Trafficanti da 35 miliardi di dollari

La denuncia di William Lacy Swing, capo dell'Organizzazione internazionale per i migranti

Il traffico di esseri umani nel mondo vale qualcosa come 35 miliardi di dollari l’anno, soldi fatti soprattutto sulla pelle dei migranti che cercano di attraversare il Mediterraneo per raggiungere l’Europa. Lo ha dichiarato qualche giorno fa il numero uno dell’Organizzazione mondiale per le migrazioni (Oim), William Lacy Swing, nel corso di un’intervista all’agenzia di stampa Reuters.

Con i suoi 35 miliardi di dollari di fatturato, il traffico di esseri umani rappresenta oggi il terzo business più redditizio al mondo per il crimine internazionale. A garantire lucri maggiori a queste organizzazioni ci sono solo il traffico di armi e quello della droga.

I migranti in fuga dall’Africa e, più in generale, da conflitti e crisi umanitarie in corso in diversi paesi, sono spesso convinti a mettersi in mare in Libia proprio da questi trafficanti, da cui sono intercettati all’interno dei centri di detenzione. A sei anni dalla caduta di Gheddafi, infatti, il paese è ancora un territorio senza legge e i profughi riferiscono quasi sempre di condizioni terribili nei centri governativi per i migranti.

Morti nel Mediterraneo

Complessivamente quest’anno sono già più di 1.700 le persone morte durante l’attraversata del Mediterraneo (tra loro anche molti bambini). Una cifra molto alta se si considera anche che nell’estate che sta per cominciare i migranti che intraprenderanno questo viaggio saranno in continua crescita. In tutto il 2015 i morti in mare erano stati 3.700 e, nel 2016, 5.000, ha ricordato ancora Lacy Swing.

E non si può tralasciare il fatto che questa è sicuramente solo una piccola parte delle vittime reali.

«Dobbiamo fare attenzione perché queste sono solo le persone che sappiamo essere morte, ma quanti altri corpi sono sommersi nel Mediterraneo o sepolti nella sabbia del Sahara?», si chiede il capo dell’agenzia collegata alle Nazioni Unite.

La comunità internazionale in Libia

Dopo aver visitato la Libia lo scorso marzo, sottolinea la Reuters, Lacy Swing aveva dichiarato che per la sua organizzazione era «tutto pronto per partire», ossia si poteva avviare il ritorno dello staff internazionale in Libia per lavorare nei centri di migranti. Finora, però, non è ancora arrivato il permesso delle Nazioni Unite per procedere in questa direzione.

Recentemente, inoltre, l’organizzazione aveva presentato a Ginevra dei piani insieme all’Agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) per appoggiare operazioni in Libia. In particolare, Lacy Swing aveva detto che l’Oim era pronta ad aiutare il governo locale nella gestione degli sfollati interni e nei centri di migrazione.

Nel paese, infatti, la situazione sembra stare peggiorando di giorno in giorno.

«C’è un sentimento anti-migrante che non si era visto in passato, alimentato ora dai sospetti che alcuni di queste persone che fuggono dal terrorismo siano loro stessi terroristi».

Secondo Lacy Swing, quello che dovrebbero fare ora i governi occidentali è affrontare le vere cause della migrazione in atto: conflitti, mancanza di acqua e disparità tra paesi ricchi e poveri.

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