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Diciassette profughi in un puntino

Una mappa interattiva della Carnegie Mellon University mostra 16 anni di migrazioni

L’Italia non è la meta principale dei profughi in fuga da guerre, carestie o povertà. E non lo è neppure l’Europa. O perlomeno non lo è stata nel periodo compreso tra il 2000 e il 2015. A dimostrarlo sono i numeri. O meglio, una mappa interattiva creata dalla Carnegie Mellon University di Pittsburgh nel laboratorio Create, Community Robotics, Education and Technology Empowerement.

Da queste immagini si capisce in modo semplice e immediato come il flusso delle migrazioni si fermi molto prima di varcare il Mar Mediterraneo e avvenga spesso verso i paesi confinanti con quelli da cui si scappa. Un’informazione simile, per altro, a quella emersa anche da un’altra mappa realizzata qualche tempo fa dall’associazione Medici per i diritti umani (Medu).

Come è stata creata la mappa interattiva

Il nuovo strumento della Mellon University si basa sui dati forniti dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) nel periodo tra il 2000 e 2015 e utilizza un’unità grafica molto ristretta: a ogni punto corrispondono 17 profughi.

La mappa rientra all’interno del progetto Explorables, che ha l’obiettivo di fornire rappresentazioni interattive e visive di “big data”, cioè di raccolte dati così estese e complesse da richiedere tecnologie e metodi analitici per la loro estrazione ed elaborazione. In questo contesto, dunque, Explorables si occupa della creazione di modelli che siano comprensibili e facilmente comunicabili. I temi di cui si è occupato questo lavoro spaziano dalla qualità dell’aria alle diseguaglianze sociali, passando per i cambiamenti dei territori e la disoccupazione.

Un prodotto tutto da esplorare

Guardando la mappa su larga scala, senza effettuare lo zoom sui singoli paesi, come detto, risulta evidente come la maggior parte delle migrazioni abbia toccato più il Medio Oriente e l’Africa che non l’Europa. Ma passandoci qualche minuto si possono tirar fuori molte altre informazioni.

Basta scegliere un anno in particolare, per esempio, e si può scoprire come era la situazione dei flussi migratori in quel determinato momento. Oppure, si può lasciar scorrere automaticamente il tempo e osservare così come sono cambiati gli spostamenti dei migrati nel giro dei 16 anni presi in considerazione da questo lavoro.

Dal punto di vista dello spazio, invece, si può navigare sulla mappa spostandosi con il cursore o scegliere un determinato paese cliccando sulle immagini in basso. Così facendo la mappa comincia a zoommare sull’area in questione, mostrando quali migrazioni ci sono state e verso dove.

In particolare, questo prodotto offre delle analisi puntuali per 14 paesi o aree del mondo: Afghanistan, Liberia, Darfur, Iraq, Colombia, Somalia, Costa d’Avorio, Siria (suddivisa in tre periodi differenti), Mali, Ucraina, Repubblica Centrafricana, Sud Sudan, Nigeria, Yemen.

Alla grafica, inoltre, si accompagnano le parole: sulla sinistra della mappa appare una scheda che dà informazioni preziose, ma in inglese, per capire cosa successe in quel determinato anno e per contestualizzare meglio il fenomeno.

mappa interattiva migrazioni
Dettaglio delle migrazioni dalla Siria a partire dal 2015

La geografia delle migrazioni

Nel 2001, per esempio, in concomitanza con l’invasione dell’Afghanistan da parte degli Stati Uniti, decine di migliaia di afghani si rifugiarono nei vicini Pakistan e Iran e molti di loro non sono ancora tornati al paese d’origine.

Andando poco avanti nel tempo, nel 2002, ma spostandosi diversi chilometri più a ovest, in Africa, a essere interessata da un fenomeno migratorio di grande rilievo fu la Liberia, dove la guerra tra i ribelli e gli eserciti del Governo costrinsero 105 mila persone a scappare. Anche in questo caso, la meta non fu l’Europa, ma Costa d’Avorio, Guinea e Sierra Leone.

Nel 2003, poi, lo scoppio del conflitto in Darfur, regione a ovest del Sudan, portò in quell’anno e nel 2004 oltre 131 mila persone a rifugiarsi in Ciad.

E ancora, nel 2006, oltre un milione di iracheni migrò verso la Siria e la Giordania. Questo fu solo l’inizio della maxi-migrazione, che continuò anche negli anni successivi e portò sempre più iracheni verso la Siria, fino a che anche qui esplose la guerra che è ancora in corso.

Quanto all’Europa, infine, l’esodo più significativo su scala mondiale è avvenuto nel 2009, con l’arrivo di imponenti flussi di rifugiati iracheni in Germania. Guardando a un passato più recente, poi, la Germania è diventata la meta di molti siriani negli anni 2015-2016, ma certo non l’unica, né la più rilevante: come emerge anche dalla mappa, molti di loro sono scappati nella più vicina Turchia, dove si calcola che oggi vivano circa 3 milioni di cittadini siriani.

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