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Il traffico di migranti viaggia sul web

Nello scorso intervento su questo blog è stato analizzato il modo in cui internet facilita la tratta di esseri umani, partendo dai risultati del progetto europeo “Surf&Sound”. Ma quale ruolo viene giocato dalle nuove tecnologie nel traffico di migranti e richiedenti asilo?

Questo fenomeno criminale si sostanzia in un rapporto contrattuale tra il trafficante e il potenziale migrante e consiste nel «procurare, al fine di ricavare […] un vantaggio finanziario o materiale, l’ingresso illegale di una persona in uno Stato Parte di cui la persona non è cittadina o residente permanente» (Articolo 3 del “Protocollo Addizionale della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale per combattere il traffico di migranti via terra, via mare e via aria”). A differenza della tratta, nel traffico di migranti l’elemento della transnazionalità è essenziale e solo occasionalmente i migranti sono destinati a una qualche forma di sfruttamento nel Paese di arrivo.

Sono centinaia i profili, le pagine e i post sui social network (specialmente Facebook, ma anche Instagram e Twitter) attraverso cui i trafficanti di uomini promuovono e pubblicizzano i loro servizi. Tale promozione avviene (a differenza della tratta) “alla luce del sole”, come se il servizio venisse offerto da una normale agenzia di viaggi.

Tuttavia, durante il progetto sono stati trovati anche contenuti web meno espliciti ma ritenuti comunque connessi al fenomeno. Per questo motivo, così come per la tratta, anche per il traffico sono stati elaborati degli indicatori di rischio, ad esempio: la presenza nell’annuncio di alcune immagini specifiche (la bandiera europea, il visto, ecc.), la dicitura “visa schengen” nel nome del profilo/pagina/post, la proposta e/o offerta di vendita di documenti, l’offerta di viaggi per l’Europa, la presenza di contenuti concisi che fanno riferimento a determinate tratte o luoghi (quali Turchia, Siria e Libia), la richiesta da parte del responsabile dell’annuncio di essere contattato solo tramite social network o applicazioni mobili.

Alcuni esempi di messaggi riscontrati nel corso della ricerca sono:

  • «Per tutti i siriani. Dal Sudan non serve più il visto […] Chi vuole maggior informazioni può contattarmi e parlare con me. Viber: [numero di telefono]».
  • «Per i fratelli che vogliono viaggiare da Istanbul su delle navi da 80 metri, la partenza è il lunedì per tutti [numero di telefono]».

L’ampio utilizzo dei social network è stato confermato nel corso del progetto sia dalle interviste effettuate ai trafficanti (che ammettono di fare ampio uso di questo strumento) che dai “clienti”. Molto spesso questi annunci sono in lingua araba e contengono numeri telefonici da chiamare per avere maggiori informazioni, sfruttando forme di comunicazione difficili (se non impossibili) da intercettare (ad esempio Viber o WhatsApp).

Nel corso della ricerca e grazie al contributo di un ricercatore di madrelingua araba, sono stati contatti direttamente i trafficanti: durante le telefonate vengono fornite informazioni relative ai “pacchetti di viaggio” (diverse rotte e mezzi a cui corrispondono prezzi diversi), orari e giorni di partenza, documenti che possono essere forniti illegalmente, ecc.

La maggior parte dei servizi di viaggio offerti online dai trafficanti partono da Turchia, Libia e Siria, dato confermato anche dall’analisi delle parole più ricorrenti negli annunci analizzati. Sono molto frequenti anche i termini WhatsApp, Viber, flights e cruise, che rappresentano invece le modalità di comunicazione e i mezzi di trasporto.

Le informazioni raccolte sul web, insieme ad alcuni contributi delle interviste in profondità, evidenziano come la domanda e l’offerta di documenti falsi, di visti contraffatti e di informazioni relative alla richiesta di asilo sia molto presente online. In generale, dall’analisi degli annunci in internet risulta evidente come i criminali coinvolti nel traffico di migranti conoscano molto bene le normative nazionali, sovranazionali ed internazionali legate ai visti e alle procedure per richiedere asilo e come riescano a sfruttare le vulnerabilità di tali legislazioni. Sono state infatti trovate numerose pagine internet (specialmente sui social network) in cui vengono forniti suggerimenti su dove e come fare la richiesta d’asilo e sui paesi in cui emigrare. Questo dato è stato inoltre confermato dalle conversazioni avute dai ricercatori di eCrime con i trafficanti contattati tramite telefono rispondendo agli annunci presenti nei social network.

Nel dark web (la parte di internet che non può essere raggiunta attraverso i comuni motori di ricerca) è stato trovato persino un manuale con una serie di suggerimenti utili per le persone che vogliono dedicarsi a questa attività illegale.

Cosa fare per prevenire e contrastare il traffico di esseri umani in rete? Numerosi gli spunti offerti dai risultati del progetto. Giusto per fare degli esempi, le forze dell’ordine potrebbero dotarsi di strumenti innovativi (soprattutto ICT) in grado di monitorare costantemente il web e di fornire analisi ed informazioni automatiche e costantemente aggiornate. Le ONG, invece, dovrebbero sviluppare campagne di sensibilizzazione sui social network per i migranti finalizzate ad informarli sui rischi legati ai viaggi organizzati e gestiti dai trafficanti di uomini.

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