Balcani violenti con i migranti

Un rapporto Oxfam/Bchr/Myla denuncia il respingimento di migranti alle frontiere europee

«Le persone che cercano di entrare nell’Unione Europea in cerca di salvezza e dignità subiscono sistematici abusi da parte delle forze di sicurezza nei Paesi dei Balcani occidentali» E ancora: «Le polizie di stato, preposte alla tutela dei diritti fondamentali, infliggono invece violenza e intimidazioni e negano l’accesso alle procedure d’asilo a coloro che arrivano in cerca protezione internazionale». Le prime frasi del rapporto Un ‘gioco’ pericoloso – Il respingimento di migranti e rifugiati alle frontiere europee parlano da sole. Si tratta di un documento in cui Belgrade centre for human rights (Bchr), Macedonian young lawyers association (Myla) e Oxfam denunciano «violenza sistematica, brutalità e trattamenti illegati» a danno di rifugiati e migranti da parte delle autorità in Serbia, Ungheria, Croazia, Bulgaria e Macedonia.

Le tre organizzazioni hanno raccolto le testimonianze di 140 persone tra il 30 gennaio e il 17 febbraio scorso in Serbia e Macedonia. Gli intervistati arrivano soprattutto da Afghanistan, Pakistan, Siria, Iraq, Iran, Egitto e Libano e sono stati respinti dall’Ungheria alla Serbia (75), dalla Croazia alla Serbia (19), dalla Serbia in Bulgaria e Macedonia (44), dalla Macedonia alla Grecia (un caso) e dalla Bulgaria in Turchia (7) e diverse persone hanno subito più di un respingimento.

Il rapporto tocca un nervo sensibile dell’Europa, dove nel 2015 e 2016 sono arrivate oltre un milione di persone attraversando il mare dalla Turchia alla Grecia e continuando dunque verso la cosiddetta «rotta balcanica occidentale». Di fronte all’arrivo di questa gente, si legge nel documento pubblicato il 6 aprile, «alcuni Paesi membri dell’Unione Europea e altri Paesi europei si sono affrettati ad erigere barriere lungo i propri confini».

Entrando nel dettaglio, le organizzazioni ricordano che nel marzo 2016 Slovenia, Croazia, Serbia e Macedonia «hanno chiuso le frontiere lasciando in un limbo migliaia di persone, molte delle quali in condizioni di permanenza inadeguate o insicure». Una situazione che ancora deve essere risolta, visto che circa 7.800 sfollati sono ancora bloccati in Serbia e 350 in Macedonia. E non solo. «1.100 dei migranti che si trovano in Serbia e oltre 200 di quelli in Macedonia non sono alloggiati in strutture governative e si vedono costretti a dormire all’addiaccio».

Insomma, il rapporto accusa questi paesi di mancanza di umanità. E va oltre: «Hanno negato protezione e le dovute procedure a molti dei nuovi arrivati, rimandandoli indietro verso i Paesi di provenienza o di transito o persino verso Paesi terzi senza offrire loro l’opportunità di chiedere asilo».

Nel dettaglio, questi respingimenti sono attuati in modo diverso a seconda del paese. In Ungheria e Croazia sarebbero stati usati metodi brutali, «per esempio impiegando i cani da attacco e obbligando le persone a spogliarsi completamente pur con temperature glaciali». In Serbia, invece, le autorità hanno instaurato un clima di paura e incertezza tra i migranti, espellendo gruppi di persone regolarmente registrate che stavano aspettando un’udienza individuale. Ciò ha fatto sì che in pieno inverno, con temperature a -20ºC, i migranti avessero paura a soggiornare nei centri gestiti dal governo per timore di essere rimandati in Macedonia o Bulgaria. Le persone intervistate hanno inoltre accusato le autorità bulgare di trattare i migranti in maniera talmente brutale che questi avevano paura di tornare nel Paese.

