Profughi egiziani a rischio rimpatrio

Venti migranti dell'hotspot di Lampedusa rischiano il rimpatrio nonostante la richiesta d'asilo

Venti profughi egiziani arrivati all’hotspot di Lampedusa rischiano di essere rimpatriati presto verso il loro paese. E questo nonostante «abbiano manifestato la loro volontà di presentare domanda di protezione internazionale». Ad aver impedito ai migranti di formalizzare subito la richiesta, come accade normalmente a chi sbarca nell’isola siciliana, sarebbe stata «l’assenza di modelli C-3 all’interno dell’Hot Spot di Lampedusa». In altre parole, non ci sarebbero stati i moduli per poter chiedere l’asilo.

Insomma, tutto quello che sta accadendo sembra essere contrario al diritto internazionale. Secondo quanto si legge in un documento redatto il 31 maggio dall’avvocata Alessandra Ballerini in nome e per conto dell’Associazione diritti e frontiere (Adif), infatti, «da informazioni apprese tramite le associazioni di volontari operanti sul territorio di Lampedusa è giunta notizia di un trasferimento di 20 profughi di nazionalità egiziana, richiedenti asilo, dall’Hot Spot di Lampedusa per il rimpatrio».

Anche Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, ieri scriveva dal suo profilo Twitter: «No ai respingimenti collettivi basati sulla nazionalità. Rischia di accadere a Lampedusa a 20 richiedenti asilo egiziani. Paese sicuro?».

Diritti umani a rischio

Un’azione di questo genere, si capisce leggendo il documento di Adif, violerebbe diversi diritti di questi cittadini. Innanzi tutto, come detto, avrebbero «manifestato la loro volontà di presentare domanda di protezione internazionale, nonostante la mancata formalizzazione della stessa, per assenza di modelli C-3 all’interno dell’Hot Spot di Lampedusa». E la legge prevede che la presentazione della domanda sia garantita dalle autorità a chiunque.

Oltre a questo, non si può fare finta che un paese vale l’altro in termini di rispetto dei diritti. Il documento, infatti, ricorda che «l’Egitto è un Paese dove non è garantito il rispetto dei diritti dell’uomo». E, a sostegno di questa tesi, cita l’ultimo rapporto di Amnesty International. Dove si legge:

«Le autorità hanno fatto ricorso ad arresti arbitrari collettivi per reprimere le manifestazioni e il dissenso, detenendo giornalisti, difensori dei diritti umani e dimostranti, e hanno limitato le attività delle organizzazioni per i diritti umani. L’agenzia per la sicurezza nazionale (National Security Agency – Nsa) ha sottoposto centinaia di detenuti a sparizione forzata: agenti dell’Nsa e altre forze di sicurezza hanno torturato e altrimenti maltrattato detenuti. Le forze di sicurezza hanno fatto ricorso a un uso eccessivo e letale della forza durante le normali operazioni di ordine pubblico e in circostanze che potevano equivalere a esecuzioni extragiudiziali. Sono proseguiti i processi iniqui davanti ai tribunali civili e militari. Le autorità non hanno provveduto a indagare adeguatamente le violazioni dei diritti umani e ad assicurare alla giustizia i responsabili».

Insomma, secondo l’organizzazione che si occupa di difendere i diritti umani nel mondo, non si tratta esattamente del paradiso dei diritti umani. Come conferma, tra l’altro, la vicenda di Giulio Regeni, il giovane dottorando italiano rapito e ucciso a Il Cairo. Proprio nei giorni scorsi, nel corso dello speciale mandato in onda dalla trasmissione di RaiTre #cartabianca, la famiglia di Giulio ha richiesto attraverso l’avvocata Alessandra Ballerini che l’Egitto sia dichiarato ufficialmente un paese «non sicuro».

E la vicenda, come è noto, aveva portato anche alla decisione di Roma di richiamare l’allora ambasciatore italiano in Egitto, Maurizio Massari, in seguito destinato a un altro incarico. Il funzionario era stato quindi sostituito da Giampaolo Cantini, che però non ha poi preso servizio, come conferma la pagina bianca dedicata ancora oggi all’ambasciatore proprio sul sito ufficiale dell’ufficio de Il Cairo.

L’allontanamento dei 20 cittadini potrebbe avvenire anche in virtù dell’accordo di collaborazione tra Italia ed Egitto firmato nel gennaio del 2007. Ma l’avvocata ricorda che, in ogni caso, «le espulsioni di massa sono vietate dall’art. 4 protocollo 4 della CEDU (Corte europea dei diritti dell’uomo, ndr) e che il rimpatrio di richiedenti asilo comporta una palese violazione del principio di non refoulement».

Considerando tutto questo, dunque, l’Adif «richiede con urgenza di conoscere la destinazione finale dei cittadini richiedenti asilo di cui sopra, diffidandovi dall’eseguire ogni attività di respingimento o rimpatrio degli stessi».

Il documento è stato inviato a questura e prefettura di Agrigento (competenti sul territorio di Lampedusa), al dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione e a quello della Pubblica sicurezza – Direzione centrale della immigrazione e polizia di frontiera del ministero dell’Interno. Per conoscenza, inoltre, è stato indirizzato anche alla presidenza della commissione per i Diritti umani, al Garante nazionale per i detenuti e all’Alto commissariato per i rifugiati del nostro paese (Unhcr Italia).

Destinazione Egitto

A questo punto, dunque, resta da capire innanzitutto dove si trovino questi venti egiziani. Secondo le informazioni in possesso di Osservatorio Diritti, i profughi sarebbero stati trasferiti dall’hotspot di Lampedusa verso Palermo. Ma mancano ancora conferme ufficiali da parte delle autorità. Lo scopo di questo trasferimento, a quanto pare, sarebbe quello di permettere a funzionari egiziani di verificare la nazionalità di queste persone.

La seconda questione ancora tutta da chiarire è quella della destinazione finale. Nel documento si legge che il rimpatrio è previsto «tramite un volo della Compagnia Aerea SMART WINGS». La compagnia, infatti, opera su due aeroporti siciliani. Il primo è il Punta Raisi di Palermo, da dove però partono voli solo per quattro destinazioni, nessuna delle quali in Egitto: Praga, Lione, Nantes, Parigi.

Nulla vieta che i profughi siano imbarcati in uno di questi voli per poi passare a un altro in uno scalo successivo, ma ci sarebbe una soluzione più facile. La Smart Wings, infatti, è attiva anche al Fontanarossa di Catania. In questo caso il ventaglio di destinazioni tra cui scegliere è molto più ampio, 38 in tutto, e tra queste ci sono anche Hurghada e Marsa Alam, entrambe sul Mar Rosso, entrambe in Egitto.

Una terza possibilità, infine, potrebbe essere quella di un volo creato appositamente per allontanare queste venti persone. Nel caso, naturalmente, non ci sarebbe più alcun vincolo in merito alla città di partenza, che potrebbe essere scelta esclusivamente in base a esigenze organizzative.

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