Una vita per tutte le vite

Ogni anno diverse decine di miliardi di animali vengono uccisi a scopo alimentare, nel Pianeta. In questi giorni si parla in modo particolare di agnellini, una goccia nell’oceano oscuro degli arbìtri che gli uomini si concedono contro la vita nel suo insieme.

Una tragedia, quella degli animali, una mattanza, un genocidio ininterrotto, non si può definire diversamente, che tocca direttamente le responsabilità del genere umano e pone domande difficilmente eludibili, perlomeno a coloro che le domande ritengono di doversele porre.

Imbarazza non solo la dimensione del fenomeno ma anche il trattamento e l’indifferenza che riserviamo ai nostri compagni di viaggio non umani, asserviti all’immaturità di una specie che trova comodo continuare a comportarsi secondo regole stabilite quando gli uomini erano soliti riunirsi intorno a fuochi di bivacco ed erano appena più progrediti di altre specie.

In quella lunga catena di millenni quasi senza progresso, la scoperta della dieta a base di carne aveva fatto la differenza, permettendo al nostro cervello di accrescere il proprio peso dagli originari 500 grammi agli attuali 1500 circa. Un salto ragguardevole, a spese altrui e tuttavia capace di spingere la nostra specie verso traguardi impensabili, ma non a renderla meno pigra ed egoista quando a essere in gioco sono i diritti di creature diverse.

Da Taiwan arriva una buona notizia, da ora in avanti mangiare la carne dei cani sarà reato, punito con una multa salata. È la prima volta che accade in un paese orientale. Una scintilla, una traccia, che dobbiamo all’impegno di gruppi animalisti a cui dovrebbe andare tutta la nostra riconoscenza, oltre che il nostro sostegno, anche economico. Sono loro, gli animalisti, che cercano di aprirci gli orizzonti, obbligandoci a spingere lo sguardo oltre le punte dei nostri piedi, ricordandoci che la vita non appartiene solo a chi è in grado di darle un nome, a chi possiede la cultura per catalogarla e per difenderla davanti a un tribunale, ma è un patrimonio collettivo da tutelare sempre, e non solo perché è tutta imparentata, come ci ricorda quella grande persona che fu Charles Darwin.

La vita è un patrimonio collettivo, dicevamo, collegato da invisibili e tenaci cavi d’acciaio. Si tiene insieme come un gigantesco diagramma di cablaggio, tutte le volte che se ne viola arbitrariamente un’area, una regione, si sta minando la dignità di tutto il sistema e le cellule morte, andando in disfacimento, intossicheranno anche il corpo e la mente di chi se ne sente padrone. Ammalandolo e facendogli perdere devozione per ogni vita, anche quella dei propri simili.

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