IN PUNTA DI LEGGE

Oxfam, Bchr e Myla spiegano che «i respingimenti implicano il concetto legale di espulsione collettiva, proibita in base all’art. 4 del Protocollo 4 della Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo (Cedu)», che sancisce appunto il «divieto di espulsione collettiva di stranieri» che si verifica quando un gruppo è obbligato a lasciare un paese in assenza di ragionevole e obiettivo esame dei casi individuali. In altre parole, dunque, «i respingimenti violano tanto il diritto internazionale quanto quello dell’Ue perché ledono il diritto di richiedere asilo, negano alle persone il diritto ad un giusto processo previo alla decisione di espellerle, e in definitiva rischiano di rimandare i rifugiati e le altre persone bisognose di protezione internazionale in luoghi per essi pericolosi».

LE TESTIMONIANZE

Uscendo dai tecnicismi di legge e dai dati citati nel rapporto, il secondo capitolo raccoglie le testimonianze, i racconti delle persone incontrate. Ci sono storie di violenza e intimidazione. Come quella di Majeed, dall’Afghanistan (i nomi sono di fantasia). Che dice: «Abbiamo attraversato la frontiera con l’Ungheria ma la polizia ci ha preso. Ci hanno obbligato a toglierci tutti i vestiti e sederci nella neve. Ci hanno versato addosso acqua fredda». O come quella di Isaaq, anche lui in fuga dall’Afghanistan e in Bulgaria al momento dell’intervista. Che racconta: «Ci hanno messo in una gabbia senza cibo per tre giorni. Ci hanno picchiato violentemente e ci hanno fatto anche l’elettrochoc».

Credit: Belgrade Centre for Human Rights (BCHR)

I racconti di questo genere sono diversi. Così come lo sono quelli che accendono i fari sulla prassi delle espulsioni collettive. «Ci hanno fatti salire su un furgone della polizia dicendo che ci avrebbero portati in un centro di accoglienza per rifugiati», racconta un gruppo di afghani in Serbia. «Un’ora e mezza dopo il furgone si è fermato in un bosco, dove ci hanno fatti scendere dicendo in inglese “Andate in Bulgaria”».

E poi ci sono i racconti che parlano di accessi negati alle procedure d’asilo. «Oltre a subire respingimenti forzati ed espulsioni collettive – si legge – le persone si vedono continuamente negare l’accesso ad una corretta informazione e alle procedure previste per le richiesta d’asilo».

In Serbia, per esempio, in tutto il 2016 sono stati effettuati appena 160 colloqui per richieste d’asilo. In Macedonia vengono riferiti numerosi casi di persone a cui non è stato consentito presentare la richiesta benché avessero espressamente manifestato l’intenzione di farlo. L’Ungheria, da parte sua, permette l’entrata dalla Serbia e l’accesso al sistema di protezione solo a 10 persone al giorno.

I COMMENTI

Per il coordinatore umanitario di Oxfam Italia, Riccardo Sansone, le testimonianze «denunciano disumanità anche da parte delle autorità di Stati membri dell’Unione europea, con il solo obiettivo di impedire a queste persone di entrare nel proprio territorio».

Ma tutto questo, oltretutto, non servirebbe a nulla. «Questi maltrattamenti inauditi, nonché illegali, non servono a fermare il flusso delle persone in cerca di sicurezza e dignità in Europa», dice Nikolina Milić del Bchr. «Quasi tutti infatti ci hanno detto di non avere nulla da perdere e che tenteranno ancora, per quanto pericoloso possa essere».

Il documento si conclude con un appello. «Oxfam, Bchr e Myla chiedono con urgenza ai governi di Serbia, Croazia, Ungheria e Bulgaria di cessare immediatamente ogni genere di violazione dei diritti delle persone e di perseguire quanti commettano crimini contro migranti e rifugiati. Si appellano inoltre all’Ue perché siano rispettati i diritti umani e la legge internazionale lungo la rotta balcanica, riassumendo il ruolo di guida morale e legale che le compete».

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