Emergenza baraccopoli per 28 mila rom

Aspettativa di vita inferiore di 10 anni rispetto a italiani: lo rivela l'associazione 21 luglio

Sono 28 mila le persone rom che vivono in vere e proprie in baraccopoli, siano esse formali o informali, in microinsediamenti oppure in «centri di raccolta rom». Sono lo 0,05 per cento della popolazione italiana e si trovano in 88 comuni per un totale di 149 insediamenti formali. E incrociando queste informazioni con altre di tipo demografico, si scopre quello che è forse il dato più allarmante: chi vive nelle baraccopoli ha un’aspettativa di vita di 10 anni inferiore a quella della popolazione italiana. E oltre la metà degli abitanti delle baraccopoli, il 55%, ha meno di 18 anni. È questo il quadro nazionale che l’associazione 21 luglio descrive nel suo Rapporto annuale 2016 presentato il 7 aprile.

Secondo il dossier, sono circa 18 mila le persone che vivono in baraccopoli formali, cioè quelle gestite dalle autorità pubbliche oppure in aree non autorizzate ma alle quali l’ente locale fornisce alcuni servizi, i cosiddetti campi “tollerati”. Circa 10 mila, invece, vivono in baraccopoli informali, ovvero in insediamenti spontanei su spazi pubblici senza servizi e in microinsediamenti. A fine 2016, inoltre, in Italia risultavano ancora attivi 3 centri di accoglienza riservati alle comunità rom, due al Nord e uno nel Sud Italia.

DISCORSI D’ODIO

Nonostante l’uso sempre più diffuso del termine “nomadi” anche tra le amministrazioni comunali, lo studio precisa che di quanti vivono in disagio abitativo, solo il 3 per cento «è effettivamente nomade». Riguardo agli episodi di antiziganismo e discriminazione vera e propria, inoltre, la ricerca riporta l’immagine di un’Italia ancora «fortemente permeata da stereotipi e pregiudizi, il più delle volte motivati da una scarsa conoscenza delle comunità rom e sinte e da un generale clima di ostilità».

Nel corso del 2016, infatti, sono stati registrati 175 episodi di discorsi d’odio nei confronti di rom e sinti, di cui 57 di una certa gravità. Il dato incoraggiante, sottolinea il rapporto, è però il netto calo rispetto al 2015, quando ne erano stati riportati ben 265 (vedi il grafico qui sotto). «Gli esponenti politici che hanno fatto del discorso d’odio il proprio tratto distintivo – scrive l’associazione 21 luglio – sono stati soprattutto esponenti del centro destra e della Lega Nord cui si attribuiscono il 28,6% degli episodi monitorati».

Fonte: Rapporto annuale 2016 dell'associazione 21 luglio

 

LA MAPPA DEGLI INSEDIAMENTI

Secondo lo studio, le principali baraccopoli informali sono concentrate nella regione Campania, mentre la città con il maggior numero di baraccopoli formali è la città di Roma, dove preoccupa la situazione della scolarizzazione dei minorenni. «Nella capitale un minore rom in emergenza abitativa su 5 non ha mai iniziato un percorso scolastico – spiega il rapporto – mentre 1 su 4 non lo ha portato a termine».

Fonte: Rapporto annuale 2016 dell'associazione 21 luglio

La regione che conta più baraccopoli formali sul proprio territorio è il Veneto (sono 22 in 4 province), ma è la regione Lazio quella ad avere il maggior numero di rom che vivono in baraccopoli istituzionali, con 5.721 presenze. Per numero di presenze in baraccopoli seguono Campania e Piemonte (circa 2.100 persone), poi Toscana, Lombardia e Emilia Romagna.

Secondo il rapporto, inoltre, dei rom presenti nelle baraccopoli istituzionali il 37% ha cittadinanza italiana, ma andando a scorrere i dati regionali si scopre che nelle regioni del Nord Italia la presenza di italiani è del 100 per cento, o poco meno.

Fonte: Rapporto annuale 2016 dell'associazione 21 luglio
Fonte: Rapporto annuale 2016 dell'associazione 21 luglio

 

Diversa la situazione nel Centro-Sud, soprattutto nel Lazio, dove gli italiani sono il 6 per cento, mentre le persone provenienti dall’ex Jugoslavia sono il 66 per cento. Nelle baraccopoli informali e nei micro insediamenti, inoltre, sono presenti per il 92% cittadini di cittadinanza rumena. I rom originari dell’ex Jugoslavia, infine, sono 9.600, presenti quasi esclusivamente nelle baraccopoli formali. «Di essi si stima che il 31 per cento, pari a circa 3mila unità, possa essere a rischio apolidia».

Fonte: Rapporto annuale 2016 dell'associazione 21 luglio

 

Secondo Carlo Stasolla, presidente dell’associazione 21 luglio, il 2016 «è stato l’anno dell’attesa di un profondo cambiamento, che l’insediarsi di nuove amministrazioni locali nelle principali città italiane aveva suscitato. Attesa che è presto svanita a fronte di politiche rivolte alle comunità rom e sinte che non hanno evidenziato elementi di discontinuità rispetto al passato. Nel panorama europeo, l’Italia continua a confermarsi, per un cittadino di etnia rom che viva in condizione di povertà e fragilità sociale, il peggior Paese in cui decidere di abitare. Il suo destino, infatti, non potrà essere che quello di finire in una baraccopoli o, peggio ancora, in quegli spazi di discriminazione istituzionale che le autorità capitoline hanno sfacciatamente il coraggio di chiamare villaggi della solidarietà».

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