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Milano dice sì all’accoglienza

La manifestazione "Insieme senza muri" per una società plurale e accogliente verso i migranti

Una manifestazione di chi ritiene che «la società plurale sia un’occasione di crescita per tutti e che la logica dei muri che fomentano la paura debba essere sconfitta dalle scelte che pongono al centro la forza dell’integrazione e della convivenza». Una marcia per l’accoglienza dei migranti sul modello di quella di Barcellona del febbraio scorso. Sarà tutto questo la manifestazioneInsieme senza muri”, in programma per sabato 20 aprile a Milano a partire dalle 14.30 (ritrovo a porta Venezia).

All’evento sono attese diverse migliaia di persone. Anche perché sono arrivate adesioni da tutta Italia. Da parte di centinaia di associazioni, enti, cooperative. Ma anche da persone comuni e personaggi dello sport, dello spettacolo e della politica. Ci saranno rappresentanze di comunità straniere. Parteciperanno associazioni ed enti religiosi, sia cristiani sia musulmani. Insomma, «sarà una mobilitazione festosa e popolare, una mobilitazione carica di speranza», come garantiscono gli organizzatori. L’idea è stata lanciata dall’assessore di Milano alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino.

L’obiettivo dichiarato del grande incontro è quello di arrivare a un «superamento della legge Bossi-Fini» e all’approvazione della legge sulla cittadinanza (vedi il manifesto completo in fondo a questa pagina). E poi c’è «la necessità di rafforzare un sistema di accoglienza dei migranti fondato sul coinvolgimento di tutte le comunità e le istituzioni, la trasparenza, la qualità, il sostegno ai soggetti più fragili (i minori, le donne, i vulnerabili), la cultura dei diritti e della responsabilità».

insieme senza muri
Un gruppo di cittadini mostra lo slogan della manifestazione “Insieme senza muri”

In strada anche musulmani, valdesi e cattolici

#20maggiosenzamuri sarà anche un evento interreligioso, un’occasione di dialogo tra fedi diverse. «Crediamo nell’uguaglianza, nella parità: per tutti, senza distinzione di credo o di origine», ha detto Omar Jibril, portavoce del coordinamento di 24 comunità musulmane di Milano e Monza (Caim), che ha aderito alla manifestazione.

E alla marcia parteciperanno pure la Chiesa Valdese, la comunità di Sant’Egidio, l’Azione cattolica ambrosiana insieme a numerose parrocchie. Tutti con motivazioni simili: «Siamo convinti, da cittadini e da cristiani, che la nazione d’origine, la fede professata, il colore della pelle non possano e non debbano diventare il pretesto per alimentare nuove discriminazioni», ha detto Monica Fabbri, presidente del Concistoro Valdese di Milano.

«La pace nel mondo la vogliamo tutti e sarebbe auspicabile che intere popolazioni non dovessero scappare o migrare dalle loro terre d’origine», ha dichiarato il portavoce del Caim.

«Bisogna però anche essere pragmatici. Non si può dire che bisogna aiutare i migranti a casa loro e poi non fare nulla. Non si può chiudere la porta a chi fugge da guerre o dalla fame. E come Italia dovrebbe rivedere tutte la legislazione in materia di immigrazione. Non solo. Il Parlamento sta discutendo da anni la riforma del diritto di cittadinanza. È ora di dare una risposta ai tanti figli di immigrati che nascono qui, studiano qui e che alla fine sono considerati comunque stranieri anche se loro si sentono pienamente italiani».

Le comunità religiose scendono in piazza portando anche la loro esperienza di accoglienza dei migranti. La Chiesa Valdese, insieme alla comunità di Sant’Egidio, ha aperto i corridoi umanitari, con i quali finora 800 profughi sono arrivati in Italia senza dover attraversare il Mediterraneo sui barconi, in accordo con il governo italiano. «Ecco perché abbiamo dato volentieri la nostra adesione ufficiale, come chiesa, e anche insieme alle altre chiese protestanti sorelle presenti in città, battista metodista e luterana, a questa manifestazione», spiega Monica Fabbri. «Perché è ispirata alla speranza di chi crede nel valore del rispetto delle differenze culturali ed etniche e pensa che la logica dei muri che fomentano la paura debba essere sconfitta dalle scelte che pongono al centro la forza dell’integrazione e della convivenza».

