Calais è ancora una “jungle”

I migranti diretti in Gran Bretagna tornano nella città francese. E tra loro ci sono tanti minori

La “jungle” di Calais, come era stata definita a causa delle pessime condizioni in cui vivevano i migranti, continua a essere un potente richiamo per profughi e richiedenti asilo. Tra la fine del 2015 e novembre 2016 era stato il più grande campo profughi europeo: circa 6 mila persone, ma secondo alcune stime il loro numero aveva raggiunto quota 10 mila, vivevano nei grandi accampamenti informali a est della città. A novembre la jungle era stata smantellata. Profughi e migranti erano stati trasferiti in centri di accoglienza sparsi in tutta la Francia. Le baracche e le tende che li ospitavano erano state distrutte.

Ma Calais continua a esercitare un fortissimo potere di attrazione su profughi e richiedenti asilo diretti in Inghilterra. Dal porto partono le imbarcazioni dirette a Dover e – malgrado i controlli sempre più stringenti – c’è ancora chi spera di riuscire a intrufolarsi in un camion per raggiungere il Regno Unito.

E così, a poco più di cinque mesi dallo smantellamento della jungle, i migranti sono tornati a Calais: tra le 400 e le 500 persone, secondo le stime delle associazioni impegnate da anni nell’assistenza ai migranti. Preoccupate soprattutto per il numero elevato di minori non accompagnati, che rappresenterebbero circa la metà dei migranti presenti a Calais. Ragazzini di 15-16 anni provenienti da Eritrea, Sudan e Afghanistan.

CONDIZIONI DI VITA PRECARIE

Lo smantellamento della jungle e le crescenti difficoltà che devono affrontare operatori volontari e associazioni hanno reso ancora più difficili e precarie le condizioni di vita dei rifugiati presenti in città. Piccoli gruppi di migranti hanno ricostruito accampamenti nella boscaglia, si nascondono il più possibile tra i rovi e gli alberi per riposare qualche ora ed evitare di essere scoperti dalla polizia che li costringe ad alzarsi e a disperdersi. Il solo luogo dove possono stare tranquilli sono i locali dell’associazione Secours Catholique, tra le nove di mattina e le cinque del pomeriggio.

La politica muscolare del governo francese (“Zero migranti” è l’obiettivo dichiarato dal ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve) ha dunque prodotto una situazione ancora più difficile rispetto al passato. «Stiamo tornando al periodo immediatamente successivo alla chiusura di Sangatte, solo con una dose maggiore di molestie da parte della polizia», commenta il direttore del Secours Catholique, Vincent De Coninck, facendo riferimento al campo di accoglienza chiuso dal governo Sarkozy nel 2002.

VOLONTARI NONOSTANTE TUTTO

Anche le attività di volontari e associazioni storicamente impegnate nell’assistenza ai migranti sono rese sempre più difficili dalle autorità locali. Il sindaco di Calais, Natacha Bouchart, ai primi di marzo era arrivata a vietare la distribuzione di cibo ai migranti dicendosi fermamente contraria «a ogni disposizione umanitaria nei confronti dei migranti».

Oltre alla distribuzione dei pasti, il sindaco si era opposto anche all’installazione di docce pubbliche da parte del Secours Catholique. Il tribunale di Lille ha poi annullato l’ordinanza del sindaco. Ma la situazione in città resta molto difficile. Per i migranti, ma anche per i volontari e gli attivisti che denunciano un clima di intimidazione costante da parte della polizia.

Lo scorso 8 aprile, durante la distribuzione del pasto della sera delle 18, sono arrivate due auto della polizia seguite da due camionette dei Crs, i corpi speciali. Verso le 19.30 – senza curarsi della presenza dei volontari – gli agenti si sono schierati in formazione e hanno iniziato a marciare verso i migranti per disperderli. «Si tratta di una violazione lampante della decisione del tribunale di Lille che ha sospeso il regolamento comunale che vietava la distribuzione del cibo», si legge nel blog Passeur d’hospitalité. «Quale autorità della polizia, della procura o della prefettura ha dato l’ordine? Non lo sappiamo, nessuno risponde a queste domande».

E la situazione a Calais potrebbe peggiorare ulteriormente nelle prossime settimane. A seguito della distruzione del campo profughi di Grande-Synthe, alle porte di Dunkerque, molti profughi si stanno già dirigendo nuovamente verso Calais.

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