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Ore di sostegno: sentenza condanna Miur

Il ministero dovrà pagare 25 mila euro per discriminazione verso alunni con disabilità

Quattro sentenze condannano il ministero dell’Istruzione per «discriminazione e responsabilità aggravata» per non aver garantito il numero di ore di sostegno ad alcuni alunni con disabilità che ne avevano diritto. I tribunali di Tivoli e Civitavecchia hanno stabilito quindi che il Miur dovrà pagare più di 25 mila euro tra risarcimento danni e spese di vario genere. Lo ha dichiarato l’Associazione sindacale professionale (Anief), costituita da docenti e ricercatori, che su questo tema porta avanti da tempo l’iniziativa “Sostegno, non un’ora di meno!“.

I provvedimenti, sostiene l’Anief, hanno dimostrato che la negazione del monte ore di sostegno previsto nel Piano educativo individualizzato (Pei) da parte dell’amministrazione scolastica costituisce un violazione del diritto «allo studio e all’integrazione, costituzionalmente garantito e protetto, con la conseguenza che ricorre il presupposto per il risarcimento del danno non patrimoniale (rappresentato dalla lesione dei valori della persona umana garantiti o protetti dalla carta costituzionale ovvero dei diritti costituzionalmente inviolabili)». I casi sono stati seguiti dagli avvocati Walter Miceli, Ida Mendicino e Andrea Maresca.

LA SENTENZA DI CIVITAVECCHIA

Nel dettaglio, fa sapere l’Anief, il tribunale civile di Civitavecchia ha scritto che garantire un tempo di sostegno per gli studenti con disabilità inferiore alle indicazioni previste nei Pei «comporta una sostanziale contrazione del diritto fondamentale di istruzione e la scelta eventualmente adottata in tal senso dall’Amministrazione è idonea a concretizzare una discriminazione vietata dalla L. n. 67 del 2006».

Per questo il giudice ha ordinato «alle amministrazioni convenute, per la parte di rispettiva competenza, la cessazione immediata della condotta discriminatoria e l’erogazione del numero di ore di sostegno individuato nel P.E.I.». Inoltre, il magistrato ha accolto la domanda di risarcimento, condannando «il Ministero resistente a pagare in favore dell’alunna, in persona dei genitori esercenti la potestà, la complessiva somma di euro 1.800 in moneta attuale, oltre interessi legali da oggi al saldo effettivo» e a rimborsare le spese di lite, liquidate complessivamente in 2.000 euro, oltre al rimborso forfetario, Iva e Cpa (contributi previdenziali per gli avvocati).

TIVOLI DÀ RAGIONE A TRE ALUNNI

Il tribunale di Tivoli, invece, si è occupato dei diritti di altri tre alunni con disabilità, dichiarando che non c’è «alcuna ragione perché l’amministrazione non adempia al proprio dovere di assicurare le ore di sostegno già predeterminate». Su questo punto, del resto, i legali di Anief ricordano che la stessa Cassazione aveva chiarito che questo comportamento «è suscettibile di concretizzare, ove non accompagnata da una corrispondente contrazione dell’offerta formativa riservata agli altri alunni normodotati, una discriminazione indiretta, vietata dall’art. 2 della legge 67 del 2006, per tale intendendosi anche il comportamento omissivo dell’amministrazione pubblica preposta all’organizzazione del servizio scolastico che abbia l’effetto di mettere la bambina o il bambino con disabilità in una posizione di svantaggio rispetto agli altri alunni (Cass. SSUU 25011/14)». Tradotto: la legge deve essere uguale per tutti.

Il magistrato di Tivoli, fa sapere ancora l’Associazione sindacale professionale, con i tre provvedimenti di identico tenore del 21 marzo scorso, ha condannato il ministero dell’Istruzione a pagare le spese legali per 2.500 euro e altri oneri. Oltre a questo, constatando «l’ostinata resistenza dell’avvocatura dello Stato, che deduce l’avvenuta effettuazione delle ore (minori) assicurate dall’istituto», ha disposto la condanna dell’amministrazione ex art. 96 del Codice di procedura civile per responsabilità aggravata «pari al doppio delle spese legali», disponendo «l’inoltro alla Corte dei Conti di Roma per quanto di competenza in ordine alla eventuale responsabilità per danno erariale a carico dell’avvocatura dello Stato».

A questo punto, ha dichiarato Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, «auspichiamo che il Miur prenda coscienza delle sue responsabilità e che si adoperi per garantire effettivamente che ogni studente possa fruire del diritto allo studio e all’integrazione senza più dover ricorrere in tribunale e in situazione di piena parità».

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