Prato: 100 profughi lasciati per strada

Richiedenti asilo espulsi negli ultimi mesi dai centri d'accoglienza della prefettura. Le associazioni denunciano una «grave violazione dei diritti umani»

A Prato sono quasi un centinaio i richiedenti asilo costretti a dormire per strada. Vicino alla stazione dei treni o in qualche giardino pubblico. Una situazione che ricorda quella di Bolzano. Ma in questo caso sono stati espulsi negli ultimi mesi dai centri di accoglienza in cui vivevano perché non hanno rispettato i regolamenti interni imposti dalla prefettura. Regolamenti stringenti, come il coprifuoco alle 23, con obbligo di rientro prima di quell’ora. Oppure l’obbligo di frequentare almeno il 70% dei corsi di lingua italiana.

Alcuni migranti hanno sgarrato e, per questo motivo, sono stati allontanati dai centri, senza soluzioni alternative. Un caso unico a livello toscano, raro anche sul panorama nazionale, attuato dalla prefettura all’indomani dei numerosi sbarchi e dei conseguenti arrivi di profughi sul territorio pratese, dove attualmente i richiedenti asilo sono circa 800, ma dove non ci sono strutture in quantità sufficiente.

Denunciata una «grave violazione dei diritti umani»

Un pugno duro, quella della prefettura, che ha sollevato numerose polemiche nel mondo dell’associazionismo pratese, anche tra gli stessi centri d’accoglienza. È stato lanciato un appello, firmato da un centinaio di persone e da una decina di associazioni del territorio, per chiedere alla prefettura di agire «nella piena tutela dei diritti dei richiedenti asilo rispettandone la dignità e operando secondo principi di buona accoglienza».

Nell’appello, promosso dall’assemblea Sulla stessa barca, si chiede pertanto di «interrompere la messa in atto di revoche arbitrarie, al fine di garantire agli ospiti la permanenza nei centri di accoglienza».

E viene denunciata una «grave violazione dei diritti umani» con «allontanamenti coatti attuati senza un preavviso di almeno dieci giorni tale da permettere agli ospiti un’uscita dignitosa dai progetti».

Tanto più, viene spiegato, «i centri di accoglienza non sono prigioni» e «dovrebbe essere tutelata la libertà dei richiedenti asilo, spesso colpevoli soltanto di rientrare pochi minuti dopo l’orario previsto».

Molti migranti, usciti dalle strutture, si sono ritrovati a dormire per strada, concentrati soprattutto nei pressi della stazione ferroviaria di Prato e in alcuni giardini pubblici, contribuendo così ad appesantire le problematiche relative all’emarginazione.

(fonte: Redattore Sociale)

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