«Di fronte agli oltre 1.300 morti nel Cimitero Mediterraneo nel solo 2017, di fronte al tragico suicidio del giovane maliano in via Ferrante Aporti – sottolinea la comunità di Sant’Egidio – ribadiamo l’impegno per costruire ponti e non muri. Per questo sabato 20 maggio saremo in piazza con molti studenti delle scuole di lingua e cultura italiana, “nuovi europei” che abitano da anni a Milano, bambini e adolescenti della scuola della pace».

Superate le divisioni moderati-antagonisti

Ci è mancato poco che un evento organizzato proprio per favorire un clima di dialogo portasse a ulteriori divisioni, ma alla fine il pericolo è scampato. Dopo il blitz delle forze dell’ordine del 2 maggio alla stazione centrale di Milano e la retata di migranti, infatti, in una parte dell’associazionismo della città – dal Naga ai sindacati fino ai centri sociali – era cresciuto il malumore verso il governo, il ministro dell’Interno, Marco Minniti, e il sindaco Giuseppe Sala.

Un malumore che rischiava di dividere in due anime la manifestazione: da una parte i più moderati, che avrebbero marciato sotto lo slogan “Senza muri“, dall’altra gli antagonisti, legata allo slogan “Nessuno è illegale“, per sottolineare la necessità di cambiare totalmente le leggi in materia di immigrazione.

Alla fine, comunque, in un vertice a Palazzo Marino si è arrivati a un accordo: anche lo striscione “Nessuno è illegale” aprirà la manifestazione insieme a quello “Senza muri”.

Il manifesto del #20maggiosenzamuri

«Milano il 20 maggio sarà attraversata da una mobilitazione festosa e popolare. Una mobilitazione carica di speranza.

La speranza di chi crede nel valore del rispetto delle differenze culturali ed etniche.

La speranza di chi ritiene che la società plurale sia un’occasione di crescita per tutti e che la logica dei muri che fomentano la paura  debba essere sconfitta dalle scelte che pongono al centro la forza dell’integrazione e della convivenza.

Quelle scelte che, a cominciare dall’Europa, sconfiggano il vento dell’intolleranza e che mettano al centro il principio dell’incontro tra i popoli e di un futuro fondato sul valore della persona senza che la nazione d’origine, la fede professata, il colore della pelle possano diventare il pretesto per alimentare nuove discriminazioni.

Quelle scelte che, a livello nazionale, ci portino a compiere, senza ambiguità, passi avanti reali, come l’effettivo superamento della Legge Bossi Fini, l’approvazione della Legge sulla Cittadinanza, la necessità di rafforzare un sistema di accoglienza dei migranti fondato sul coinvolgimento di tutte le comunità e le istituzioni, la trasparenza, la qualità, il sostegno ai soggetti più fragili (i minori, le donne, i vulnerabili), la cultura dei diritti e della responsabilità.

Milano è nata dall’incontro tra storie diverse e il suo sviluppo si è fondato, nei suoi momenti migliori, proprio sulla capacità di accogliere le diversità e di alimentare la coesione sociale.

E come Milano, in svariati luoghi del mondo, chi crede nella società aperta, e non si fa incantare dalle sirene dell’odio, scommette con più certezza sulla propria crescita e sulla capacità di generare lavoro, benessere ed opportunità.

Anche per questo il 20 maggio, in una giornata di impegno, musica, creatività, cultura, saremo in tante e in tanti.

Perché, nel tempo in cui viviamo, sono in gioco i valori fondamentali per il futuro di tutti».

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