maggior parte in aree rurali – defecano all’aperto». Una soluzione rischiosa per l’igiene, ma che è anche l’unica possibile per un numero crescente di abitanti dell’Africa subsahariana e Oceania, dove l’aumento della popolazione viaggia a ritmi sostenuti.

Guerre o conflitti di vario genere, inoltre, riducono l’accesso all’acqua. Nei paesi in cui sono in corso degli scontri, infatti, la possibilità per i bambini di usare questi servizi basilari è ridotta di quattro volte in confronto ai coetanei che vivono in stati dove regna la pace. L’accesso ai servizi igienici, inoltre, è ridotto della metà.

In campagna si soffre di più

Il confronto tra aree urbane e rurali vede sfavorito, e di molto, chi abita in campagna. Il rapporto, infatti, fa notare che ben due terzi di quelli che dispongono di acqua attraverso condutture che arrivano in casa vive in aree urbane. E la stessa cosa si registra per tre quinti di quelli che hanno un gabinetto funzionante.

Da questo punto di vista, la situazione è drammatica se si limita l’analisi alla popolazione che usa acqua non sicura per vivere: «Addirittura 150 dei 161 milioni di persone che attingono acqua non trattata da laghi, fiumi o canali di irrigazione vivono in aree rurali».

Per il direttore dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus:

«Avere acqua pulita e gabinetti in casa non dovrebbe essere un privilegio per benestanti o per chi vive città» «Stiamo parlando dei requisiti più basilari per la salute e tutti gli stati hanno la responsabilità di assicurare che ogni cittadino vi abbia accesso».

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Un bambino si lava in Kirghizistan – Foto: ©UNICEF/UN043449/Lister

Acqua e igiene: i progressi fatti finora

Il documento Oms-Unicef sottolinea anche i «notevoli progressi» fatti dal 2000 a oggi: miliardi di persone hanno ottenuto per la prima volta l’accesso all’acqua corrente – scrivono i ricercatori – e quelli che erano costretti a defecare all’aperto sono scesi da 1.227 a 892 milioni, con una riduzione di 22 milioni ogni anno.

Lo stesso report ammette anche che «non si può nascondere il fatto che non sempre questi nuovi accessi garantiscono acqua di qualità controllata e infrastrutture igieniche adeguate». In particolare, infatti, tante scuole, case o ambulatori sono ancora sprovvisti di sapone per la pulizia delle mani, per esempio. «E ciò mette a rischio la salute di tutti – soprattutto dei bambini più piccoli – di fronte a malattie come la diarrea acuta o il colera».

Per il direttore dell’Unicef, Anthony Lake, «acqua pulita e servizi igienici efficaci sono essenziali per la salute di ogni bambino e comunità e sono fondamentali per costruire società più forti, in salute e più eque. Quando miglioriamo questi servizi nelle comunità più svantaggiate e per i bambini più emarginati, offriamo loro una possibilità più equa di un avvenire migliore».

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