Un migrante su 35 muore in mare

L'Unhcr stima che nel 2017 già 1.150 persone abbiamo perso la vita tra la Libia e l'Italia

Oltre duecento migranti potrebbero essere morti negli ultimi due giorni cercando di raggiungere l’Italia via mare. E da inizio anno si calcola che ha perso la vita una persona ogni 35 tra quelle che si sono imbarcate in Libia. In particolare, sono 113 i dispersi dell’ultimo naufragio a largo di Az Zawiyah. A rendere noto questo dato è l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), che ha raccolto in Libia il racconto di un superstite.

Due giorni fa, invece, i migranti arrivati al porto di Pozzallo hanno parlato di un’altra strage in mare, dove avrebbero perso la vita circa 80 persone. Due tragedie che, se confermate, allungano dunque la lista dei morti in mare di altre 200 persone, che conta già oltre mille decessi.

Numeri che hanno fatto riprendere il dibattito sui salvataggi in mare. A prendere posizione è l’Alto commissario Onu per i rifugiati, Filippo Grandi: «Abbiamo verificato che, da venerdì, oltre 6.000 persone hanno attraversato il Mediterraneo per raggiungere l’Italia, portando il totale di quest’anno a oltre 43.000. Questi arrivi massicci e il fatto che più di 1.150 persone siano scomparse o abbiano perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa dall’inizio dell’anno, dimostrano come il salvataggio in mare sia ora più cruciale che mai. La rotta del Mediterraneo centrale dal Nord Africa all’Italia, di gran lunga la più utilizzata da richiedenti asilo e migranti per raggiungere l’ Europa, si è dimostrata essere anche la più letale».

Secondo le stime dell’Unhcr, dall’inizio del 2017 una persona su 35 è morta durante il viaggio in mare fra la Libia e l’Italia. «Salvare vite umane deve essere la priorità assoluta per tutti e, alla luce del recente aumento degli arrivi, esorto ulteriori sforzi per salvare le persone lungo questa rotta pericolosa», ha detto il commissario Onu. «È una questione di vita o di morte, che si appella al più basico senso di umanità di ognuno di noi e che non dovrebbe essere mai messa in discussione. Gli instancabili sforzi della guardia costiera italiana, in coordinamento con Frontex, l’Agenzia europea delle frontiere e della guardia costiera, e delle ong sono veramente notevoli. Insieme, hanno salvato decine di migliaia di vite. Nel 2016, le ong hanno salvato più di 46.000 persone nel Mediterraneo centrale, rappresentando più del 26% di tutte le operazioni di salvataggio. Tale tendenza continua, raggiungendo il 33% dall’inizio dell’anno».

L’ANALISI DELL’ALTO COMMISSARIO PER I RIFUGIATI

Grandi sottolinea le violenze dei trafficanti di cui si dice sconvolto. In particolare, ricorda «la crudele uccisione di un giovane pochi giorni fa, come è stato segnalato ai miei team da parte di alcuni sopravvissuti. Il crescente numero di persone che vengono fatte salire su queste barche, una media di 100/150, principale causa dei naufragi, è molto allarmante», ha detto. «A ciò si aggiunge la scarsissima qualità dei barconi usati dai trafficanti, e l’utilizzo sempre maggiore di imbarcazioni di gomma piuttosto che di legno. E, sempre più spesso, verifichiamo che la ridotta disponibilità di telefoni satellitari sulle barche – circa la metà tra il 2015 e il 2016 – rende più difficili gli sforzi di salvataggio, impossibilitando migranti e richiedenti asilo a inviare le loro richieste d’aiuto e rendendone difficile l’individuazione ai soccorritori».

«Così non può continuare», conclude il responsabile dell’Unhcr. «È necessario affrontare le motivazioni alla base delle migrazioni e, allo stesso modo, offrire alternative sicure a queste pericolose traversate e alle persone che hanno bisogno di protezione internazionale, inclusi modi accessibili e sicuri per raggiungere l’Europa, come riunificazioni familiari, ricollocamenti e reinsediamenti. È necessario intervenire prima che le persone vengano catturate ed esposte a terribili abusi da parte dei trafficanti in Libia e in altri paesi di transito e prima che essi si imbarchino per attraversare il Mediterraneo. Ciò significa anche moltiplicare gli sforzi per risolvere i conflitti, soprattutto in Africa; utilizzare le risorse per lo sviluppo in modo molto più strategico, per ridurre la povertà, per mitigare gli effetti del cambiamento climatico e per sostenere i paesi che ospitano un grande numero di rifugiati e i paesi di transito». Grandi chiede, infine,  che ci siano politiche e azioni coordinate da parte dei paesi europei. (Redattore Sociale)

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