Tribù batte compagnia petrolifera

La canadese Pacific E&P rinuncia alle esplorazioni nei territori dell'Amazzonia peruviana

Alla fine la grande compagnia petrolifera si è arresa di fronte alle tribù dell’Amazzonia peruviana. Il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni, Survival International, ha dichiarato infatti che la canadese  Pacific Exploration & Production Corp. ha informato di aver deciso «di rinunciare ai suoi diritti di prospezione nel lotto 135 con decorrenza immediata» e di voler condurre le proprie attività «nell’ambito della più alta sostenibilità e delle linee guida sui diritti umani» (leggi la comunicazione).

In altre parole, dunque, la società non condurrà esplorazioni per il petrolio in una parte della Amazzonia incontattata, ossia in un’area al confine tra Perù e Brasile con una biodiversità unica al mondo e caratterizzata dalla presenza di diverse tribù che non hanno mai avuto a che fare con altre popolazioni. La Pacific E&P aveva avviato la prima fase di questo progetto nel 2012 e aveva già ottenuto le autorizzazioni necessarie dal governo peruviano.

LA LOTTA

La società canadese è stata spinta a prendere questa decisione anche da campagne condotte per anni da Survival International e da altre organizzazioni indigene del Paese sudamericano, tra le quali Aidesep, Orau e Orpio (quest’ultima ha anche denunciato l’esecutivo peruviano per il pericolo costituito dalla minaccia di prospezioni petrolifere).

In particolare, sono state inviate email di protesta all’amministratore delegato della compagnia ed è stata fatta pressione sul governo peruviano, utilizzando anche i social network. Una lettera aperta scritta da Survival, inoltre, è stata firmata anche da Rainforest Foundation Norway e da Orpio e ha permesso di portare all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale quanto stava succedendo.

Lo scontro aveva raggiunto toni piuttosto accesi, come si può intuire dalle dichiarazioni fatte nel corso di un incontro indigeno l’anno scorso da un uomo della tribù Matsés. «Non voglio che i miei figli siano distrutti dal petrolio e dalla guerra, ecco perché ci stiamo difendendo e perché noi Matsés ci siamo uniti», aveva detto. «Le compagnie petrolifere ci stanno insultando e noi non resteremo in silenzio mentre ci sfruttano nelle nostre terre ancestrali». «Se necessario», aveva concluso, «moriremo nella guerra contro il petrolio».

I Matsés vivono da generazioni in una vasta area della Frontiera dell’Amazzonia incontattata © Christopher Pillitz

Il problema delle esplorazioni, comunque, non è ancora risolto. «Le prospezioni petrolifere comportano invasioni territoriali continue che possono aumentare drammaticamente il rischio di contatto forzato con le tribù incontattate», scrive Survival, e «questo le rende vulnerabili alle violenze degli esterni, che rubano loro terre e risorse, e a malattie come influenza e morbillo verso cui non hanno difese immunitarie». E secondo il direttore generale dell’organizzazione, Stephen Corry, «tutti i popoli incontattati rischiano la catastrofe se la loro terra non sarà protetta, ma noi crediamo che rappresentino una parte essenziale della diversità umana e che il loro diritto alla vita debba essere rispettato».

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