Accoglienza migranti sotto la lente

Pubblicato il nuovo rapporto annuale del database Aida sul diritto d'asilo in Italia

Le condizioni d’accoglienza sono la sfida centrale per il sistema italiano di gestione delle richieste di asilo. Più del 75% di chi chiede una forma di protezione, infatti, è ospitato in centri di accoglienza straordinaria (Cas) che fanno sorgere «serie preoccupazioni» e dove in genere si incontrano situazioni «inadeguate a soggiorni di lungo termine». A scriverlo è l’ultimo aggiornamento annuale pubblicato a inizio marzo dall’Asylum Information Database (Aida), una banca dati che raccoglie informazioni in materia relative a venti Paesi (17 membri dell’Unione europea oltre a Svizzera, Serbia e Turchia). Questo progetto è finanziato dal Programma europeo per l’integrazione e la migrazione (Epim), il testo è stato elaborato da Caterina Bove dell’associazione per gli Studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) ed editato dal Consiglio europeo per rifugiati ed esuli (Ecre).

Il coordinatore Aida, Minos Mouzourakis, ha citato proprio il nostro Paese come una delle situazioni da tenere sotto controllo. «Gli Stati membri del confine orientale dell’Unione europea stanno trainando gli altri con fastidiose misure “creative” che ignorano i diritti fondamentali dei richiedenti asilo», ha detto, e «anche i confini meridionali dell’Europa sono un laboratorio per politiche di respingimento, con la trasformazione degli “hotspot” del sistema di asilo dell’Italia che sta sollevando gravi preoccupazioni».

In 114 pagine il documento fa una fotografia del diritto d’asilo nel nostro Paese sotto vari punto di vista. Questo volume, infatti, dà la possibilità di conoscere la legislazione in materia, l’applicazione reale delle norme, i punti critici su cui è necessario migliorare e i cambiamenti registrati nel corso del 2016 e nelle prime settimane del 2017.

Oltre alle condizioni d’accoglienza, lo studio accende i riflettori sulle «pratiche di detenzione» a cui sta facendo sempre più ricorso il nostro Paese. «L’Italia si è impegnata recentemente a riattivare i centri di espulsione e identificazione (Cie) esistenti e di crearne altri sul territorio» (la cosiddetta Circolare Gabrielli). E oltre a questo, prosegue il report, «sta emettendo istruzioni di detenzione mirate a specifiche nazionalità, come quella nigeriana».

Come se non bastasse, il testo ricorda come l’Italia abbia introdotto recentemente una riforma «per limitare diritti cruciali nella procedura di asilo abolendo la corte d’Appello come istanza giudiziaria di secondo grado nei casi di asilo, mentre restringe la possibilità per un richiedente di essere ascoltato dalla corte». In particolare, il riferimento è al decreto legge 13/2017 pubblicato lo scorso 17 febbraio, che se sarà convertito in legge dal Parlamento renderà possibile appellarsi alle decisioni dei giudici esclusivamente di fronte alla Cassazione ed entro 30 giorni, contro i 60 previsti finora.

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