La solidarietà diventa reato

Accuse verso chi soccorre migranti in mare e ordinanze per ostacolare l'accoglienza

Cercare di difendere i diritti dei migranti sta diventando sempre più pericoloso negli ultimi tempi. Lo scorso 20 marzo tre cittadini francesi sono stati indagati per «aver somministrato cibo ai migranti contravvenendo a un’ordinanza del sindaco di Ventimiglia», Enrico Ioculano, come si legge sulla denuncia. La loro colpa? Aver preparato dei panini e del tè per i profughi fermi alla frontiera tra Italia e Francia. Stando alla ricostruzione fatta dall’agenzia Redattore Sociale, la polizia avrebbe interrotto l’attività di distribuzione di cibo e bevande per portarli poi in caserma, schedarli e denunciarli.

Questo è solo uno dei tanti casi di quelli che sono ormai conosciuti come “reati di solidarietà”, ossia provvedimenti che ostacolano l’accoglienza. A mettere i bastoni tra le ruote degli attivisti sono ordinanze dei sindaci o fogli di via dei questori, che cercano così di allontanare chi aiuta i migranti dal territorio.

LE REAZIONI

La situazione si è già diffusa al punto che capita sempre più spesso di assistere a prese di posizioni che mettono in discussione questo modo di agire. Per il presidente di Antigone e della Coalizione italiana per le libertà e i diritti civili, Patrizio Gonnella, «utilizzare il diritto per colpire e punire episodi di solidarietà non può avere e trovare alcuna giustificazione».

Sul caso di Ventimiglia, Francesco Di Pietro, avvocato dell’Associazione studi giuridici per l’immigrazione (Asgi), ha ricordato che l’ordinanza del sindaco ligure è stata emessa il 25 agosto scorso e le ragioni di urgenza erano legate essenzialmente a un possibile rischio sanitario, legato alla distribuzione di pasti in strada, sotto il sole caldo d’estate. Niente a che vedere, dunque, con la situazione di questi giorni.

La solidarietà sembra più un valore che un reato anche a chi è chiamato per legge a occuparsi dell’esecuzione delle norme. «In questi giorni dei poliziotti colleghi hanno dovuto ottemperare ad un’ordinanza che prevede il divieto di dare da mangiare ai migranti che si trovano nella città frontaliera», ha detto il segretario provinciale del sindacato di polizia Siap di Genova, Roberto Traverso. Che ha commentato attaccando senza mezzi termini la decisione dell’amministrazione locale: «Si tratta di una situazione a dir poco imbarazzante e inaccettabile per la nostra categoria che, ancora una volta, viene gratuitamente esposta a causa della scelta di un sindaco che, invece di cercare di stemperare gli animi, sta alimentando una situazione d’intolleranza dovuta all’incapacità dell’Europa di gestire il delicatissimo fenomeno dei flussi migratori in pieno allarme terroristico».

Insomma, i poliziotti si vergognano di dover intervenire in casi come questi. Tanto che Traverso sostiene che «l’aspetto preoccupante di questa paradossale vicenda sta nella pericolosità delle ricadute delle scelte del sindaco sull’immagine della Polizia di Stato». Per il segretario provinciale Siap, dunque, «è inaccettabile che lavoratrici e lavoratori, che adempiono alle funzioni di agenti e ufficiali di polizia giudiziaria, possano essere distolti da servizi molto delicati per attività mediatiche di questo tipo».

Anche Caritas Italiana è entrata in questa ruota di commenti con il suo responsabile immigrazione, Olivero Forti. «Con questa ultima vicenda stiamo davvero toccando il fondo: si sta legittimando il reato di solidarietà e quindi criminalizzando chiunque aiuti le persone in difficoltà», denuncia Forti. E al tempo stesso, dice ancora, si sta «criminalizzando la povertà» e questo non dovrebbe far parte della cultura europea.

L’ATTACCO ALLE ONG DEL MARE

Nei giorni scorsi, ad essere attaccate erano state anche le organizzazioni non governative che prestano servizio nel salvataggio dei migranti in mare. «In assenza di politiche serie e credibili in Europa per la gestione dei flussi», dice ancora Forti, «si tende ad attaccare il lavoro di tante organizzazioni umanitarie: lo abbiamo visto con l’accoglienza e la bufala sui 35 euro, lo vediamo a Ventimiglia, ma che ora si arrivi a dire che chi salva vite umane in mare lo fa solo per interesse mi sembra davvero una follia». Per il responsabile Caritas «si sta cercando un capro espiatorio» e «come estrema ratio si dà la colpa a queste Ong che fanno solo un’attività legittima di aiuto».

A queste accuse, Medici senza frontiere ha deciso di ribattere punto per punto, chiarendo che «non scegliamo noi dove sbarcare le persone, il coordinamento spetta alla Guardia Costiera» e «il soccorso in mare è l’unica misura alla nostra portata per salvare vite».

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