Donne disabili vittime di violenza

Storie di abusi e testimonianze di chi prova a cambiare le cose nell'inchiesta di SuperAbile

Storie di donne disabili vittime di violenza e la testimonianza di chi prova ad aiutarle. Le racconta l’inchiesta pubblicata sul numero di marzo del mensile SuperAbile Inail curata da Antonella Patete. Un lavoro di approfondimento che illumina storie poco conosciute, ma parecchio diffuse. Come quella di Sonia, una donna con una grave disabilità che è stata vittima delle violenze e delle umiliazioni del compagno, Francesco. Che ha resistito fin quando ha potuto, prima di rivolgersi al centro antiviolenza dell’associazione romana Differenza donna dove, oltre al sostegno legale, ha trovato aiuto nell’elaborazione del trauma. Oggi Sonia vive in un’altra città, dove ha ricominciato da zero con il proprio bambino.

La sua è solo una delle storie di violenza che colpiscono le donne, in particolare quelle con disabilità. Gli ultimi dati Istat disponibili, che risalgono al 2014, dicono che quasi una donna su tre ha subito violenza fisica o sessuale almeno una volta nella vita, ma la percentuale sale al 70% in presenza di qualche tipo di disabilità. E le cose non vanno meglio quando si tratta di stupro o tentato stupro, un’esperienza che ha provato il 10% delle donne disabili italiane (contro il 4,7% delle donne in generale).

Rosalba Taddeini, psicologa e referente dello sportello Differenza donna, oltre che una tra le massime esperte sul fenomeno della violenza contro le donne disabili in Italia, spiega che «quando una donna ha una disabilità fisica, sensoriale o cognitiva è più esposta al rischio di subire violenza e la sua vulnerabilità aumenta in condizioni di emarginazione, esclusione, segregazione e dipendenza».

Lei e le altre operatrici dell’associazione sono state tra le prime a riconoscere una particolare specificità quando si tratta di donne disabili. «Negli anni abbiamo cominciato a insospettirci e a chiederci perché un fenomeno tanto diffuso emergesse così difficilmente tra le donne con una disabilità». Questa riflessione è stata solo il primo passo di un lungo lavoro di analisi e autoanalisi, che in cinque anni ha dato i suoi frutti. Non solo convegni e momenti di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, ma anche la cosiddetta “presa in carico” di 62 donne, provenienti dalle esperienze più svariate: maltrattamenti e violenze subiti tra le mura domestiche, nei parchi pubblici e in case di accoglienza, tra cui spiccano alcune situazioni di induzione alla prostituzione coatta e un caso di matrimonio forzato.

«In Italia le donne disabili sono circa un milione e 700 mila, il 3,7% della popolazione totale», spiega la psicologa, «ma nella nostra esperienza il dato risulta sottostimato: il 20% delle donne con disabilità intellettiva, motoria e sensoriale che abbiamo accolto nel nostro centro antiviolenza non aveva fatto alcun percorso di riconoscimento della propria condizione. Questo ci porta a sostenere che, soprattutto rispetto ai deficit cognitivi, esiste un sommerso non segnalato neppure durante il percorso scolastico e, se segnalato, non viene riconosciuto dalle famiglie».

Oggi oltre due donne su tre di quelle che approdano allo sportello sulle discriminazioni multiple di Differenza donna hanno un deficit intellettivo, una su quattro ha una disabilità fisica e una piccola fetta ha entrambi i tipi di problemi. Oltre il 65% arriva attraverso i servizi sociali e sanitari territoriali, il 30% vive in una struttura riabilitativa e più di nove su dieci hanno attivato un percorso legale contro chi gli ha inflitto violenza. E tra gli obiettivi raggiunti vi è anche la segnalazione e la conseguente chiusura, da parte delle forze dell’ordine, di una casa famiglia, dove una ragazza subiva maltrattamenti.

Ti potrebbe interessare anche Altri articoli dell'autore

Commenti